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11 Novembre 2019

La strage impunita dei piemontesi


Pogrom: “Voce russa. Sommosse popolari ai danni delle comunità ebraiche verificatesi in Russia nel 1881 e nel 1921, che sfociarono in saccheggi e massacri perpetrati con la connivenza più o meno esplicita delle autorità”. Per estensione: “Atti persecutori ai danni delle minoranze etniche o religiose, condotti con l’appoggio più o meno dichiarato dell’autorità”.
Se si accetta questa definizione tratta dal Dizionario Sabatini Coletti della Lingua Italiana, si può affermare che il 17 agosto 1893 ebbe luogo, a Aigues-Mortes, il più grande pogrom di tutta la storia contemporanea francese. Non solo: il massacro degli italiani a Aigues-Mortes costituì anche uno dei più grandi scandali giudiziari, poiché il giudice assolse tutti i colpevoli, nonostante le prove accumulate contro di loro.
Alla fine dell’Ottocento, questo pogrom in terra di Francia mise al bando delle nazioni civili la Terza Repubblica. Il New York Times denunciò: “the barbarous French nativism and chauvinism”. Le reazioni anche violente contro la Francia che scoppiarono in Italia, in un’epoca in cui il Bel Paese era alleato alla Germania del kaiser Guglielmo II, alimentò per mesi la convinzione che la guerra tra i due Stati fosse vicina. Il conflitto armato fu evitato grazie all’opera congiunta dei due governi, quello francese e italiano, che si adoperarono a sminuire il massacro, “interrandolo”. Questo spiega perché il massacro di Aigues-Mortes fu per molto tempo taciuto dalla memoria collettiva francese e italiana.
Il pogrom di Aigues-Mortes è uno degli eventi più significativi per capire la storia dolorosa e tragica dell’emigrazione italiana all’estero, solo recentemente indagata con ottimi testi divulgativi, come quello dello scrittore Enzo Barnabà, Morte agli italiani!, paragonabile ai volumi dedicati dallo storico Toni Ricciardi a Marcinelle e a Mattmark. Il massacro degli italiani contiene, però, degli aspetti inquietanti, diversi dalle altre narrazioni sui migranti italiani. Innanzitutto, come abbiamo anticipato, è un fatto rimosso dalla storia francese e italiana.
Oggi se ne parla dopo una recente mostra di successo a Parigi: Ciao Italia! Un siècle d’immigration et de culture italiennes en France (1860 — 1960), al Musée National de l’Histoire de l’Immigration, che ha ricordato il massacro del 1893, quando, il 17 agosto di quell’anno, almeno dieci italiani, in maggioranza piemontesi, furono massacrati dalla folla inferocita di Aigues-Mortes, convinta che gli “stranieri” rubassero il lavoro ai connazionali.
A un mese esatto dal centoventicinquesimo anno che ci separa da quella fatidica data del 17 agosto 1893, il numero di italiani morti quel giorno non si è ancora stabilito con certezza, benché il bilancio ufficiale francese e il rapporto presentato alla Camera dei Deputati in Italia contemplasse allora otto morti. Un ampio artico comparso su La Stampa il 17 agosto 2018 a firma di Roberto Coaloa, “Uccidete i migranti italiani” 17 agosto 1893, la strage di Aigues-Mortes. Linciati dalla folla gli operai cuneesi delle saline, ha innescato un nuovo dibattito sul numero degli operai morti a Aigues-Mortes. Per Barnabà “i morti sono dieci e solo dieci”, come riportato qui più avanti.
Ora analizziamo il pogrom del 1893, alla fine trarremo alcune riflessioni.
Fu ad Aigues-Mortes — splendido centro per le memorie medievali di San Luigi, il re che fece della città fortificata alle porte della Camargue il porto di partenza per le Crociate — che i lavoratori italiani trovarono il loro inferno in terra di Francia. Successe il 17 agosto 1893 e fu un massacro che il tempo ha trasformato in una storia simbolica, visto che questo capitolo tragico dell’emigrazione italiana all’estero fu innescato da una falsa notizia, un concerto di menzogne che oggi chiameremmo fake news.
Accadde che gli italiani furono ammazzati dalla folla inferocita, dopo decenni in cui si era costruito uno stereotipo negativo dell’emigrato del Bel Paese, presentato come briseurs de salaires, un ladro di lavoro. Gli operai francesi non avevano dubbi: l’immigrazione straniera era una delle cause della crisi economica che viveva la Terza Repubblica, nata dalle ceneri di Sedan e della Comune.
