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Direttore: Vincenzo Di Guida

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14 Ottobre 2019

L’azzardo del Conte bis


In tanti hanno giudicato precipitoso il comportamento di Salvini, che ha di fatto scatenato la crisi di governo di agosto scorso, un grave errore strategico.
Insomma molti osservatori politici sono convinti che il Capitano s’aspettasse che cadendo il Governo s’andasse alle urne, così da capitalizzare il forte consenso popolare sino ad allora conquistato.
In tanti ora rimproverano a Salvini, invece, di non aver considerato la variabile Mattarella la cui posizione, di certo più vicina alla sinistra che alla destra, ha rotto le uova nel paniere del leader della lega e consegnato l’Italia a un sinistro ribaltone.
La nuova maggioranza di governo tuttavia, basata sull’alleanza giallo-rossa, potrebbe non essere così solida come si pensa e, in caso di nuova crisi di governo, Salvini potrebbe inaspettatamente raccoglierne i frutti.
Di fatto il programma del nuovo esecutivo è estremamente filo europeista e si basa, per riuscire, sulle promesse che Conte ha ricevuto da Francia e Germania su importanti temi come quelli economici e, non ultimo, sulla scottante questione della ridistribuzione dei migranti.
Tuttavia già in passato si è assistito a promesse da marinaio da parte dei partners europei che, non appena sono stati chiamati a fare la loro parte, si sono defilati.
Proprio sulla questione dei migranti e della loro redistribuzione, infatti, potrebbe avvenire il primo inciampo.
Un tronfio Zingaretti, intervistato da Bruno Vespa, ha infatti sentenziato che i migranti devono in ogni caso sbarcare subito in Italia ma, sostanzialmente, di stare tranquilli perché uno scodinzolante Conte alla corte di Ursula Von der Leyen (NDR: in foto con Giuseppe Conte ed è il nuovo Presidente della Commissione europea) avrebbe avuto la promessa da parte tedesca d’intavolare un dialogo per stabilire le modalità di accoglienza delle persone che giungono in Italia tramite i passaggi delle navi delle ONG.
Ma anche Vespa, in verità, ha espresso stupore che si possa considerare per concreta una mera promessa di intavolare un dialogo sul problema.
Insomma, posto che non siano promesse da marinaio, ci vorranno comunque mesi di incontri e trattative prima di arrivare ad accordi concreti e, nel frattempo, Lampedusa diventerebbe nuovamente quello scenario di campo profughi che si dovrebbe accuratamente evitare ma che, se si concretizzasse, darebbe ragione a Salvini.
Anche sul fronte fiscale sembrano inevitabili alcuni provvedimenti come l’abolizione della flat tax e l’aumento dell’iva.
Le tante piccole imprese, spesso ditte individuali, che hanno beneficiato del regime fiscale forfetario e della tassazione piatta, temono infatti che l’aiuto loro dato specie in termini di semplificazione burocratica in termini della gestione della contabilità (il provvedimento interessa le sole aziende che hanno un fatturato non superiore ai 65000 euro / anno), possano ritornare dal prossimo anno a un regime di gestione ordinaria.
Il nuovo regime forfettario prevede infatti un’imposta sostitutiva unica al 15%, ai contribuenti che hanno conseguito nell’anno precedente ricavi, ovvero percepito compensi, fino a un massimo di 65.000 euro. Si tratta di un tetto unico, valido per tutte le attività.
Inoltre, coloro che optano per il nuovo regime forfettario sono esentati dall’obbligo della fatturazione elettronica.
Ora 65000 euro / anno di fatturato può sembrare tanto, circa 5500 euro al mese, ma si deve considerare che chi aderisce a questo regime fiscale semplificato non può detrarre i costi aziendali né le spese personali e familiari (fossero anche sanitarie) per cui, alla fine della fiera, in tasca resta si e no uno stipendio medio. Tanto, però, è bastato per fare uscire tanti piccoli artigiani dall’anonimato fiscale e se quest’anno c’è stato nuovamente un boom di partite iva (+48%) delle ditte individuali lo si deve proprio a questo provvedimento grazie al quale molti piccoli operatori economici hanno preferito regolarizzare la propria posizione aprendo una partita iva e pagando le tasse piuttosto che restare nel limbo di un anonimato fiscale e nell’evasione fiscale totale.
Cambiando il governo casacca e colore, come da pessima italica abitudine, anche se il provvedimento ha funzionato, per il solo fatto d’essere stato cavallo di battaglia della controparte, ora questa intelligente misura deve essere cancellata e pazienza se tanti piccoli contributori, insomma una parte della gente comune, chiuderanno le partite iva da poco attivate per ritornare a lavorare al nero preferendo certo tale irregolarità alla pesantezza burocratica e di pressione fiscale che il ritorno del regime ordinario comporta.
Sembra poi inevitabile l’aumento dell’iva che, come noto, è una tassazione davvero iniqua in quanto non rispettosa del principio della progressività della contribuzione a seconda della capacità reddituale. Facendo un esempio banale, infatti, la medesima iva su un litro di benzina è corrisposta sia dal grande possidente che dal disoccupato.
Proprio sul fronte dell’imposta sul valore aggiunto qualcuno ventila che l’Europa, che ovviamente sostiene l’attuale equilibrio politico italiano, verrà incontro al nostro paese consentendo una maggiore sfocatura in termini di deficit ed evitando l’aumento di questa tassa ma ai più smaliziati non sarà sfuggito che questo “regalo” finirà per indebitare ulteriormente l’Italia con la conseguenza di renderla ancora maggiormente schiava delle nazioni forti come Francia e Germania.
Insomma così come lo spacciatore di stupefacenti regala inizialmente le dosi a chi vuol far cadere nella schiavitù della droga, l’apparente benevolenza europea in effetti si traduce in effetti in un calcolo bene orchestrato per renderci ancora più dipendenti da essa.
Infine, vera ciliegina sulla torta, pare che vi sia una proposta allo studio per tassare del 2% i prelievi in contante al bancomat superiori a 1500 euro al mese. Tale tassazione potrà essere poi portata in detrazione e, secondo gli ideatori, dovrebbe concorrere a far emergere eventuali pagamenti lavorativi in nero ma, in realtà, significherà nuova burocrazia per le piccole aziende e una tassa indetraibile per tutte quelle famiglie che prelevano al bancomat oltre 1500 euro al mese, e non ci vuole molto, per le spese quotidiane.
Per tutte queste ragioni, su cui oggi il nostro magazine lancia un nuovo sondaggio (NDR: Il Conte bis imploderà prima del termine?), l’autunno potrebbe portare delle mine sul percorso dell’alleanza tra M5s e PD e, in caso di nuova crisi di governo, solidi argomenti a favore di Salvini e di quella destra rappresentata da FdI, tacciata d’essere populista, ma che invece vorrebbe solo un’Italia più forte e più libera.

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