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Direttore: Vincenzo Di Guida

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19 Settembre 2019

Basta la cittadinanza e siamo italiani?


Lo si sapeva da un pezzo che tra le orde di immigrati sarebbero filtrati, inevitabilmente, anche terroristi, criminali e squilibrati. Insomma nessuno può dirsi davvero sorpreso di quanto accaduto a Milano in settimana.
Ousseynou Sy, 47 anni, nato a Dakar (Senegal) ma immigrato in Italia è residente a Crema, sposato con una donna sarda da cui aveva avuto in dono la cittadinanza italiana ma dalla quale poi si era separato poco dopo, da 15 anni lavorava per le Autoguidovie di Crema. Il senegalese pochi giorni fa ha sequestrato lo scuolabus di cui era conducente con ben 51 bambini a bordo, minacciando di fare una strage come atto dimostrativo conto la politica occidentale responsabile, secondo lui, di indurre l’emigrazione africana verso l’Europa. Per lui gli africani devono restare in Africa e il suo gesto estremo avrebbe dovuto convincere tutto il mondo di questa tesi e, in ogni caso, il suo intento era quello di compiere un’azione dimostrativa sull’onta dell’ira in lui generata, dall’episodio del mancato sbarco di 49 persone, ossia la vicenda della nave Mare Jonio, condizionando la politica sui migranti del governo italiano.
Il coraggio di alcuni bambini presenti sul bus, che hanno allertato i Carabinieri, oltre a una buona dose di fortuna, unità all’abnegazione dei militari accorsi che hanno sfondato i vetri dello scuolabus a mani nude, ha consentito che la brutta avventura terminasse senza morti.
Infatti il senegalese, una volta che il bus era stato intercettato e bloccato in vicinanza di Linate dai militari dell’Arma, aveva dato alle fiamme il mezzo.
Ousseynou Sy non era però del tutto sconosciuto alla giustizia italiana poiché più di una decina d’anni gli era stata sospesa la patente per guida in stato d’ebbrezza mentre solo nell’ottobre scorso era stato condannato a un anno per le molestie perpetrate nove anni fa a una 17enne a bordo di un autobus dove era sempre lui il conducente.
Inoltre pare avesse pubblicato un video manifesto del suo pensiero panafricano su YouTube in cui aveva preannunciato l’eclatante gesto.
Insomma una vicenda tutta da chiarire che mostra una assoluta mancanza di prevenzione e l’irresponsabile affidarsi al coraggio e alla buona stella di bambini e carabinieri per metterci una pezza.
Alcune domande, infatti, restano al momento senza risposta.
Come mai nessuno aveva ritenuto inidoneo alla guida di un mezzo passeggeri un uomo sorpreso a guidare in stato di ebbrezza?
Come mai a un pedofilo erano ancora affidati bambini?
Come mai un video che prometteva eclatanti azioni terroristiche non era stato intercettato e l’autore fermato per chiarimenti?
Ciò senza argomentare la criminale facilità con la quale si è elargito la cittadinanza italiana a persone che, in verità, non si sentono (e non sono) italiane.
Si fa presto a parlare di ius soli e cittadinanza ma essere “cittadino” di un paese significa non solo abitarvici ma soprattutto condividerne intimamente la cultura, la morale e i modus vivendi. A nostro modesto avviso, solo dopo numerosi anni di comportamento irreprensibile e di reiterate relazioni dei servizi sociali, che attestino la perfetta integrazione morale e sociale nel tessuto nazionale, si può concedere la cittadinanza. Altro che concedere la cittadinanza sulla base del solo ius soli o, come in questo caso, a seguito di un matrimonio che appare solo strumentale a conseguirla!
Sul caso si è espresso anche il primogenito del presidente USA che ha ironicamente tweettato: “Perché un Paese non dovrebbe volere più gente perbene come questa?”. Alla luce di quanto accaduto, non possiamo dargli torto e, d’altra parte, forse é proprio per questo che negli USA, paese di grande esperienza in tema di multietnicità, nessun immigrato di prima generazione può ambire a diventrare Presidente, evidentemente convinti che solo essendo nati nel paese ed avendo assorbito sin dall’infanzia i suoi valori fondanti ci si possa dire davvero americani perseguendo gli interessi della nazione. L’art.2 della Costituzione americana, infatti, recita che gli aspiranti alla presidenza della nazione devono “possedere la cittadinanza statunitense sin dal momento della nascita”.
In Italia non abbiamo paletti così stringenti e qualunque cittadino italiano potrebbe diventare Primo ministro o Presidente della Repubblica, anche se immigrato e cittadino italiano solo da pochi giorni. L’art.84 della Carta Costituzionale italiana, infatti, non richiede un pari requisito e a chi vuole diventare Presidente della nostra Repubblica, impone solo di “avere cittadinanza italiana; aver compiuto i 50 anni d’età; godere dei diritti civili e politici”.
Di conseguenza ambire a dventare italiano, pur non dovendo essere un processo impossibile, di certo non può essere un percorso breve, facile e senza controllo alcuno o, addirittura, cosa concessa per il solo fatto di essere giunti sull’italico suolo come lo “ius soli” consentirebbe o aggirando le leggi vigenti con matrimoni che sembrano di comodo.
Questo, per quanto possibile, proprio a garantire che i cittadini italiani pensino davvero agli interessi nazionali piuttosto che a minarne la nazione con atti di terrorismo.
E, quand’anche Sy Ousseynou non fosse un terrorista, pensate che a un italiano vero, ossia un uomo nato ed educato all’italiana in seno a una famiglia italiana (e non un senegalese col corpo in Italia ma testa, cuore e affetti in Africa), sarebbe mani venuto in mente di compiere un atto così enorme come sequestrare 51 bambini allo scopo di dare loro fuoco, o quanto meno terrorizzarli con tale minaccia, per fare da testimonial a un movimento panafricano?
E intanto sul caso scoppia anche la polemica sul perché sia stato taciuto il nome di un bambino italiano, Nicolò, che a quanto pare si è offerto come ostaggio al senegalese ma di cui alcuni media hanno taciuto l’eroico gesto sottolinenando solo il nome dei bimbi, altrettanti coraggiosi, di origine africana. Una propaganda ad arte che, a quanto si dice, mirerebbe a ridurre il danno di immagine che il sequestro di Sy Ousseynou ha causato alla strategia dell’immigrazione incontrollata.

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