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29 Settembre 2020

Ma in che mondo vivono taluni politici?


Da alcuni giorni siamo entrati nel vivo della campagna elettorale per le elezioni di fine maggio. Le parti si contendono i seggi del Parlamento Europeo e le poltrone di sindaco di molti comuni italiani grandi e piccoli, oltre naturalmente ad alcuni consigli regionali e provinciali. Come al solito in Italia (e non solo!) non siamo capaci di separare le contese elettorali ma facciamo un minestrone di verdure varie in cui non è difficile per gli anziani e per i molti, troppi analfabeti funzionali perdersi sbagliando e vanificando un voto.
Taluni potrebbero obiettare (non senza ragione) che dei voti di certi elementi come i delinquenti che hanno ammazzato di botte un poveretto a Manduria (solo per citare l’ultimo esempio) se ne farebbe volentieri a meno. Tuttavia il principio della democrazia, al quale ancora ci attacchiamo come il moribondo al tubo dell’ossigeno, sancisce pari dignità di voto allo squatter dei centri sociali e al professore universitario. Non entro nel merito.
Vorrei invece soffermarmi sul comportamento di buona parte della sinistra italiana che, anziché deplorare i fatti gravissimi che ogni giorno si affacciano dalle prime pagine dei quotidiani, sembrano quasi volerli giustificare.
E così vediamo le tre grazie (Camussso, Kyenge e Boldrini) a braccetto al corteo del 1° maggio che blaterano di lavoro agli immigrati e di ius soli mentre i lavoratori le fischiano e lanciano loro quanto necessario per preparare una buona frittata di verdure. Sentiamo improbabili politici (di cui preferiamo tacere i nomi per pietà di Patria) che ignorando i problemi italiani si sgolano a ricordare quanto furono bravi i loro nonni, che poi magari fino al giorno prima vestivano l’orbace, militavano nell’OVRA, o manganellavano chi non aderiva al PNF. Ascoltiamo un rombante Landini Testa Calda ruggire a favore della sicurezza sul lavoro dimenticando che i morti di oggi sono figli delle inutili leggi da loro fatte fino a ieri. Vediamo manifesti in cui il fratello del commissario Montalbano si da alla chimica e promette, sbagliando clamorosamente la formula dell’anidride carbonica, la fine delle emissioni di cobalto dal 2050! Ora, al di là del fatto che un trentennio è un periodo lunghissimo per queste cose e di questo passo in quella data il pianeta potrebbe vedere già l’homo sapiens sapiens estinto e le api padrone del mondo, da chimico mi metto a ridere, mentre da uomo della strada mi chiedo perché non si passino al pettine fitto le idiozie dei creativi di partito prima di rischiare lo sputtanamento di un governatore regionale. Il quale comunque ci mette copiosamente del suo per rafforzare il poco lusinghiero giudizio che già gli elettori vorranno tributargli, facendosi ritrarre in atteggiamenti che farebbero impallidire monsignor Della Casa (vedi foto) e recitando le peggiori frasi fatte ad ogni occasione che gli viene offerta: “noi siamo il nuovo che avanza”; “la nostra proposta politica è innovativa”; “elaborare una proposta rigenerante che torni ad offrire un orizzonte alla rabbia, la trasformi in progetto politico, in una nuova speranza” (eh?); “noi siamo persone serie” (ma mi faccia il piacere, diceva Totò); “abbiamo cominciato in questi anni a edificare una sanità di prossimità” (che è?); “chi ha responsabilità pubbliche e politiche lo fa non per gli altri e per una missione, ma lo fa per far carriera, per fare i soldi, per occupare una poltrona” (quindi lo ammetti?); “siamo noi la maggioranza del Paese” (che hai fumato?); e via allegramente di questo passo.
L’ultima chicca ce la fornisce Alessandra Moretti (sempre PD, ahimè, mi sembra di sparare sulla Croce Rossa) che in TV lancia l’idea di mettere tendine amovibili davanti alle croci e ai simboli religiosi nei cimiteri per non offendere i partecipanti alla cerimonia funebre per un laico.
E poi si lamentano che nessuno li vota? Sinceramente lì per lì l’ho presa per la solita bufala di Facebook, ma ho dovuto ricredermi sentendo l’intervento in diretta. Mi chiedo: questa signora lo sa che lo stipendio glielo paghiamo noi? Sa che è in Parlamento dietro mandato di cittadini italiani o pensa di rappresentare Tom & Jerry e il gatto Silvestro? No: forse le sfugge, come probabilmente le stanno sfuggendo a centinaia i neuroni, che spaventati da cotanto intelletto e temendo di non ricevere più input adeguati al loro ‘status’ preferiscono gettarsi a capofitto dalle orecchie piuttosto che rischiare la morte per accidia.
Eppure questi residuati della gestione fallimentare di un’Italia derelitta continuano imperterriti a gigioneggiare dai teleschermi vantandosi di chissà quale facondia intellettiva e di una genialità politica che Churchill levati!
Fortunatamente i risultati sono di fronte agli occhi di tutti coloro che li usano per vedere e non per portare a spasso le fette di prosciutto: oggi le piazze le riempie Salvini, forse un po’ anche Di Maio (almeno per ora), mentre le manifestazioni rosse vanno talmente deserte che con le loro piazze vuote ci potresti fare barometri.
Lo scorso 1° maggio è stato un susseguirsi di flop in tutte le città: personalmente, vivendo a Vercelli, ho potuto constatare come piazza Cavour, che ai tempi di Almirante ospitò oltre 15.000 persone, vedeva l’altro giorno quattro bandiere rosse (per lo più sventolate da extracomunitari diversamente bianchi) e due lenzuola che sembravano scritte a pennarello da un deficiente. Probabilmente gli effetti della mancanza di finanziamenti pubblici si fa sentire, alla buon’ora!
Ci sentiamo, in conclusione, di rassicurare Salvini: non si affanni a correre da un capo all’altro del Paese a far comizî: la miglior campagna elettorale gliela sta facendo l’opposizione, ben coadiuvata dal genio di Arcore che con i suoi fidi giornalisti sta dando una grossa mano ai gialloverdi, come dimostrano le sparate antigovernative di Cesara Buonamici e degli altri anchorman telegiornalistici di Fininvest i quali purtroppo per loro hanno finora sortito l’effetto opposto, ossia quello di far crollare l’audience dei telegiornali di Mediaset. Infatti solo chi ha la materia grigia di un celenterato non si è accorto, dati Auditel alla mano, che la campagna smaccatamente antigovernativa è montata ad arte. Tuttavia di una cosa siamo certi: se il Berlusca si ferma di colpo dovrà poi ricorrere nuovamente al chirurgo, ma questa volta per rimuovere la buona spanna di lingua che i suoi pennivendoli gli hanno fatto penetrare dove non batte il sole.

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