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Direttore: Vincenzo Di Guida

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14 Ottobre 2019

Un coccodrillo per una iena


Lo scorso 13 agosto moriva Nadia Toffa, personaggio pubblico, iena del programma televisivo di Mediaset, nonché negli ultimi tempi novella Giovanna d’Arco e paladina dei malati terminali.
Dopo la sua morte un’ondata di emozione ha travolto il pubblico televisivo, in particolare la massa di ignoranti che si bea delle soap opera e delle sit-com buone solo a rimbecillire il pubblico per non fargli pensare all’aumento delle imposte. La Toffa è così assurta (per breve tempo, grazie a Dio!) agli onori degli altari grazie ad una serie di servizi televisivi che nel corso di anni hanno rincitrullito una discreta fetta di telespettatori infarcendo loro la testa di colossali balle e assurdità antiscientifiche.
Ora che il polverone emozionale per la sua dipartita si è finalmente depositato al suolo e non dovremmo (ma il condizionale è d’obbligo) essere tacciati di sciacallaggio mediatico, vediamo di rimettere un po’ d’ordine nei fatti.
Dunque, ricapitolando citiamo qui di seguito i servizi della Toffa dal 2012 al 2017 in cui:
– l’omeopatia cura l’otite (servizio andato in onda dopo la morte del bambino a causa di una otite curata con l’omeopatia). Nel servizio la Toffa non prende posizioni riguardo la comprovata definizione di “preudoscienza” per le cure omeopatiche, anzi, intervista una dottoressa che continua ad affermare che l’otite certamente è curabile con l’omeopatia;
– servizi sui tumori causati da un presunto esperimento nucleare sotto il Gran Sasso;
– numerosi servizi sulla validità del metodo stamina, nonostante la palese truffa perpetrata dal suo ideatore Davide Vannoni, poi condannato;
– servizio su Matteo Viviani, lasciandolo libero di informare milioni di spettatori italiani in prima serata che il cancro si cura con l’aloe vera;
– servizio sul miracoloso escozul, il veleno di uno scorpione di Cuba che cura il cancro;
– numerose interviste a santoni e pseudo-medici che sparano balle a ripetizione su salute, diete varie tra cui la dieta dei gruppi sanguigni (ampiamente smentita la sua validità dall’intera comunità scientifica mondiale) e altre idiozie;
– infine, esortazione durante le interviste a pazienti IEO e altri malati terminali ad avere un atteggiamento positivo, senza il quale non è possibile il miracolo della guarigione!
Successivamente (2017/18) Nadia Toffa ha un cancro e non lo dice a nessuno, si ritira dalla trasmissione per (giustamente) curarsi e riprendersi.
Due mesi più tardi si ripresenta alla tv dicendo che ha battuto il cancro, che l’atteggiamento positivo l’ha aiutata e che il cancro è un DONO che ti fa capire che si deve sempre andare avanti. Si guarda bene però dal dire che la chemioterapia e la radioterapia l’hanno aiutata: adesso non ci sono più escozul o aloe che tengano!
In seguito scrive un libro, riparlando del suo “dono”, dell’atteggiamento positivo che ha sempre tenuto e della sua battaglia vinta contro il cancro. Torna in TV, dove nel frattempo LeIene hanno perso buona parte dello share a causa sua e di servizi utili come un cactus in un campo nudista (vedi: Olindo e Rosa sono davvero colpevoli?). Quello che un tempo era un programma di infotainment intelligente, unica, forse, voce fuori dal coro è ormai diventato una ricettacolo di informazione sensazionalista non degno dell’attenzione di esseri pensanti.
Poi qualche mese fa Nadia Toffa muore, e viene osannata come leonessa, lottatrice, grande perdita, non te lo meritavi, etc. etc.
Tutto ciò deve far riflettere. Personalmente ne ho tratto le seguenti conclusioni:
1) quando muori ti viene perdonato tutto;
2) la gente si scorda che hai spalato cacca antiscientifica negli ultimi 10 anni;
3) grazie a questa violenza mediatica la gente (quella scema, eh!) è indotta a pensare che la battaglia col tumore si vinca e che due mesi dopo se sei positivo e hai un buon atteggiamento puoi tornare a svolgere il tuo regolare lavoro con più grinta di prima.
Ne consegue che chi dal tunnel del tumore non ne esce è per una sua scelta: perché non vuole stare meglio, come se fosse facoltà di un malato decidere di star bene!
Fino alla scorsa estate chi moriva di tumore non si era impegnato abbastanza per combatterlo e sconfiggerlo davvero. Oggi “anche i migliori se ne vanno”, ed io sono un uomo pessimo se non provo compassione.
Orbene, quando un servizio su una paziente senza capelli ferma sulla sedia a rotelle finiva con “noi abbiamo detto a Tizia che con le erbe e con uno spirito da guerriera può superare tutto, beh ora sta a lei”, scusatemi, ma compassione non se ne può avere, se hai un briciolo di memoria e di buonsenso. Per non parlare per l’odio per i manga, che a suo parere rendono tutti pedofili.
Ciao Nadia, spero che dove sei ora l’omeopatia funzioni.

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