Il 1893 era un anno di votazioni in Francia, Paese culturalmente e politicamente più evoluto del Regno d’Italia, che economicamente era indietro anni luce rispetto alla Terza Repubblica. In Italia votava il 6% della popolazione, divisa come non mai tra il Nord ricco e borghese e il Sud povero e contadino. Il 1893 è ricordato, infatti, per le vaste manifestazioni di protesta del movimento dei Fasci siciliani contro la mafia e i grandi proprietari terrieri. Il 15 dicembre, Giovanni Giolitti fu costretto alle dimissioni. Il 23 dicembre, il nuovo presidente del consiglio Francesco Crispi proclama lo stato d’assedio in Sicilia e organizza l’intervento militare per reprimere le sommosse popolari. La Francia, invece, prosperava economicamente. Non c’era ancora il suffragio universale, ma erano elettori tutti i cittadini maschi di almeno 21 anni di età e potevano essere eletti deputati tutti i cittadini maschi di almeno 25 anni di età.
L’emigrazione di manodopera italiana, che a livello di massa aveva avuto inizio negli anni del Secondo Impero di Napoleone III, era andata acquistando sempre maggior peso nel corso della Terza Repubblica. Nel 1876 erano presenti in Francia circa 165.000 italiani, che costituivano il 17% dell’intera immigrazione straniera; dieci anni dopo, erano cresciuti di 100.000 unità, superando le 264.000 persone e il 24% del totale degli stranieri. All’epoca dei fatti di cui ci occupiamo, sui 38 milioni d’abitanti che contava il Paese, gli italiani non naturalizzati superavano le 300.000 unità.
Quanti di loro erano emigrati temporaneamente come molti di coloro che ritroveremo nelle saline di Aigues-Mortes? La maggior parte, con ogni probabilità. Tali erano, infatti, in prevalenza i sei milioni di italiani che emigrarono nell’ultimo quarto del XIX secolo e superiore era, inoltre, nello stesso arco di tempo, l’incidenza dell’emigrazione temporanea nelle due regioni che fornivano i maggiori contingenti alla nostra emigrazione in Francia: Piemonte (mezzo milione di stagionali su 750.000 emigrati) e Toscana (200.000 su 320.000).
Il massacro di Aigues-Mortes capitò proprio in quell’anno di elezioni, il 1893, durante una feroce campagna elettorale. In agosto lo scrittore nazionalista Maurice Barrès, su Le Figaro, aveva parlato di “invasione”. Lo fece per difendere il “carattere speciale” dell’identità francese, come al solito sciovinista e nazionalista, sostenendo che occorreva contrastare l’invasione valorizzando i concetti di famiglia, nazione e razza (senti, senti…). Sono gli anni della Belle Époque, che nascondono sotto una festosa immagine di eleganza i panni sudici, fin de siècle, zeppi di miserie e turpi contraddizioni. I francesi pensano alla Revanche: dopo la disfatta di Sedan c’è l’odio per il Reich tedesco, alleato dell’Italia nella Triplice Alleanza. Sono gli anni dell’espansionismo coloniale con quel tanto di ideologia razzista che essa suppone. Gli italiani sono identificati come un popolo abituato a cantare e mendicare; compare lo stereotipo dell’accoltellatore (un anarchico italiano uccide il presidente Sadi Carnot), riservato agli italiani almeno fino al 1940, data dell’aggressione fascista, non a caso definita coup de poignard.
Nel 1893, Barrès, dichiarava, schiumando di rabbia, che le “hordes barbares” minacciavano il lavoro e rappresentavano un pericolo sociale, morale e politico. Il disprezzo e la paura si diffusero rapidamente, contaminando anche il vocabolario: a Nizza, il termine “Piémontais” era un insulto. Le orde barbariche eravamo noi: gli italiani.
Nei secoli Aigues-Mortes era diventata la terra di produzione dell’oro bianco: il sale. Il lavoro nelle saline era durissimo e vi erano impiegati soprattutto operai emigrati dall’Italia, in particolare dal Piemonte.
Prima del massacro di Aigues-Mortes ci furono diversi casi di razzismo nei confronti degli italiani.
Nel 1882 c’è la prima folle caccia al piemontese: i lavori per la costruzione della nuova linea ferroviaria nella zona del Gard, l’Occitania, richiedono l’impiego di un gran numero di sterratori. Gli imprenditori vengono accusati di dare la preferenza agli operai piemontesi. Da tempo, nelle osterie della zona in cui sorgono i cantieri, si parla di cacciare via i pimos, come con disprezzo vengono chiamati nel Midi i piemontesi. Il 15 febbraio 1882, un capocantiere seguito dai suoi uomini percorre la linea malmenando gli italiani e inducendo i francesi a cessare di lavorare e a seguirlo. Nelle osterie del Sud della Francia, dove sorgevano i cantieri, la parola d’ordine era di cacciare via i pimos, come con disprezzo erano chiamati i piemontesi perché lavoravano “per una paga eccessivamente bassa”.
