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25 Settembre 2020

Le politiche giovanili UE


La politica giovanile dell’Unione Europea ha come obiettivo quello di sostenere ed integrare le politiche degli stati membri a livello nazionale, regionale e locale.
Gli stati membri si trovano ad affrontare sfide simili nel sostenere e responsabilizzare i giovani e apprezzano molto la possibilità di lavorare insieme per trovare soluzioni, analizzare i problemi ed imparare dalle reciproche esperienze e dai casi di successo. Questo è esattamente lo scopo della strategia dell’UE per la gioventù: sostenere gli stati membri nello sviluppo delle proprie politiche giovanili, in linea con gli obiettivi comuni prefissati.
Questa strategia è stata definita per 9 anni, dal 2010 al 2018. Infatti identificare buone pratiche ed incoraggiarne l’applicazione nel contesto nazionale richiede del tempo.
Per la strategia futura, è necessario però trovare un buon equilibrio tra stabilità e flessibilità: stabilità, perché la strategia di cooperazione ha bisogno di tempo, per avere un impatto concreto ed essere efficace, e flessibilità perché la strategia era necessità di adattarsi alle mutevoli esigenze dei giovani. Per esempio, nel 2009 nessuno aveva previsto come la crisi finanziaria ed economica avrebbe influenzato i giovani e loro prospettive sul mercato del lavoro. Ciò conferma che le politiche giovanili a tutti i livelli devono avere una forte dimensione intersettoriale e devono utilizzare strumenti concreti che possano fare la differenza nella vita dei giovani.
Chiunque abbia avuto la possibilità di conoscere l’Europa tramite i progetti di scambio Erasmus non ha potuto che amarla. Decuplicare i fondi per l’Erasmus +, l’attuale programma dell’Unione europea per l’Istruzione, la Formazione, la Gioventù e lo Sport 2014-2020, significa, dunque, dare più opportunità ai giovani di partire. Significa che coloro che da ragazzi hanno imparato ad amare l’Europa, da adulti la difenderanno.
La qualità e la pertinenza delle organizzazioni e dei sistemi europei d’istruzione, formazione e assistenza ai giovani sono incrementate attraverso il sostegno al miglioramento dei metodi di insegnamento e apprendimento, a nuovi programmi e allo sviluppo professionale del personale docente e degli animatori giovanili, e attraverso una maggiore cooperazione tra il mondo dell’istruzione e della formazione e il mondo del lavoro per affrontare le reali necessità in termini di sviluppo del capitale umano e sociale in Europa e altrove.
In questi ultimi anni si è assistito a un crescente sentimento di insofferenza nei confronti dell’UE. Troppe scelte sbagliate da parte dell’UE ma anche un assalto ai suoi valori fondamentali da parte di movimenti e forze politiche populiste.
Eppure, esiste una generazione per cui l’Europa unita rappresenta davvero la terra delle opportunità e la miglior speranza di costruire una vita migliore. Questa è “la generazione Erasmus” cui l’Erasmus ha cambiato l’esistenza: una storia di grande successo ma ancora (purtroppo) riservata a pochi, quasi un’elite.
Se riuscissimo ad aumentare i partecipanti, avremmo sempre più ragazze e ragazzi con il sangue europeo nelle vene e sarebbe il miglior antidoto a chi invece vuole solo distruggere il progetto comune.

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