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30 Ottobre 2020

Conte? … Un Robin Hood al contrario


Giuseppe Conte, l’uomo dalle molte facce e dalle mille risorse, è stato definito da Donald Tusk, il presidente del Consiglio europeo: “ Uno dei migliori esempi di lealtà in Europa“. “E’ sempre difficile difendere gli interessi nazionali e trovare soluzioni europee ma su di lui posso dire soltanto cose positive”, ha detto ancora Tusk, in una conferenza stampa a Biarritz prima dell’inizio del vertice del G7. Quindi il premier uscente si sarebbe distinto per essere un europeista sempre più tenace, peccato avesse inaugurato la sua odissea nello spazio come un fiero populista, a capo di un governo populista e sovranista, convinto sostenitore di un programma populista. Nulla di nuovo sotto il sole, anche perché a gennaio al World Economic Forum a Davos, l’avvocato del popolo aveva sussurrato le sue perplessità alle orecchie di zia Angela, chiedendole consigli su come battere l’ascesa inarrestabile di Salvini e prostrandosi ai suoi sentimenti europeisti. Conte infatti le diceva: “Angela non ti preoccupare”, mentre derideva i porti chiusi di Salvini.
Alla fine, come nel miglior romanzo d’appendice, il povero orfanello politico, mai visto mai conosciuto, è diventato prima Presidente del Consiglio della Repubblica italiana, poi forse diventerà capo politico del M5S, poi rinnovato premier di un nuovo ribaltone, che ha portato al governo i trombati delle ultime europee, ma sempre di più un Robin Hood al contrario, che ruba le speranze dei poveri per riconsegnare lo scettro ai potenti.
L’ex premier, che solitamente porta nel portafoglio un santino di Padre Pio (dice lui), è riuscito perfino a risvegliare il granitico torpore di Mattarella, dissolvendo così l’incantesimo del rospo sovranista e rivelando la magia del principe europeista che dimorava sotto la sua pelle squamosa.Un semplice prof, un ignoto D’Artagnan, mai votato da nessuno, si aggira oggi nei palazzi del potere e tra le cancellerie di tutto il mondo, stringe le mani degli oligarchi europei, fa visita ad un Papa dal piglio ‘rivoluzionario’, che aveva probabilmente guardato con simpatia la nascita del nuovo governo, pregustando fin dall’inizio la possibilità di manovra dall’interno dell’esecutivo. La Cei infatti non aveva bocciato la neonata alleanza: “La sfida è il nuovo che avanza”, titolava il “Fatto Quotidiano” il 23 maggio. L’avvocato di sti ciufoli ha pronunciato accuse cospicue nei confronti del Ministro dell’Interno, concludendo il proprio intervento con una lode all’Unione Europea, e un’accusa altrettanto palese verso il sovranismo. Le sue parole sono state chiare: «Anche sull’Europa occorre un rinnovato slancio di responsabilità. Gli ideali che avevano nutrito le fasi iniziali del progetto di integrazione stanno via via perdendo la propria forza propulsiva e il comune edificio europeo sta attraversando una fase particolarmente critica. A questa crisi non si può certamente rispondere con un europeismo che in più occasioni ho definito fideistico, ma nemmeno si può opporre uno scetticismo disgregatore, volto a compromettere le conquiste raggiunte in sessant’anni, semmai invocando il ritorno a sovranità nazionali chiuse e conflittuali, con sterili ripiegamenti identitari. Occorre invece rilanciare, lavorare per rilanciare il progetto europeo, restituendo ad esso piena capacità attrattiva».Scordatevi quindi il sovranismo ed ogni sorta di resistenza ai diktat europei, e dimenticate che l’Italia non ha tratto alcun giovamento da questa UE, che le ha imposto una moneta troppo forte per la sua economia, ingabbiandola in regole di bilancio ostinatamente rigide e costringendola alla più ostile subordinazione economica. Pazienza se il Paese ha perso il 25% della propria produzione industriale, ha visto distrutta la propria domanda interna, ha subito una forte emigrazione all’estero di migliaia di giovani italiani in cerca di lavoro. Ma è tempo di voltafaccia in tutta la galassia degli androidi a 5 stelle, infatti se esisteva qualche affinità politica tra la Lega e il MoV era proprio quell’euroscetticismo di fondo che Grillo, Dibba &C avevano gridato nelle piazze per tanti anni, ora invece i due partiti hanno preso strade diametralmente opposte, perché mentre la Lega è rimasta sempre critica, il MoV si è rivelato molto più sensibile verso le sirene europeiste, dopo lo scambio Sassoli/Castaldo al Parlamento Europeo, e dopo il salvataggio in extremis di Ursula Von der Leyen. Tant’è che negli ultimi tempi si è avvicinato a Renew Europe, il gruppo europeo che ha sostituito l’Alde e riunisce i partiti più europeisti del continente, compreso En Marche, il partito del presidente francese Emmanuel Macron. Quindi gli ‘onesti’ e ‘coerenti, che hanno condannato tutti gli altri partiti e in modo particolare la Lega di tradimento e mancanza di coerenza, hanno a loro volta tentato di entrare in tutti i gruppi europei a partire dal 2014, l’anno del loro primo sbarco a Bruxelles. Prima il tentativo di alleanza con i Verdi, poi a favore di un accordo con dell’euroscettico Ukip di Nigel Farage, poi nel 2017 il tentativo fallito di entrare nell’Alde di Guy Verhofstadt, poi di nuovo il ritorno da Farage, con le pive nel sacco. Quest’anno visto che nessuno dei partiti con cui si erano alleati aveva guadagnato seggi all’Europarlamento, hanno iniziato un’odissea di trattative per trovare una sede ‘coerente’, provandoci con tutti, perfino con Gue-Ngl, in cui militano partiti di sinistra pura, di tradizione marxista come Podemos, Syriza e Die Linke. Ma i paraculiani del né né sono di gusti buoni, non fanno differenze tra destra e sinistra, gli sta bene tutto, purché ci sia un minimo d’interesse.