L’altro termine coniato dai francesi, prima dell’odioso rital per indicare con sprezzo il bisognoso lavoratore italiano, fu christos, non per la fede, ma per la facile abitudine alla bestemmia; non a caso, nella lingua piemontese, è utilizzato il verbo “cristonare” quale sinonimo di bestemmiare. Anche una volta naturalizzati, gli immigrati italiani potevano ironicamente essere qualificati come français de Coni (francesi di Cuneo). Ad Aigues-Mortes fu utilizzato il termine ours (orso) per designare l’italiano, un termine che oltre al razzismo esprimeva anche le paure che la bestia evoca nell’immaginario collettivo.
Nella città di San Luigi, i piemontesi lavoravano più degli altri saliniers. Il mattino del 16 agosto un giovane di Vernante, Giovanni Giordano, litigò con i francesi, minacciandoli con un forcone. Si formarono delle bande pronte allo scontro, ma non accadde nulla. A questo punto, però, tutto era pronto per il peggio. Si cominciò da un banale incidente (il litigio) e si degenerò nella strage degli italiani. Un massacro alimentato da una fake news, che in quell’ambiente di esasperato nazionalismo (il quale avrà il suo epilogo nell’Affaire Dreyfus iniziato l’anno successivo) trovò il terreno adatto per crescere e prosperare; perché se da una parte è l’incidente iniziale che fa scattare l’immaginazione, d’altra parte la falsa notizia, che comincia da un piccolo evento, è possibile solo perché trova le immaginazioni di una folla “già preparate e in silenzioso fermento”. È lo storico Marc Bloch a spiegare il concetto nel suo libro La guerra e le false notizie: “Una falsa notizia è solo apparentemente fortuita, o meglio, tutto ciò che vi è di fortuito è l’incidente iniziale che fa scattare l’immaginazione; ma questo procedimento ha luogo solo perché le immaginazioni sono già preparate e in silenzioso fermento”.
In questo caso la falsa notizia fu messa in circolazione da alcuni trimards (vagabondi) francesi che, mentre rientravano il 16 agosto a Aigues-Mortes raccontarono d’inaudite violenze degli italiani, con francesi pugnalati e feritaimortalmente. Bastarono poche parole ad incendiare l’odio xenofobo. Il mattino del 17 agosto la folla, che nella notte aveva assediato gli italiani rifugiati in alcune case, si riunì con randelli, pale, fucili e pistole. Il prefetto e il sindaco di Aigues-Mortes ottennero l’espulsione e il licenziamento degli italiani da parte della compagnia delle saline, la potente Compagnie des salins du Midi. Dodici gendarmi a cavallo con il capitano Cabley prelevarono dalle saline un’ottantina di operai italiani, con la promessa di scortarli alla stazione del paese e così avviarli in treno per l’Italia, via Marsiglia. Gli operai italiani furono circondati, non protetti contro il lancio di pietre. Caddero i primi morti. Solo trentotto, ormai disperati, arrivarono sotto le mura di Aigues-Mortes, dove la popolazione schiumava rabbia. Esplose una follia collettiva e iniziò il massacro degli italiani. I feriti, anziché essere curati, furono abbandonati a morte certa.
I morti ufficiali per le autorità francesi, nel 1893, furono otto e si conobbero l’identità di sette persone. A questi numeri, recentemente, Enzo Barnabà ha aggiunto altre due vittime. I morti certi sono così saliti a dieci. Morirono i cuneesi Giovanni Bonetti, 31 anni, di Frassino, e Giuseppe Merlo, 29 anni, di Centallo; i torinesi Vittorio Caffaro, 29 anni, di Pinerolo; e Bartolomeo Calori, 26 anni, di Torino; l’alessandrino Carlo Tasso, 58 anni, di Cerrina; l’astigiano Secondo Torchio, 24 anni, di Tigliole, il ligure Lorenzo Rolando, 31 anni, di Altare (Savona), Paolo Zanetti, 29 anni, di Alzano Lombardo (Bergamo) ed il toscano Amaddio Caponi, 35 anni, di San Miniato (Pisa). Il 18 agosto 1893, i cadaveri giacenti all’ospizio furono fotografati dalle autorità francesi al fine dell’eventuale riconoscimento. A mezzanotte, le salme furono inumate. Le sette bare, trasportate su due carretti, furono seguite da due sole persone. I colpevoli della strage, invece, saranno tutti assolti al processo che durò quattro giorni, dal 27 al 30 dicembre 1893.
