Vai a…

WeeklyMagazine

settimanale di fatti, notizie, cultura

 
Direttore: Vincenzo Di Guida

RSS Feed

19 Settembre 2019

Conte bis: si va verso un suicidio lento


Ormai i giochi, anzi i giochetti, sono stati fatti. Il Grande Inciucio ha generato il Grande Ribaltone e col passare dei giorni e il susseguirsi degli eventi, il quadro si va delineando in modo più chiaro.
Lo stato maggiore del PD ha gettato la maschera. Purtroppo per loro, insieme alla maschera si è staccata la faccia, andando perduta se pur qualcosa c’era ancora da perdere. Tutti gli insulti, le invettive, le minacce, i giuramenti che mai e poi mai si sarebbero alleati con i 5 stelle sono stati rimangiati, accompagnati da una grossa sorsata di fiele, in pochi attimi. Il giullare di turno, quello Zingaretti messo da tempo sullo scranno della segreteria dal suo predecessore nonché burattinaio cacciaballe, ha rinnegato tutto il male gettato per anni sui pentastellati con una leggerezza di cuore (non di pensiero, perché non reputiamo sia un essere autonomamente pensante) da fare invidia a Madre Teresa.
Allo stesso tempo identica operazione è stata compiuta dagli ex-avversari. Il loro scagnozzo al governo, ricevuta l’imbeccata – presumiamo – dal kapò del movimento, non ha tardato a sconfessare gli anni di improperi contro quello che fino a pochi giorni prima definiva “il partito di Bibbiano” e un covo di ladri e di indagati (manco loro fossero vergini!) al solo scopo di non consentire al popolo italiano di esprimersi mantenendo così la barra in mano ancora per un po’. Già, ma per quanto? Analizziamo i fatti per cercare di capirlo.
Tutto ha inizio con la convocazione del Bomba il 30 maggio 2019 alla riunione segreta del gruppo Bilderberg. Il Gran Consiglio dell’Ordine Mondiale del Pesce in Scatola ha già deciso: Salvini deve essere isolato, il suo consenso popolare è diventato inarrestabile, va fermato prima che sia troppo tardi. L’uomo è un serio pericolo per lo status quo e il M5 non riesce più ad arginarlo. Di più: vanno fermati Salvini e gli italiani. L’Europa franco-tedesca non può permettersi un’Italia che torni a competere economicamente, è già stato stabilito nel 1989, con i patti di Maastricht e gli accordi fra Mitterrand e Kohl: l’Italia non dovrà mai più tornare a crescere.
Così viene deciso di agire dall’interno, attraverso lo stesso M5S. Già a febbraio di quest’anno, durante il G7 di Davos, Conte era stato avvisato ed aveva discusso di questo con la Merkel (lo provano registrazioni pubblicate in rete). Tuttavia i sondaggi continuavano a dare Salvini in crescita e Di Majo e soci sempre più in difficoltà. Il M5S avvia quindi una politica di opposizione interna al governo, principalmente contro la politica dei porti chiusi di Salvini. Con l’affaire Sea Watch parte il fuoco incrociato: da una parte la destabilizzazione interna con veti continui su vari provvedimenti, tendenti a far perdere la pazienza agli alleati di governo, dall’altra l’operazione “Carola”, pianificata dalla Merkel stessa (lo rivelerà poi l’ex capo dei servizi segreti tedesco Maassen, come abbiamo già avuto modo di scrivere in una precedente inchiesta). Il M5S sa di andare contro gli interessi degli italiani, sa che continuerà a perdere consensi, ma questo gli è stato ordinato di fare. La prova? Il voto concordato con l’intesa francocrucca per eleggere alla presidenza della Commissione UE una protetta di casa Merkel-Macron, quella Ursula von der Leyen rampolla di nobil schiatta teutonica (ma con passaporto belga) con un palmares invidiabile ma coinvolta in alcuni scandali, tra cui plagio di gran parte della tesi di laurea (ma è un vizio dei tedeschi?) nonché alcuni appalti irregolari ai tempi in cui era la contestatissima titolare del Ministero della Difesa di Berlino. E’ evidente che un movimento come quello fondato dal comico genovese non potrebbe e non dovrebbe mai approvare una persona nel cui passato vi sono ombre di questa portata, ma abbiamo da tempo capito che un conto sono i principi e un conto i fatti, tanto più che lo stesso Grillo ha subito condanne penali, e se l’esempio viene dall’alto…
