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30 Settembre 2020

ONG all’arrembaggio di Lampedusa


Dopo l’attracco forzato a Lampedusa della Sea-Watch 3, la nave battente bandiera olandese appartenente alla ONG (NDR: Organizzazione Non Governativa) Sea-Watch con sede a Berlino, nonostante che in quella azzardata manovra si sia quasi stritolata una barca della Guardia di Finanza, il capitano Carola Rackete é stata rimessa in libertà dal GIP Alessandra Vella.
La conseguenza di tale sciagurata decisione è quella che ogni persona dotata di un minimo di intelligenza si poteva attendere: ora le navi di tutte le ONG si sentono ringalluzzite e pretendono di attraccare al porto di Lampedusa, sorde alle disposizioni governative italiane e facendosi beffa del pattugliamento posto in essere dalla unità navali della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza per tutelare i confini delle nostre acque territoriali.
Solo giovedì scorso avevamo deciso di seguire la nave “Open Arms” battente bandiera spagnola, e la “Alan Kurdi” appartenente alla ONG tedesca Sea Eye tramite uno dei servizi di vessel tracking disponibili su internet, poiché navi in odore di seguire s ruota l’esempio della Sea-Watch 3, ma in realtà nel Mediterraneo ci sono svariate altre navi che svolgono la stessa attività come la italianissima Alex, un veliero della ONG Mediterranea, che proprio nelle scorse ore ha condotto una quarantina di migranti a Lampedusa.
Ebbene (NDR: la foto grande in testa a questo articolo è proprio relativa alla rotta tenuta dalla Alan Kurdi nella giornata di giovedì 4 luglio scorso) si nota che la nave Alan Kurdi fa su e giù stabilmente, immediatamente fuori delle acque territoriali libiche in un ristrettissimo braccio di mare antistante la località libica di Zuwarah, come se attendesse a un preciso appuntamento.
E, guarda caso, proprio nelle prime ore del mattino del giorno successivo a quello di inizio del nostro monitoraggio, ossia venerdì 5 luglio, la Alan Kurdi ha comunicato di avere avvistato 65 migranti che si trovavano su un gommone.
La nave stessa ha sostenuto di avere scoperto il natante per puro caso a 34 miglia dalla costa, in uno spazio di mare di competenza libica per la ricerca e il soccorso e che la stessa Libia si era offerta di intervenire.
Questa la mail inviata dalla nave nel corso dell’avvistamento e delle successive operazioni:

Successivamente Gordan Isler, capo missione dell’Alan Kurdi, ha dichiarato: “Le persone a bordo sono state incredibilmente fortunate. La possibilità di essere rintracciati con il binocolo nelle ore del mattino è trascurabile: senza un telefono abilitato al Gps e con conoscenze nautiche di base, questi giovani probabilmente non avrebbero raggiunto un luogo sicuro e sarebbero scomparsi in mare”.
Per stessa ammissione dei tedeschi, tuttavia, il gommone non stava affondando.
Ora, se è pacifico che in mare non si nega a nessuno aiuto in caso di naufragio, si possono ancora definire naufragi coloro che si fanno raccogliere da una nave in un punto ben preciso del Mediterraneo da un gommone che neppure stava affondando?
Insomma è un po’ il discorso nostrano del soccorso 118 o dei Vigili del Fuoco o anche di quello alpino che è gratuito se ci troviamo fortuitamente in pericolo ma è a pagamento, dunque considerandoci ben diversamente, se siamo noi stessi ad appiccare il fuoco alla casa o a metterci deliberatamente in pericolo in montagna. Nella buona sostanza, la situazione di un natante che si mette in mare col deliberato obiettivo di essere poi salvato, ma meglio sarebbe dire prelevato, da una nave una volta al largo può mai essere considerata simile a quella d’un effettivo naufragio? Sinceramente a me la parola naufragio fa venire in mente la vicenda del Titanic dove non mi pare che i passeggeri alla partenza avessero già l’intenzione di essere trasbordati sul Carpatia.
Valutando, dunque, la rotta seguita dalla Alan Kurdi nella giornata di giovedì, i 65 migranti che la nave ha raccolto sono stati fortunosamente trovati nella vastità del mare Mediterraneo o erano attesi in un punto ben preciso?
Rileggendo la mail partita dalla nave, si legge che il gommone è stato avvistato venerdì mattina alle coordinate di 33º 21’ N 13º 40’ E.
Per mera curiosità, ci siamo presi la briga di inserire queste coordinate in Google Maps e, come volevasi dimostrare, abbiamo avuto la conferma che il punto in cui é stato avvistato il gommone (che combinazione!) è proprio lungo il ristrettissimo braccio di mare che la Alan Kurdi stava pattugliando avanti e indietro dal giorno precedente:

E allora, la Alan Kurdi ha svolto una fortuita operazione di soccorso o un concordato servizio taxi?
In realtà è pratica diffusa da parte dei migranti telefonare alla partenza ad Alarm Phone, una organizzazione istituita nell’ottobre del 2014 da reti di attivisti provenienti da networks come Welcome to Europe, Afrique Europe Interact, Borderline Europe, Noborder Morocco e Watch The Med, a supporto delle operazioni di salvataggio. Insomma Alarm Phone è un po’ come la centrale radio-taxi quando prenotiamo una corsa in città.
E se, dunque, la realtà fosse proprio quella d’un concordato rendez-vous, con Alarm Phone che ne ha curato i collegamenti, quale obbligo avrebbe l’Italia di accogliere queste persone che non possono essere definite naufraghe ma passeggeri?
Dunque la questione d’accogliere chi tramite le ONG vuol entrare a forza in Italia e in Europa non è liquidabile sentenziando che si tratta di naufraghi e che i numeri sono piccoli rispetto al totale delle immigrazioni ma riguarda il rispetto delle leggi e d’un basilare principio di sovranità territoriale che viene aggirato col trucco dei migranti fortunosamente trovati alla deriva dalle caritatevoli navi delle ONG e che, in forza di questa possibile messa in scena, assumono lo status di naufraghi.
E, naturalmente, se mai fosse acclarato un tale sotterfugio, si potrebbe allora anche dubitare della genuinità con la quale le ONG svolgono questa attività ed immaginare quali enormi interessi economici possano spingere delle organizzazioni private a sostenere gli ingentissimi costi di acquisto e gestione (addirittura di più navi) con le quali pattugliare la tratta antistante la SAR libica e fare su e giù da Lampedusa in una sorta di servizio navetta su chiamata.

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