Vai a…

WeeklyMagazine

settimanale di fatti, notizie, cultura

RSS Feed

21 Gennaio 2021

Concluso LIFF6, il Lamezia International Film Festival


Iniziato martedì 12 novembre la sesta edizione del Lamezia International Film Fest, che si è tenuto a Lamezia Terme fino a sabato 16 novembre.
La manifestazione diretta da GianLorenzo Franzì, che rientra nel progetto Vacantiandu – finanziato dalla Regione Calabria per il triennio 2017-2019 nell’ambito degli interventi tesi a valorizzare i luoghi di interesse storico e archeologico e promosso dall’Associazione teatrale I Vacantusi –, presenta quest’anno un programma ricco di ospiti italiani e internazionali.

Coerentemente con la linea artistica delle precedenti edizioni, al centro della manifestazione è stato ancora una volta il Premio LIGEIA nella sezione ESORDI D’AUTORE, dedicata ai migliori esordi del cinema italiano. Quest’anno il riconoscimento è stato assegnato al regista napoletano Mario Martone, reduce dal successo de Il sindaco del rione Sanità.
Fin dalla prima edizione, infatti, il Festival ha fortemente voluto omaggiare e valorizzare gli esordi eccellenti del cinema, quelle opere prime che sono state capaci di segnare profondamente non solo la storia cinematografica, ma anche e soprattutto quella culturale, politica e sociale del nostro paese.
Lo stesso Premio è andato, poi, all’attrice Isabella Ferrari (vincitrice della Coppa Volpi alla Mostra di Venezia 1995 e del Marc’Aurelio d’Argento al Festival del Film di Roma del 2012) a cui sarà dedicata la retrospettiva MONOSCOPIO.

In collaborazione con il Ravenna Nightmare Film Fest, ospite d’eccezione è stato Jean Jacques Annaud. Al regista francese, noto in tutto il mondo per opere come Il Nome della rosa (1986) e Sette Anni in Tibet (1997), è stato assegnato il PREMIO CARL THEODORE DREYER, istituito quest’anno in omaggio ad uno dei più grandi maestri della storia del cinema.

E ancora, dopo il grande successo dello scorso anno con la factory Casa Surace, è stato riconfermato il focus sui nuovi fenomeni del web. A ricevere il PREMIO LIGEIA WEB è stato questa volta il popolarissimo duo comico romano Le Coliche, che presenterà una serie dei loro cortometraggi di successo.

Imprescindibile, come sempre, la sezione COLPO D’OCCHIO, il concorso internazionale di cortometraggi che ha avuto come obiettivo quello di porre al centro dell’attenzione opere di giovani cineasti provenienti da tutto il mondo, offrendo un quadro più complesso e variegato dello stato dell’arte cinematografica.
Il vincitore, annunciato durante la cerimonia di chiusura, oltre a ricevere un premio in denaro, parteciperà anche alla selezione ufficiale del Pentedattilo Film Fest, la kermesse calabrese dedicata esclusivamente ai cortometraggi.

Last but not least, la sezione curata dal critico Marco Cacioppo VISIONI NOTTURNE che tutte le sere proporrà film in seconda serata che studiano il genere, passando con disinvoltura dall’horror alla fantascienza ma sempre all’insegna della qualità.

Ecco un breve resoconto di quanto accaduto serata per serata:

12 novembre:
Il regista danese Lar von Trier ha vinto il Premio LIGEIA nella sezione ESORDI D’AUTORE dedicata ai migliori esordi del cinema, con la sua opera prima L’elemento del crimine (1984).

Il film dell’autore, che si presenta come un noir, attraversa poi le regioni della fantascienza sociologica e punta alla fine ad una rilettura metafisica dei concetti di identità e persona. Stilisticamente raffinato e complesso, dominato da una surreale tonalità oro, l’opera si moltiplica in immagini frammentate e cunicoli letterari.

Per questo, il Festival ha deciso di conferirgli il Premio LIGEIA che vuole omaggiare e valorizzare gli esordi eccellenti del cinema, quelle opere prime che sono state capaci di segnare profondamente non solo la storia cinematografica, ma anche e soprattutto quella culturale, politica e sociale.

13 novembre:
“L’industria cinematografica in Italia non esiste!”. Ha esordito così Ninni Bruschetta, ospite della prima serata della 6. Edizione del Lamezia International Film Fest, in un incontro con il pubblico assieme al Direttore artistico Gianlorenzo Franzì.

