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Direttore: Vincenzo Di Guida

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14 Ottobre 2019

Art.21 Costituzione: non vale se sei di destra


Sono tempi duri per la libera circolazione delle idee questi.
La libertà di pensiero e anche di stampa, intesa come un diritto / dovere dei Giornalisti a raccontare la realtà che vivono ed esprimere le proprie idee, non dovrebbe avere censura di sorta.
Lo dice anche l’art.21 della Costituzione:
«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.»
E, invece, due episodi recenti fanno percepire quanto pericolosamente la nostra società si sta avvicinando a un regime illiberale, dove la censura diventa la regola.
Il primo caso ha riguardato Facebook che, non si capisce poi a che titolo e con quale autorità o autorevolezza, ha di fatto cancellato numerose pagine di esponenti politici di destra.
Non si vuole qui, beninteso, sostenere le tesi politiche di Casapound e Forza Nuova, partito o movimento che siano, ma difendere il principio che nessuno può avere il diritto di zittire gli altri.
Già in passato il colosso informatico di Zuckeberg aveva posto la censura su contenuti degli utenti della piattaforma arrivando, addirittura, a oscurare la pagina di alcuni politici locali. È stato questo il caso, ad esempio, di Marco Nonno, Consigliere del Comune di Napoli e iscritto a Fratelli d’Italia, “reo” di avere avuto in regalo una torta di compleanno riportante l’effige del Duce (NDR: la foto della festicciola, peraltro un evento privato, finì sul social) e per questo “bannato” da Facebook.
Oggi, invece, è la volta del dirigenti di CasaPound e Forza Nuova e, tra questi, di persone del calibro del Gen. Sergio Fucito, oggi in pensione e dirigente senese della formazione di destra, con un curriculum di stimatissimo Ufficiale della Brigata Paracadutisti Folgore. Già questo basterebbe ad assicurare che si tratta di persona che ha consacrato l’intera vita nel solco del giuramento di fedeltà allo Stato e alle Difesa delle Istituzioni.
L’epilogo della vicenda non è ancora stato scritto e, probabilmente, ci sarà un comprensibile strascico nelle aule di giustizia.
Il secondo caso ha riguardato il giornale “Libero” e il Presidente della Camera Roberto Fico che, evidentemente, non gradì il commento giornalistico espresso dalla testata di Feltri a seguito della visita in Italia di Mai Al Kaila, ambasciatrice palestinese, ossia rappresentante d’uno Stato non riconosciuto, ricevuta con i massimi onori dalla terza carica dello Stato il a novembre 2018.
Fico, definito «sandinista del Vomero» (NDR: il quartiere collinare di Napoli da cui proviene Roberto Fico) ed accusato di abbracciare «i nemici di Israele e fiancheggiatori dei terroristi», querelò il quotidiano ma ora il GIP davanti al quale pendeva la causa ha accolto la richiesta d’archiviazione avanzata dalla stessa Procura di Milano con la seguente motivazione:
«La critica è per sua natura soggettiva, e può esprimersi attraverso l’ interpretazione della realtà, o il dissenso verso quanto osservato». Nel caso in questione, «quanto scritto appare legittima espressione del diritto di critica così interpretato, come giudizio negativo espresso a fronte di un fatto reale», ovvero la scelta di Fico di ricevere l’ambasciatrice palestinese. «Tale giudizio negativo non si risolve in un’aggressione gratuita alla sfera morale altrui», come sostenuto dal grillino, «ma è basato su informazioni già oggetto di un precedente articolo».
Insomma, una bella lezione di educazione civica per Fico e per tutti quelli che ritengono che chi non la pensa al loro stesso modo sia automaticamente da mettere al bando.

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