Il movimento 5 stelle è nato sull’onda del giustizialismo di Tangentopoli, è l’anti-sistema prodotto dal sistema stesso, nato con lo scopo di assorbire la rabbia crescente di milioni di italiani che soffrono per un Paese che in trent’anni è stato smembrato, impoverito, dilaniato, e metabolizzarla trasformandola in quella materia fecale che tutti abbiamo conosciuto: un governo di Vichy in salsa italiana. Nella logica dei nostri occulti burattinai non importa ora se il M5 perda consensi: una volta svolto il compito di finto oppositore al sistema, esso è destinato a morire.
Ci si chiede perché Salvini abbia accettato questa sfida quando, con ogni probabilità, già sapeva tutto, fin dall’inizio. A noi pare che lo abbia fatto a ragion veduta: ha accettato di scendere in campo come controbilancia ad un sistema che divora tutto, sostenuto da un Trump che in America, con la sua elezione a Presidente, ha scompigliato tutte le carte. Da trent’anni il “Sistema”, il “Potere profondo”, il “Deep State”, ha sempre prevalso anche nei momenti in cui la sua debolezza sembrava mortalmente definitiva. L’Europa franco-tedesca si è compattata con il recente patto di Aquisgrana proprio per contrastare un Trump sempre più energico e determinato. Trump ha risposto minacciando dazi all’industria automobilistica tedesca e a quella vinicola francese. Ad ottobre la Brexit e l’alleanza economica fra Trump e il leader inglese Johnson metteranno a dura prova Francia e Germania, quest’ultima già da oggi in recessione con il PIL a -0,1.
In Italia invece Salvini ha dovuto aspettare il momento giusto per far cadere il governo e svelare i retroscena; lo ha fatto dopo la caduta dell’ultima maschera, ossia quando il M5 ha votato in Europa a favore della von der Layen. Il M5S si è rivelato Sistema, approdando finalmente al suo porto d’elezione: quel PD di Renzi, prescelto del Gruppo Bilderberg per tenere le rapaci grinfie sulla nostra povera Italia.
Ma ovviamente gli stessi Mangiafuoco del teatrino nostrano, che sono avidi e infingardi ma per niente stupidi, si sono guardati bene dal buttare nell’agone proprio quel Renzi ormai troppo inviso al pubblico, temendo forse che il tirare troppo la corda potrebbe un domani generare conseguenze nefaste per loro, come ad esempio una rivolta popolare. E quale coniglio hanno estratto dal cilindro questa volta? Ladies and gentlemen, the winner is… quel ‘Giuseppi’ Conte che oggi lo stesso Trump, forae senza capire bene cosa stia facendo, ha munito di un endorsement inaspettato.
Già, ma perché Conte? Proprio l’Avvocato del Popolo, come si era autoproclamato il giorno dell’investitura a Premier, quello che – partito come un pupo nelle mani dei due pupari vicepremier – si era poi affrancato con uno stile impeccabile, quello che ha stupito le platee europee e mondiali parlando in francese, inglese e chissà quali altre lingue con una padronanza a dir poco accademica? Dovete sapere (e forse dovrebbe saperlo anche Di Majo) che l’avvocato professor Conte è sempre stato un uomo del PD! E per dimostrare che il sottoscritto non scrive solo perché ha una tastiera sotto le dita posso aggiungere che nel lontano 18 settembre 2013, durante la Seduta n. 79 della Camera dei Deputati per l’elezione di due componenti il Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa, l’avvocato Giuseppe Conte fu eletto con 383 voti favorevoli e 34 contrari dalla maggioranza dei 430 deputati presenti in Aula. Sarà anche bene ricordare che tale maggioranza era del PD e che anche i 5 Stelle, all’epoca all’opposizione, votarono per Conte! Nihil novi sub sole, quindi, e ciò spiegherebbe anche perché le varie voci di indagini su presunte irregolarità, rapporti professionali indebiti e connivenze tra il nostro e banca Carige si siano zittite tutt’a un tratto.