“Il mercato cinematografico è anche peggio di quello televisivo. Purtroppo gli attori non possono scegliere proprio per questa ragione. E io sono fortunato perché in oltre 100 titoli ho fatto anche delle cose meravigliose, come Boris e La linea verticale”, ha spiegato l’interprete che ha poi proseguito con un tono più polemico. “Boris, il film, parla proprio di questo, e si prende gioco del cinema della finta sinistra del nostro paese”. Ma, ormai, “non è tanto un problema di destra o sinistra” quanto della “pochezza intellettuale” dilagante, per cui “si confondono la libertà e l’eguaglianza con la facoltà di poter dire qualsiasi cosa”.
Ed è proprio questo atteggiamento, secondo Bruschetta, ad “uccidere la qualità” e più in generale la cultura.
Ormai, “quando un autore porta una sceneggiatura a un produttore, questo nemmeno la legge. E se lo fa gli risponde che così non va bene perché il film deve far ridere”, ha continuato ancora l’attore, spiegando come questo continuo “mettere da parte l’idea”, ci abbia portato a non scoprire più gli autori.

Ma, d’altronde, in Italia è stato messo in atto “un progetto per distruggere la cultura italiana che non è certo iniziato con Berlusconi ma con Giolitti”. Così, ci siamo ritrovati “a considerare Salvini e la Meloni di destra… E io sono uno che conosce molto bene la cultura di destra, per questo ne parlo. Infatti, non amo definirmi di sinistra, io sono comunista!”.

Conclusa la digressione politica e sociale, Ninni Bruschetta ci ha tenuto a ricordare il regista Mattia Torre, sottolineando come la sua scomparsa sia stata un’enorme perdita per il cinema italiano, e non solo.

Il festival ha poi assegnato all’attore il Premio Ligeia per la sezione Esordi d’autore.

14 novembre:
La seconda giornata del Lamezia International Film Fest diretto da Gianlorenzo Franzì si è conclusa con l’incontro con il produttore cinematografico Rean Mazzone e la produttrice e scrittrice Anna Vinci, che hanno presentato l’ultimo film di Franco Maresco La mafia non è più quella di una volta (per la sezione VISIONI NOTTURNE curata dal critico Marco Cacioppo e dedicata ai film di genere).

“Questo film ha avuto una gestazione particolare – ha esordito Mazzone – che è iniziata con la fine di Belluscone – Una storia siciliana (Franco Maresco, 2014), dall’esigenza di completare quel percorso”.
L’opera, infatti, è uno straordinario e insolito ritratto della Sicilia di oggi e sulla ‘contradditoria’ memoria di Falcone e Borsellino. “Abbiamo deciso di affiancare un personaggio come Letizia Battaglia all’antimafia più pura, quella più vera, perché purtroppo la stessa antimafia ha avuto una degenerazione come accade per tutte le associazioni. Nel bene e nel male, volevamo comprendere meglio questo fenomeno”, ha continuato il produttore. Infatti, a muovere tutti i protagonisti di questo film è stata una vera e propria urgenza intima e personale – “Non c’è nessun atto di eroismo nel trattare certe tematiche. Semplicemente, c’è chi in una realtà asettica e spesso troppo morbida, avverte questa necessità”.

A fare eco a Rean Mazzone Anna Vinci, anche lei produttrice del film, scrittrice, biografa e amica intima di Tina Anselmi che ha esordito con un provocatorio: “Io non sono impegnata politicamente e socialmente, io sono militante! E la militanza è una di quelle cose per cui vale la pena vivere”. “La vera tragedia di questo paese – ha continuato – è la mancanza di coraggio e di passione, unite all’autoreferenzialità e al moralismo. L’arte non ha bisogno di moralismo, ma di sporcarsi le mani. Per questo un film come quello di Maresco è così importante”.

Questa mattina Rean Mazzone e Anna Vinci hanno poi incontrato gli studenti del Liceo Tommaso Campanella e, per l’occasione, la Vinci ha presentato anche il suo libro Gaspare Mutolo: La mafia non lascia tempo.

