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Direttore: Vincenzo Di Guida

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11 Dicembre 2019

Per Conte non c’è limite alla vergogna


E’ estremamente difficile, questa settimana, decidere quale avvenimento dell’attualità politica italiana commentare. Gli argomenti che tengono banco sono molti, tra un litigio e l’altro dei separati-in-casa provvisoriamente al governo, le questioni vergognose (pietose?) della vertenza ILVA, dei ponti che crollano e dei terremotati del centro Italia che anche quest’inverno lo passeranno al freddo in quanto non minimamente filati da alcuno. Questioni che si trascinano senza che una soluzione si intraveda all’orizzonte.
Tuttavia mi sembra doveroso spendere alcune righe per commentare altri due avvenimenti che hanno fatto capolino sul proscenio politico nazionale.
Innanzi tutto il bubbone del Mes, ossia il Meccanismo Europeo di Stabilità.
La notizia è scoppiata come una bomba alcuni giorni or sono, quando ci si è accorti che la scorsa estate il presidente Conte avrebbe firmato (il condizionale mi è d’obbligo perché io non c’ero) un memorandum che impegna l’Italia ad aderire alle nuove regole del Mes, che, una volta chiarite, mettono in evidenza quanto questa regolamentazione sia pericolosa per la nostra economia.. Procediamo per ordine: è necessario spiegare in modo chiaro che cosa sia questo meccanismo e perché abbia acceso una feroce discussione non solo tra governo e opposizione, ma pure all’interno della stessa compagine politica che regge l’esecutivo.
Infatti sussiste una netta divisione tra chi lo considera una limitazione delle libertà degli Stati membri dell’Eurozona e chi invece lo reputa un vero e proprio salvagente per i Paesi a rischio. Ma vediamo che cos’è effettivamente il Meccanismo Europeo di Stabilità. Esso nasce come un’organizzazione intergovernativa nel 2012 e si pone lo scopo di aiutare gli stati europei in difficoltà economica. Viene cioè considerato una sorta di fondo cassa dove i ricchi mettono di più e i poveri di meno, ma a cui chiunque può attingere in caso di problemi. Tuttavia, non è così semplice come pare: il Mes ha infatti in pancia una dotazione di 80 miliardi di euro, dei quali il 27% arriva dalla Germania. Quest’ultima, tuttavia, con ogni probabilità, non userà mai questi risparmi e quindi si ritrova a dettare le regole per gli altri (che brutto vizio!).
Anche accedere al fondo non è affatto semplice: per attingere al fondo, infatti, è necessario sottoscrivere una serie di condizioni. È necessario accettare la sorveglianza di un comitato costituito da Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale che dovrà verificare la realizzazione di riforme e cambiamenti imposti dall’Europa tra le quali figurano ovviamente il taglio della spesa pubblica, l’aumento delle tasse, nuove leggi sul lavoro, nazionalizzazione o privatizzazione di alcuni enti. A tutt’oggi del Mes hanno usufruito la Grecia, Cipro, Portogallo e Irlanda. Stabilito che cosa sia questa strana entità, vediamo ora perché in questo periodo sta facendo discutere gli ambienti della politica. Ciò che più di tutto può essere considerata la pietra delo scandalo è la cosiddetta “riforma” del Mes. Tale riforma porterebbe infatti in due direzioni opposte. I paesi ricchi chiedono da un lato maggiori garanzie sui prestiti mentre le nazioni più povere, o potenzialmente tali, chiedono che la mano dell’Europa stia lontana dalla sovranità popolare. Ciò a cui si sta cercando di arrivare è quindi una riforma il più possibile equa per tutti: nella versione definitiva le richieste dei paesi più poveri sono state accolte, a patto però che i paesi che accedono al Mes rispettino i parametri di Maastricht. Introdotto poi il cosiddetto ‘backstop’ per il Fondo di risoluzione unico, ovvero un fondo finanziato dalle banche europee ideato per aiutare istituti finanziari in difficoltà. La terza modifica, infine, è quella che cerca di ristrutturare il debito pubblico dei paesi che chiedono aiuto al Mes. Ed è proprio qui che gli ex alleati di governo leghisti (e non solo loro) si sono scagliati contro il presidente del Consiglio: perché Conte, firmando il protocollo d’intesa, ha accettato a nome di tutti gli italiani, che in caso di difficoltà l’Italia precipiti in un default (leggi fallimento) controllato, ossia un meccanismo perverso attraverso il quale la troika – o i suoi figli – potranno deprezzare a piacimento i titoli di Stato nelle nostre mani, mentre gli speculatori di tutto il pianeta faranno il loro sporco lavoro, ossia speculeranno sulle nostre disgrazie. Si tratta, insomma, di un cappio al collo dell’Italia, la quale é Uno dei Paesi che mette più soldi nel fondo ma, se avesse bisogno di accedervi, non avrebbe i requisiti per farlo e, quand’anche li raggiungesse, gli italiani verrebbero messi in ginocchio come é stato fatto con i greci.
Capite bene che finché il dottor Conte non si degnerà di riferire in Parlamento martedì prossimo (al momento è in Ghana, la cui cooperazione considera quindi più importante dei nostri e vostri denari!!!) sarà comunque lecito porsi dubbi e domande, una su tutte: perché non arriva un’alluvione seria e non se li porta via? E invece stano sempre qua, perdono un’elezione dopo l’altra ma non si levano di torno. Fai di tutto per seppellirli sonno una valanga di voti, di immondizia, di denunce, ma sbucano sempre fuori come una moneta falsa.
Prendiamo ad esempio l’ex-premier Matteo ‘il Bomba’ Renzi (secondo avvenimento che voglio commentare): ben lungi da levare il disturbo nonostante promesse pubbliche immancabilmente disattese senza un briciolo di vergogna, alza il tiro facendosi puntello dell’esecutivo e dettando le sue condizioni grazie a un ricatto che ha nell’immoralità il suo più fulgido vessillo.
Non contento, dopo aver portato alcuni anni or sono in TV una copia del suo estratto conto per dimostrare che era, in pratica, più povero di Paperino, si è fatto prestare una sommetta ridicola (700 mila euro) dall’imprenditore Marco Carrai per dare la caparra della sua villetta da 1,3 milioni! Naturalmente ci ha subito pensato il presidente della fondazione Open, avv. Alberto Bianchi, a smentireil tutto. Peccato che anch’egli sia indagato per riciclaggio, autoriciclaggio, traffico d’influenze e finanziamento illecito ai partiti, come Carrai e altri personaggi, tra cui spiccano i nomi dell’imprenditore fiorentino Patrizio Donnini e della moglie Lilian Mammoliti (una delle organizzatrici delle convention della Leopolda) oltre al manager della società Renexia (gruppo Toto) Lino Bergonzi. I soliti noti? Parrebbe di sì, alla faccia del nuovo che avanza!
Devo confessare che commentare queste miserie è veramente noioso. Sembra di rigirare col mestolo lo stesso calderone di guano che si rimesta da anni e anni. E sempre speri che si trasformi in fondue bourguignonne, ma sai che la puzza non cambierà mai. In effetti è un esercizio del tutto accademico, utile come il muro di un cimitero. Ma la speranza che prima o poi questi signori vengano infine portati nella dimora che meritano rimane accesa, e questo pensiero ci conforta e ci permette di tirare avanti.

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