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29 Settembre 2020

Zingaretti passerà alla storia come Vespasiano


Potrebbe a breve essere imposta una vera e propria tassa sulla pipì per chi avesse necessità, talvolta davvero impellente, d’usare un servizio igienico e si trovasse per strada.
E’ quanto previsto dalla Regione Lazio, a guida Zingaretti, con la proposta di legge regionale numero 37 del 20 giugno 2018 approvata il 9 settembre scorso dalla Commissione Regionale.
Nella buona sostanza, e a dispetto del Regolamento di polizia urbana del Comune di Roma licenziato neanche un mese fa, che scrive a chiare lettere esattamente il contrario, ovvero: «È fatto obbligo agli esercenti degli esercizi pubblici di consentire l’utilizzo dei servizi igienici a chiunque ne faccia richiesta», gli esercenti potranno chiedere un obolo per consentire d’utilizzare il bagno ai non clienti.
Storicamente la tradizione, accolta da Svetonio nel I secolo d.c. in “De vita Caesarum” e ripresa poi da Dione Cassio nel II secolo d.c. vuole che la frase “pecunia non olet” (NDR: il denaro non puzza) sia attribuita a Vespasiano, che visse a Roma dal 9 d.c. al 79 d.c., in risposta al rimprovero del figlio Tito che lo accusava d’avere messo una tassa, la centesima venalium, sull’urina raccolta nelle latrine gestite dai privati, popolarmente denominati da allora “vespasiani” (tassazione dalla quale provenivano cospicue entrate per l’erario). Dall’urina veniva infatti ricavata l’ammoniaca necessaria alla concia delle pelli ed era un piccolo affare raccoglierla.
L’episodio completo vorrebbe che Tito avesse tirato alcune monete in uno dei bagni in segno di sfida al padre. Quest’ultimo le avrebbe raccolte e, avvicinatele al naso, avrebbe pronunciato le fatidiche parole, non rilevando odori particolari da quelle monete, ma volendo sottolineare che i soldi non puzzano mai, quale che sia la loro provenienza.
Se fino al secolo scorso facevano bella mostra di sé gli orinatoi pubblici, manufatti quasi sempre in lamiera posti longo i marciapiede delle città, da tempo questi “gingilli” erano pressoché scomparsi perché i Regolamenti di polizia urbana delle varie città di fatto prevedevano che i negozi, e in particolare quelli dediti alla somministrazione di cibi e bevande, obbligavano i gestori a rendere fruibili i così detti “gabinetti di decenza” al pubblico.
Ecco, infatti, cosa sentenziava l’art.53 del Regolamento di Polizia urbana di Roma: “Uso gabinetti di decenza. – I titolari di esercizi pubblici, che a norma del Regolamento d’Igiene debbono disporre di gabinetti di decenza, sono tenuti a consentire l’uso gratuito a chiunque ne faccia richiesta, sebbene non faccia parte dell’abituale clientela”.
Con la nuova norma regionale è chiaro che per gli esercenti della capitale, che in alcune zone è frequentatissima dai turisti, si prevedono tante discussioni in quanto non si capisce se a prevalere deve essere la norma regionale o quella comunale.
Soprattutto non si invidia lo sfortunato turista, se s’accorgesse d’essere in preda a un’eventuale impellente necessità fisiologica ma fosse carente di spiccioli.
È il buon Zingaretti, con queste idee balzane di imporre un balzello finanche sui bisognini, non faticherà molto ad essere ricordato dagli italiani come Vespasiano.

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