15 novembre:
La terza giornata del Lamezia International Film Fest diretto da Gianlorenzo Franzì si è conclusa con l’incontro con Giuseppe Stasi e Giancarlo Fontana che hanno ricevuto il premio Paolo Villaggio per il film da loro diretto Bentornato Presidente, interpretato da uno straordinario Claudio Bisio.
“Quest’estate abbiamo assistito ad una cosa fantastica – hanno affermato Stasi e Fontana – Salvini che ha fatto cadere il governo dando la colpa agli altri. Il nostro è un film tragicomico che si ispira alla realtà dei fatti e che ha avuto più successo dopo la sua uscita”. I registi hanno proseguito raccontando la prima reazione che ha avuto Claudio Bisio dopo aver letto la sceneggiatura: “è rimasto colpito del fatto che il suo personaggio non facesse ridere”. Sulla loro esperienza, invece, hanno aggiunto: “Ci è stata data carta bianca su tutto e ci tenevamo a fare qualcosa di completamente diverso rispetto a Benvenuto Presidente. Molti elementi li abbiamo inseriti nella sceneggiatura giorno per giorno, prendendo spunto dalla realtà. Dopo il Festival di Sanremo, ad esempio, c’è stata quasi una gara a chi era il più populista tra Salvini e Di Maio su Twitter, e ci siamo ispirati molto a questo…”.
Stasi e Fontana, che stanno lavorando al loro terzo film, hanno dato la loro opinione sul cinema di oggi. “Il cinema è nelle mani delle major – hanno affermato – se dobbiamo parlare degli incassi, possiamo basarci solo sui film evento. Ma pensiamo al film di Martin Scorsese. Lui ha capito che senza Netflix non avrebbe mai fatto quel film, l’ha detto lui stesso. E sappiamo bene che Netflix ha le sue regole, ossia il film passa in sala per due giorni e poi direttamente in Tv. Però Scorsese ha realizzato lo stesso un film per il grande schermo e c’è stata una richiesta talmente alta che alla fine la pellicola è rimasta in sala per più tempo. Questo dimostra che viviamo in un periodo di grande confusione”.
Per la premiazione di Giuseppe Stasi e Giancarlo Fontana è intervenuta anche Elisabetta Villaggio in collegamento telefonico, che: “Sono davvero felice per questo meritatissimo premio, il vostro film ha un’ironia davvero pungente”.

Tra gli ospiti della terza giornata anche Luca Vecchi che, nella sezione ESORDI D’AUTORE, ha ritirato il Premio Ligeia per il suo The Pills – Sempre meglio che lavorare. “Il mio film è molto malinconico e amaro – ha affermato Vecchi – d’altronde, chi fa commedia è una persona tendenzialmente triste. C’è l’esorcizzazione della morte, delle cose brutte che purtroppo capitano nella vita”.
Vecchi ha poi concluso parlando del web e di come questo sia cambiato negli ultimi anni: “ormai è una forma di democrazia che ci è sfuggita di mano, è diventato quasi una messa a terra delle frustrazioni”.

16 novembre:
La quarta giornata del Lamezia International Film Fest diretto da Gianlorenzo Franzì si è conclusa con l’incontro con Sabrina Paravicini e Nino Monteleone che hanno presentato il film da loro diretto dal titolo Be Kind – viaggio all’interno della diversità, ricevendo anche il Premio LIGEIA nella sezione Esordi d’Autore. Un progetto nato dal desiderio della Paravicini di fare un regalo a suo figlio Nino, ma che con il tempo è diventato un vero e proprio film che racconta il viaggio da piccolo di una persona diversa all’interno della diversità, intesa non come differenza ma come ricchezza della varietà. La mamma accompagna il figlio in un percorso fisico ma soprattutto emotivo dove ogni tappa rappresenta un incontro con persone che raccontano le esperienze attraverso la condizione delle proprie storie.

“Be Kind è un film che abbiamo voluto raccontare attraverso lo sguardo di Nino che all’epoca aveva 12 anni – ha affermato Sabrina Paravicini – mi piaceva l’idea di rappresentare la gentilezza intorno alla diversità perché nel nostro percorso abbiamo avuto la fortuna di incontrare tante persone gentili. Il film è nato come un’esperienza familiare perché volevo che Nino facesse una bella esperienza in piena autonomia. Giorno dopo giorno, però, diventava un film a tutti gli effetti. Da qui è nato anche il Be Kind World, un premio rivolto a tutte le professioni in cui le persone si sono distinte per gentilezza”.

La Paravicini ha proseguito l’incontro parlando del suo rapporto con il figlio e di come ha affrontato l’autismo. “Nino mi ha insegnato ad essere molto più gentile di quanto lo fossi prima. Abbiamo trasformato l’autismo in un viaggio spirituale pieno di bellezza. La distanza con la diversità va assolutamente accorciata, questo è l’insegnamento del film. Siamo tutti diversi, tutti unici. Dobbiamo vedere la diversità come una risorsa, non come un problema”. L’attrice e regista ha concluso il suo discorso raccontando un divertente aneddoto che riguardava suo figlio. “Un giorno ho assistito ad una conversazione tra Nino e Roberto Saviano mentre eravamo a casa nostra. Era bello vedere mio figlio spiegare a Saviano come essere felici”.

Per Nino Monteleone, invece, è stata una bella avventura. “Ci abbiamo messo sei mesi per realizzare questo progetto, lavorare con mia madre è un’esperienza unica.
.
Fonte:
Francesca Polici
Licia Gargiulo

Tags: ,