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Direttore: Vincenzo Di Guida

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19 Settembre 2019

Calcio – Luci e ombre in campionato


E Olympia volò nel cielo di Roma. Il simbolo della S.S. Lazio, l’aquila Olympia, è tornata a volare sopra la curva dei tifosi biancocelesti mercoledì 15 maggio.

Con due gol negli ultimi dieci minuti, prima Milinkovic-Savic e poi Correa la Coppa Italia è andata alla squadra di Simone Inzaghi. La Lazio si è aggiudicata la 72′ edizione della Coppa Italia sollevando al cielo per la settima volta il trofeo della competizione. I ragazzi di Simone Inzaghi hanno vinto perché ci hanno creduto di più rispetto ai ragazzi di Gasperini.

Una gara nervosa, tesa ed equilibrata con poche conclusioni, poche emozioni e molte ammonizioni (4 per la Lazio e 3 per l’Atalanta). Solo l’intuizione del singolo, Milinkovic-Savic entrato 3 minuti prima, sblocca il risultato all’82’ con un gol di testa su calcio d’angolo, cui segue il raddoppio di Correa. All’Atalanta non rimane che perseverare nel suo cammino ed inseguire, in campionato, la partecipazione alla Champions del prossimo anno.

Per i biancocelesti è un traguardo che vale una stagione. Per mesi a ridosso del quarto posto, con un approdo Champions a portata di mano, i troppi passi falsi li hanno fatti scivolare oggi all’ottavo posto. Per questo la Tim Cup diventa un meritato trofeo non solo da esibire in bacheca, quanto un sicuro pass per partecipare di diritto alla fase a gironi della prossima Europa League. Inoltre, con tale successo, gli uomini di Inzaghi si sono assicurati anche la finale di Supercoppa Italiana contro la Juventus.

In un campionato dove la vetta non ha più nulla da dire, dove la Juventus si è aggiudicata il tricolore con 8 giornate di anticipo, ciò che tiene banco sono i rumors del calcio mercato ed i giri di valzer delle panchine.

Si rincorrono le voci sulle possibili cessioni di lusso. Il Presidente del Napoli De Laurentiis, spoilerando la volontà, più volte confessata, del suo capitano ad essere ceduto non sentendosi sufficientemente amato da una parte dei tifosi, si è dichiarato disponibile ad una sua eventuale cessione, a non meno di 100 milioni, laddove dovesse ripresentarsi questa forma di idiosincrasia.

In casa Inter, mentre si ritiene che l’acquisizione in panchina di Antonio Conte possa essere solo una questione di tempo, un rebus è rimesso all’accordo tra Marotta ed Agnelli: il passaggio di Icardi ai bianconeri, unica alternativa alla permanenza dell’argentino in nerazzurro.

Un campione invece costretto a salutare maglia e tifosi, suo malgrado, dopo 18 anni di militanza giallorossa è Capitan Futuro Daniele De Rossi. Prima o poi il momento degli addii arriva per tutti e la Roma ha deciso di non rinnovare il contratto al centrocampista, ormai prossimo ai 36 anni da 2 con la fascia di capitano ereditata da Totti. Dal canto suo De Rossi avrebbe voluto continuare per uno o due anni ancora nella sua Roma come un gladiatore, ma avendo ancora tanta voglia di giocare a pallone vaglierà tra le proposte, che sicuramente fioccheranno, e finirà la sua carriera altrove. La gara del 26 maggio all’Olimpico sarà dunque l’ultima di De Rossi con la sua maglia davanti al suo pubblico.

Clamoroso invece ciò che è successo alla Continassa. Al tavolo delle trattative tra Massimiliano Allegri e Andrea Agnelli, aperto ad ogni opzione: rinnovo, conferma o separazione, è stata scelta la terza. Dopo 5 anni al servizio della Juventus, terminati tutti con la vittoria del campionato, le strade si dividono. “Una scelta concordata”, dice il Presidente ma che somiglia tanto ad un esonero per una stagione, l’ultima, non all’altezza delle aspettative societarie. La Juventus è stata eliminata dalla Coppa Italia e soprattutto dalla Champions da squadre più deboli, almeno su carta, nonostante fosse il primo anno con Cristiano Ronaldo. La competizione europea era ed è notoriamente l’obiettivo dei bianconeri e quest’anno uscire ai quarti contro l’Ajax, nonostante il fenomeno CR7, proprio non è andato giù. Negli ultimi mesi Allegri è stato bersaglio di molte critiche per non aver dato un bel gioco alla Juventus. Nella conferenza stampa di commiato il tecnico toscano ha sostenuto che seppur senza un gioco spettacolare ha costruito una squadra vincente capace di vincere e stravincere. “Nel DNA della Juve c’è vincere anche giocando male e non accontentarsi di giocare bene arrivando secondi, perché al calcio conta vincere le partite”. Poi aggiunge: “Ci sarà un motivo se ci sono squadre che vincono sempre e quelle che perdono sempre”. Certo Max un motivo c’è, c’è sempre. Una squadra vince sempre perché è brava, capace, forte, ben organizzata, con individualità di spessore, ben guidata oppure perché….

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