Conte gode e ha goduto del supporto del cardinal Silvestrini, successore del potentissimo mons. Casaroli che fu amico e protettore di Andreotti. E’ quindi evidente quanto lontano nel tempo affondino nella melma le radici di questi rapporti tra il Vaticano e uomini dello Stato.
Così il buon Conte, dopo aver dichiarato che ha dovuto sopportare uno dei due vicepremier per un anno intero, indossato l’impeccabile abito e rinfrescatosi con un profumo di Volta & Gabbana, ha gettato la spilla del movimento e se ne è tornato bel bello dai suoi veri padroni a prendere ordini, prima di ripresentarsi fresco come una rosa alle Camere per presentare il nuovo esecutivo: un’indigesta Omelette in salsa Quirinal da innaffiare con un vino della Mosella. Ci viene il dubbio che il “Giuseppi” pronunciato da Trump non fosse una storpiatura, bensì la chiara visione della doppiezza dell’uomo.
Ovviamente il Parlamento non potrà che accettare questo ennesimo schiaffo alla volontà popolare, nonostante la fragilità della maggioranza, alla faccia della solidità invocata dal successore di re Giorgio I.
La lista dei ministri, poi, è quanto di più scoraggiante dai tempi della caduta della linea Maginot: Di Majo (che avrebbe potuto essere premier se avesse accettato la ripetuta offerta di Salvini) ha rischiato di vedersi assegnare un dicastero di serie B, ma poi hanno pensato bene di completare il disastro affidandogli gli Esteri. Il che implica senza meno l’assunzione di nuovi interpreti data la sua propensione alle lingue (capisce il napoletano, ma non di tutti i rioni). In compenso si sta già allenando a dire “Scisc” ed è abbastanza soddisfatto perché la lingua inglese non usa il congiuntivo.
Tra gli altri ministri il panorama è addirittura desolante. Sembra quasi che alcuni siano stati scelti in base al cognome (alla Salute: Speranza; alla Giustizia: Bonafede; alla Difesa: Guerrini; al Territorio e Mare: Costa; allo Sport: Spadafora, ma soprattutto al Ministero per il Sud: Provenzano!). A ciò si aggiunge un grande sconforto nel mondo della satira: il lavoro pancia a terra del ministro Toninelli, il più amato dai comici e dai produttori di meme pare che non serva più!
Il problema grave, però, è che molti di questi signori sono dotati di portafoglio, il che – dato l’alto numero di indagati e condannati tra i politici del PD – non promette bene per niente.
Concludendo, la farsa a cui stiamo assistendo in questi giorni con le scaramucce di palazzo, le voci di corridoio e la mistificazione mediatica attuata anche da quei poveri gonzi di Mediaset sono solo l’inizio della fine. Perché solo un cieco non riuscirebbe a vedere il disastro a cui i due partiti di governo stanno andando incontro. L’altro giorno uno dei soliti meme sui social riassumeva perfettamente la situazione: Salvini sorridente sul divano intento a sgranocchiare popcorn mentre andava in onda la telenovela dei due nuovi amanti intenti a spartirsi le poltrone. Perché è evidente che se l’unico collante sono le poltrone questo esecutivo ha già i giorni contati. Saranno tre mesi, saranno sei, ma alla fine dovremo finalmente tornare a votare, e allora gli attori di questo immane voltafaccia raccoglieranno l’applauso che si meritano: il palco ricoperto di uova e verdure marce! E’ facile infatti prevedere che entrambi perderanno considerevolmente consensi riducendosi a percentuali insignificanti, seguiti dagli zombie delle altre sinistre, mentre il centrodestra avanzerà superando sicuramente la soglia della maggioranza in entrambe le Camere con la Lega che farà la parte del leone grazie a questo lento suicidio che DI Majo e i suoi stanno portando avanti contro ogni logica e ogni istinto di sopravvivenza.
Solo un cieco, dicevamo, non se ne accorgerebbe. Quindi, come disse Ray Charles a Stevie Wonder: “Staremo a vedere”.

Tags: , ,