Ora, forse, l’alleanza con l’europeista di ferro Macron, che sta tifando per il governo giallo/rosso. Che dire, niente male per un partito che, nel 2017, chiedeva a più riprese un referendum per l’uscita dell’Italia dall’euro. E infine dunque dopo il baciamano del Conte zio alla Merkel arriva l’abbraccio a Emmanuel Macron. “Condividiamo un continente: l’Europa. Una storia e dei valori comuni: quelli dell’Europa”. A scriverlo, su Twitter, è stato proprio il presidente francese, al termine del suo primo incontro con l’ex presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte al G7 di Biarritz. SIAMO ALLE COMICHE : Un conto è infischiarsene degli italiani e dei loro bisogni, un altro è umiliarli e prenderli deliberatamente a calci nel fondoschiena. E questo, purtroppo, è ciò che stanno facendo alcuni degli attori principali in particolare qualche “resuscitato” ad hoc dell’attuale crisi politica italiana. Non bastavano, infatti, gli show di un redivivo Matteo Renzi, che col potere ha lo stesso problema di un tossicodipendente con la droga; non bastavano le campagne anti-salviniane dei giornaloni schiavi dei potentati economici e finanziari; non bastavano gli interventi demenziali di alcuni esponenti del Movimento 5Stelle, che, dimenticando di aver ottenuto qualche buon risultato al governo proprio grazie a Matteo Salvini, ipotizzavano un esecutivo con la Lega, ma senza il suo leader. No, tutto questo non bastava: per far capire agli italiani che, ancora una volta saranno loro a pagare, se non si andrà di corsa a nuove elezioni, sono state due mummie uscite dai loro sarcofagi, vale a dire Romano Prodi e Beppe Grillo. Sì, proprio “Il Mortadella”, cacciato nel 2008 a furor di popolo, e il comico a 5Stelle, che si era chiamato fuori dalla politica, affidando le sue prese di posizione più dure a un “genio” come Alessandro Di Battista. Ecco, erano loro la speranza di Mattarella e Zingaretti, per mettere insieme un’accozzaglia di deputati e senatori, per sostenere un governo che prenda ordini, tanto per cambiare, dall’Europa, dalle banche e dai finanzieri. E che metta, una volta di più, le mani nei portafogli dei cittadini. In buona sostanza, un “governo di legislatura” anti-Matteo – anche per l’infimo spessore dei suoi possibili protagonisti – avrà vita breve, molto breve. E Salvini, a nostro modesto giudizio, acquisterà ulteriori consensi. Non c’è via di scampo, insomma, per i Grillo e i grillini, Renzi e i renziani, Zingaretti e gli zingarettiani. Se non sarà a ottobre, sarà a primavera del 2020, ma per loro il destino è segnato: sono destinati a cinque anni di sana opposizione. In nome del popolo italiano. Eppure, nemmeno tre mesi fa, gli italiani hanno detto chiaramente cosa vogliono: un governo forte, con Salvini alla guida. In modo che, per ogni singolo provvedimento da assumere in Consiglio dei ministri, non si debba – com’è avvenuto col governo Conte – fare i conti con i “no” e i distinguo di “scienziati” del livello di Toninelli o della Grillo. Proprio il grande consenso ottenuto dalla Lega di Salvini, però, ha impaurito non solo i 5Stelle – che stanno toccando il fondo – ma anche e soprattutto i giornaloni e i loro padroni, tanto da far partire una campagna anti-Matteo, che si era vista solo ai tempi di Berlusconi. Fu inutile allora, lo sarà anche stavolta. Dopo la nascita del governo con tutti dentro “in nome del bene dell’Italia” e con la benedizione di Mattarella, parrebbe chiaro che l’unico vero scopo di un tale esecutivo sarà quello di “afflosciare” Salvini. Che, invece, paradossalmente, ne uscirà a mio avviso rafforzato dopo pochi mesi, perché Zingaretti, Renzi, , Di Maio, Toninelli e Grasso, altro non potrebbero fare che danni come la grandine. Se non di più. Così si arriva a questo accordo fatto in men che non si dica per il bene “del paese”, insignificante refrain che in Italia viene usato da tutti e che non vuol dire un emerito cz. “Il bene del paese” in bocca a certa gente che fa alla prima occasione il contrario di quanto promette è la stessa cosa: una stramaledetta frase tirata fuori di fronte ad un microfono per dire “io parlo la tua lingua. Sto dalla tua parte. Grillo nel 2013 riferendosi al governo Letta che metteva insieme PD e PdL, e si direbbe che i suoi strali di allora erano tutta invidia perché lui e il MoV non erano ancora riusciti a trovare la formula. Dopo 6 anni di prese per i fondelli finalmente ce l’hanno fatta.
Al governo sale nuovamente un Partito, il PD, che è stato sconfitto in tutte le recenti elezioni ma ha il vantaggio di rappresentare quei poteri che decidono, che ne rappresenta i loro interessi, alleandosi e utilizzando il “Partito del nulla”, i 5 Stelle, creati per intercettare la protesta e poi neutralizzarla. Un lavoro ben programmato e perfettamente riuscito degno erede del comunismo e del kgb –

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