Al momento del massacro di Aigues-Mortes si parlò di centinaia di vittime. Lo storico Enzo Barnabà con sicurezza afferma che furono una decina, più quattordici dispersi, quasi sicuramente ammazzati.
Barnabà, inoltre, sottolinea che:
– la compagnia non conosceva il nome dei lavoratori che facevano la raccolta;
– la lista è stata stesa sulla base di testimonianze raccolte dal Consolato (tipo: “Con me c’era XY che non ho più visto”) o pervenute per lettera allo stesso (tipo: “Pensiamo che nostro padre, di cui non abbiamo notizie, si trovasse ad Aigues-Mortes”);
– la lista dei 14 dispersi è stata resa pubblica in novembre; nei mesi successivi si accorcia considerevolmente: molti “dispersi” non erano affatto tali o vengono ritrovati in piena forma;
– nessuno dei familiari delle persone che continuano a far parte della lista — ad eccezione della madre di Secondo Torchio — farà richiesta di indennizzo al Tesoro. La possibilità dell’indennizzo era stata resa nota dalla stampa, dai prefetti e dai sindaci delle zone interessate. Tutti ne erano a conoscenza;
– nessun ulteriore cadavere — ad eccezione di quello di Torchio — sarà mai trovato ad Aigues-Mortes o dintorni.
Va però detto, ad onor del vero, che ricerche di Barnabà sono state condotte su materiali francesi: gli atti giudiziari in particolare. Occorrerebbe un lavoro d’équipe per trovare altri dati sulle vittime del massacro di Aigues-Mortes, anche perché le stesse fonti francesi parlano di moltissimi feriti gravi, che 150, chi molti di più. Giovanni Gozzini in Le Migrazioni di Ieri e di Oggi stima i feriti in non meno di 400. Ricordiamo che a quei tempi le ferite degeneravano facilmente conducendo il malcapitato alla morte, pertanto è più che ragionevole immaginare che i morti in totale furono almeno alcune decine.
Roberto Coaloa ha ricercato dati sulla stampa locale del Monferrato, dove, nel 1893, esistevano molti giornali locali, bisettimanali e mensili. C’erano fogli socialisti, altri del cosiddetto “partito costituzionale”, oltre a numerose pubblicazioni della stampa cattolica. Da una prima indagine sono emersi dei dispersi del territorio di Ottiglio: lo si desume dagli appelli di mogli, parenti e amici che non videro più arrivare a casa i saliniers.
Se all’inizio di questo pezzo, ho affermato che il massacro di Aigues-Mortes fu un vero e proprio pogrom è perché ci sono dei fatti inequivocabili: la città francese diventa il centro di un odio atroce, da dove partirà la caccia allo straniero. Nel 1893, per fare un parallelo con i fatti dei nostri giorni, Mohammed si chiamava Giovanni.
Fu pogrom anche perché il massacro poté contare sulla totale incomprensione del dramma da parte delle autorità civili e militari. Solo verso mezzanotte del 16 agosto 1893, giunge da Nîmes il capitano Cabley con 21 gendarmi a cavallo. Colpevolmente non arrivano i soldati, che erano stati richiesti…
Terzo elemento che rende il massacro di Aigues-Mortes un grande pogrom è l’esito del processo: i colpevoli furono tutti assolti!
Insomma, siamo al preludio dell’Affaire Dreyfus. All’epoca era prassi comune tacitare le famiglie dei dispersi con somme di denaro. Il governo francese e quello italiano avevano validi motivi per nascondere e soffocare i fatti di Aigues-Mortes, contenendo anche il numero delle vittime. Il massacro, infatti, segnò una profonda crisi diplomatica tra Italia e Francia. A Genova, a Napoli e a Roma ci furono incidenti gravi contro negozi francesi.
Riportiamo, per comprendere il clima di quei giorni, un articolo comparso sulla Gazzetta di Casale (giornale della Diocesi), dal titolo Il massacro degli italiani in Francia, il 26 agosto 1893:
“Non è ancor giunta sui giornali, né colle agenzie telegrafiche alcuna seria considerazione che valga ad attenuare la gravità dei fatti di Aigues-Mortes.
