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30 Settembre 2020

Ombre sulla coppa


Mancavano solo quattro mesi al fischio iniziale che l’11 luglio 1966 avrebbe dato il via, in Inghilterra, al Campionato Mondiale di Calcio e che avrebbe visto la squadra di Sua Maestà imporsi nella finale, battendo 4 a 2 la Germania dell’Ovest, nei tempi supplementari.
Il 20 marzo, a Londra, in occasione di una mostra di francobolli sportivi di grande valore, organizzata alla “Westminster Central Hall”, tempio della chiesa metodista, per solennizzare l’imminente evento calcistico, accadde l’imponderabile: fu rubato il suo simbolo più importante, lì orgogliosamente esposto, la storica “Coppa Rimet”. Disegnata dallo scultore parigino Abel Lafleur, in un periodo in cui lo Stile Liberty e l’Art Decò erano al loro apice, raffigurava una vittoria alata, Nike, che sosteneva una coppa decagonale, appoggiata su di un piedistallo di lapislazzuli a base ottagonale. Il suo peso complessivo era di 3800 grammi, di cui 1800 in argento “sterling”, placcato oro. L’altezza dell’opera raggiungeva i 30 centimetri. Era stata così ribattezzata per ricordare il Presidente della FIFA, Jules Rimet, che nel 1929 fu l’ideatore della competizione.
E’ opportuno precisare che la Coppa, sempre la stessa, veniva assegnata ogni quattro anni alle squadre vincitrici dei Mondiali di Calcio, fino all’edizione del 1970, nella quale il Brasile la conquistò, allo Stadio “Azteca” di Città del Messico, diventandone, così come stabilito dalla Federazione Internazionale del Calcio, il legittimo proprietario, essendo stato la prima nazione ad essersela aggiudicata per tre volte. Per completezza di informazione, si sottolinea che il 19 dicembre del 1983, proprio in Brasile avvenne il secondo furto del trofeo, che molto rocambolescamente fu fuso in lingotti d’oro e venduto a quindicimila dollari. Gli investigatori individuarono i responsabili, mentre la CBF (Confederação Brasileira de Futebol) ne commissionò una copia, poi consegnata al Presidente carioca nel 1984. Secondo alcuni, quella della fusione fu solo un’invenzione per depistare le indagini. Nel 2015, in un deposito abbandonato, venne ritrovata la base di forma ottagonale di lapislazzuli, ma dell’originale, nessuna traccia.
Ritornando al 1966, è immaginabile l’imbarazzo di Scotland Yard. Il furto avvenne di domenica mattina, mentre la mostra era chiusa al pubblico e nella Central Hall si teneva l’abituale funzione religiosa. L’autore del colpo si era mescolato ai fedeli, aveva forzato il lucchetto della teca ed era fuggito indisturbato. Le indagini portarono, comunque, in meno di una settimana, all’arresto di un certo Edward Bletchley, un ex portuale di 47 anni, disoccupato, che aveva chiesto un riscatto di quindicimila sterline, inviando una lettera, firmata “Jackson”, all’allora Presidente della Football Association inglese, Joe Mears che, informata la polizia, finse di accettare l’accordo. Un poliziotto, sotto copertura, incontrò l’uomo a Battersea Park, luogo fissato per lo scambio e lo arrestò, senza però recuperare il “bottino”.
A risolvere il “giallo”, ci pensò un cagnolino di nome Pickles (lett. sottaceti). Dotato di un fiuto eccezionale, dopo soli sette giorni dal furto, ritrovò il trofeo nascosto in una siepe di un giardino, nella periferia sud di Londra, avvolto con carta di giornale. Dopo l’imbarazzante evento, la FIFA commissionò, segretamente, la realizzazione di una fedele riproduzione della coppa, da usare durante le celebrazioni post partita, che, venduta all’asta nel 1997, fu acquistata dalla stessa FIFA.
Come raccontò testualmente Rob Stevens, in un articolo della BBC: “Pickes era un “collie” (cane da pastore scozzese). Venne accolto come un trionfatore in patria, un eroe, quasi come il Capitano della Squadra Inglese, Bobby Moore, che sollevò la “Coppa Rimet” ricevuta dalle mani della Regina Elisabetta. Quello di Bletchley era stato un furto dilettantistico e non erano venute meno le misure di sicurezza della polizia”. David Corbett, il padrone del bastardino di quattro anni, disse in un’intervista: “Il ritrovamento è avvenuto nel pomeriggio di domenica 27 marzo. Ero uscito di casa, per recarmi ad una cabina telefonica per chiamare mio fratello. Pickles stava correndo intorno alla macchina del mio vicino. Ho cercato di richiamarlo, ma ho notato che stava scodinzolando vicino a un pacco, avvolto in un giornale e legato con lo spago. L’ho preso tra le mani, ho strappato la carta e ho visto il disegno di uno scudo bianco. Poi sono apparse le parole Brasile, Germania Ovest e Uruguay stampate. Avevo visto le immagini dei Mondiali sui giornali e in televisione. Il mio cuore ha iniziato a battere forte. Quando sono andato alla polizia per consegnare il pacco, sono stato inizialmente accolto con incredulità. L’ho sbattuto sulla scrivania di fronte al sergente e ho detto di credere di aver trovato la Coppa del Mondo. Il sergente mi ha risposto che quella non sembrava affatto la Coppa del Mondo”.
Corbett, fu condotto a Scotland Yard, per essere interrogato, convinto di essere proprio lui il sospettato numero uno. Dopo circa un’ora di interrogatorio, fu riaccompagnato a casa, a Norwood, dove ad accoglierlo c’erano decine di cronisti, anche di testate giornalistiche internazionali, in concitata attesa.
In effetti, Corbett ci mise un po’ di tempo per convincere il sergente che non si trattava di uno scherzo. Pickles, che aveva risolto il tribolato caso, venne premiato con una medaglia dalla “National Canine Defense League” e ricevette altri riconoscimenti. Diventò una star televisiva e si guadagnò anche una piccola parte nel film “The Spy with a Cold Nose”, con Eric Sykes. Quando l’Inghilterra trionfò nella finale contro la Germania Ovest, lui e Corbett vennero invitati al pranzo ufficiale, insieme a tutto il team inglese. Sembra che il cane, per l’emozione, abbia fatto i suoi bisognini vicino a uno degli ascensori del palazzo. Morì l’anno seguente, mentre inseguiva un gatto, rimanendo incastrato nel suo stesso guinzaglio.
L’episodio che vide Pickles protagonista, fu ricordato dal Presidente della FIFA, Gianni Infantino, nel discorso di apertura ai Mondiali di Russia 2018.
L’idea di rubare la “Coppa Rimet”, ha ossessionato più generazioni di loschi individui. Durante la Seconda Guerra Mondiale, mentre il trofeo si trovava in Italia perchè vinta, nel 1938, dalla nostra nazionale, Ottorino Barassi, Vice Presidente della FIFA e Presidente della FIGC, dovette portarla via segretamente da una banca di Roma, in una scatola di scarpe, per evitare che venisse trafugata dall’esercito nazista.
E’ proprio vero, il calcio è straordinario perchè non è mai fatto di sole pedate.

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