Ci troviamo quindi alla presenza di un brutale massacro dei nostri connazionali, di una caccia selvaggia all’uomo, la quale fa passare in seconda linea le stragi perpetrate dalle bande africane, o dalle tribù delle pelli rosse. Il “maire” di Aigues-Mortes dà dei punti a Ras Alula e Gengis Kan diventa un agnellino di fronte ai direttori (laici senza dubbio nel senso moderno) degli ospedali di Marsiglia. Giacché non bisogna dimenticare che gli episodi caratteristici di questo macello vengono appunto costituiti dal proclama del sindaco di Aigues-Mortes il quale chiama «soddisfazione» data agli operai francesi l’ostracismo dai cantieri degli operai italiani ottenuto con simili mezzi! E il rifiuto opposto dagli ospedali di Marsiglia di accogliere i feriti italiani, sottrattisi per prodigio agli ultimi colpi di quelle belve umane.
Qualunque possa essere l’origine della rissa degenerata in sanguinoso eccidio, una gravissima censura permane sempre a carico di quei pubblici funzionari, che, “si vera sunt relata”, si resero indegni …”
Lo stesso articolo poi prosegue: “…Anzi che con schiamazzi inconsulti per le piazze e peggio con tumulti e scene brutali come a Genova, a Roma ed in qualche altra città contro persone od istituzioni, innocenti appieno ed irresponsabili delle atrocità commesse dagli operai francesi, vorremmo con fermezza e serie proteste chiedere le ben dovute riparazioni e che col mezzo della carità fraterna si andasse in soccorso dei superstiti delle famiglie dei morti.”
Per trovare i “dimenticati” del 1893 occorre con pazienza ricercare notizie e nomi sulla stampa locale dei giornali delle province di Cuneo, Asti e Alessandria, nelle copie uscite subito dopo quell’estate di sangue. I saliniers arrivavano soprattutto dalla provincia di Cuneo, dove all’impoverimento economico si associava il dato della prossimità territoriale: buona parte degli uomini validi emigrava dalla primavera all’autunno, lasciando al resto della famiglia la cura della conduzione della terra. La stessa cosa accadeva nel Monferrato, dove il mercato del vino era crollato per il problema della fillossera.
Ricordare le tante storie dei nostri emigranti è utile per denunciare i segni di paura e di insicurezza che talvolta rasentano il razzismo e la xenofobia, spesso cavalcati da correnti ideologiche e falsati da un’informazione che deforma la realtà. Ripercorrendo le vicende degli emigranti italiani in Francia, ad esempio, ricordiamo chi siamo stati, e che siamo stati — in tempi recenti — un popolo di emigranti vittime di odio razzista.

Centoventicinque anni dopo, la città di Aigues-Mortes ricorda l’atroce massacro dei saliniers italiani. Un piccolo passo per rievocare l’episodio del 1893, fino ad ora cancellato dalla memoria, così come dalle numerose guide dedicate alla città del Re Santo. Il 17 agosto 2018, sulla facciata del Municipio, è stata aggiunta una piccola targa, alla presenza del sindaco di Aigues-Mortes, Pierre Mauméjean, del Consiglio Municipale e del Console Generale d’Italia. Nella targa è stata riprodotta una foto d’epoca, che ritrae il panificio di Adélaide Fontaine nel quale molti italiani trovarono rifugio durante il massacro. La scritta recita:
“In memoria dei 10 operai italiani vittime della xenofobia durante gli eventi del 17 agosto 1893. In omaggio ai giusti: Jacques Eugène Mauger (abate), Adélaide Fontaine, nata Vical (panettiera), Madame Goulay. E ai cittadini di Aigues Mortes che diedero prova di coraggio e d’umanità”.
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Fonti:
www.rivistasavej.it/la-strage-impunita-di-aigues-mortes-3b5a6912d46c
Barnabà E., Morte agli italiani! Il massacro di Aigues-Mortes. 1893, Roma, Infinito, 2008.
Coaloa R., “Uccidete i migranti italiani” 17 agosto 1893, la strage di Aigues-Mortes. Linciati dalla folla gli operai cuneesi delle saline, in La Stampa, 17 agosto 2018, pp. 28–29.
Cubero J., Nationalistes et étrangers. Le massacre d’Aigues-Mortes (1893), Paris, Imago, 1998.
Mourlane S., Païni D., Ciao Italia! Une siècle d’immigration et de culture italiennes en France. Sous la direction de Stéphane Mourlane et Dominique Païni, Paris, Édition de La Martinière, 2017.
Giovanni Gozzini, Le Migrazioni di Ieri e di Oggi, Milano, Bruno Mondadori, 2005
Wikipedia – Il massacro di Aigues-Mortes.

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