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Direttore: Vincenzo Di Guida

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24 Marzo 2019

Il clima. Una bambina. Tanti interessi.


Avete notato che ultimamente è uso servirsi delle bambine per fare pubblicità? Quest’uso criminalmente strumentale sembra aver preso piede in molti ambiti e Paesi da un po’ di tempo a questa parte, vuoi per pubblicizzare una merendina, vuoi addirittura per rendere più credibili battaglie sociali di portata mondiale.
L’ultimo caso è molto recente. Sul blog Gli Occhi della Guerra lo scorso 2 marzo è apparso un articolo che s’intitola: “Ecco chi c’è davvero dietro Greta Thunberg”.
Greta, come credo sappiate, è quella ragazza di 16 anni che ogni venerdì fa lo sciopero del clima davanti al Riksdag, il Parlamento svedese. L’articolo racconta l’inizio della storia di Greta Thunberg che il 20 agosto 2018 di fronte al Parlamento svedese incontra Ingmar Rentzhog, fondatore della start-up ‘We Do not Have Time’ che si prefigge di creare un social network a livello mondiale fondato sulla protezione dell’ambiente. E’ il primo giorno dello sciopero iniziato da Greta: Rentzhog pubblica un post commovente sulla sua pagina Facebook e il web si commuove.
“Scioperiamo perché noi abbiamo fatto i nostri compiti a casa e i politici no”, dice Greta Thunberg, ragazzina svedese con le trecce bionde che, non accontentandosi di essere la prima della classe, vorrebbe avere il primato morale sull’intero pianeta, A 16 anni è tra le più giovani ambientaliste europee e promotrice delle marce degli studenti per il clima. Al termine del corteo degli studenti organizzati da Fridays for Future. “Siamo arrabbiati perché le generazioni più vecchie ci stanno rubando il futuro e non lo accetteremo più”. E ha proseguito: “Noi continueremo finché non faranno qualcosa, saremmo pazienti perché è il nostro futuro ma se non faranno niente, dovremo fare qualcosa noi, e lo faremo… Non mi fermerò fino a quando le emissioni di gas serra non saranno scese sotto il livello di allarme”. Per mesi, ogni venerdì mattina, invece di andare a scuola, si è piazzata davanti al Parlamento svedese reggendo il cartello “Skolstrejk för klimatet”, sciopero scolastico per il clima. Persino il presidente Mattarella l’ha elogiata e citata ad esempio, e da lì in avanti le cose per lei sono diventate facili: a dicembre ha partecipato alla Cop24, la ventiquattresima conferenza delle Nazioni Unite sul clima, che si è tenuta a Katovice, in Polonia, e poi al forum di Davos dove ha tenuto discorsi che hanno fatto il giro del mondo (li potete trovare anche su YouTube). I suoi interventi hanno appassionato i politici di tutta la Terra, facendola diventare il simbolo planetario della lotta per il clima.
L’ultimo atto in ordine cronologico di questa strana commedia si è celebrato venerdì 15 marzo, in oltre 1.300 città di tutto il mondo (Italia compresa), quando migliaia di ragazzi hanno scioperato per smuovere le coscienze sulle emissioni in atmosfera.
Il guaio è che questi ragazzi, come tanti piccoli lobotomizzati obbediscono alle leggi non scritte della società dei consumi e per fare ciò perdono inutilmente ore di scuola. Eppure gli stressi ambientalisti da anni predicano che minori consumi equivalgono a minori emissioni, ossia meno inquinamento!
Qualche giorno fa il nome di Greta Thunberg è stato proposto per il premio Nobel per la pace da tre deputati norvegesi, per premiare il suo impegno contro il riscaldamento globale. «Abbiamo nominato Greta perché la minaccia del clima potrebbe essere una delle cause più importanti di guerre e conflitti», ha affermato il parlamentare Freddy Andre Oevstegaard.
A questo punto, però, occorre fare una riflessione. Sì, perché è affetta dalla sindrome di Asperger, un disturbo si manifesta nell’incapacità di provare qualsiasi forma di empatia, sviluppando tutt’al più la propensione a sviluppare interessi ossessivi.
Ma allora la ragazzina, che già tecnicamente non può saperne molto di crisi climatica, come può risultare effettivamente interessata alla causa del riscaldamento globale?
E’ però il caso di osservare che il 24 agosto 2018, quattro giorni dopo lo sciopero del clima davanti al Parlamento svedese, esce il libro dei genitori di Greta, Scenes from the Heart, che racconta i dettagli della vita privata della coppia e della figlia.
Una banale coincidenza? Forse. E come ha fatto Greta Thunberg a diventare un fenomeno globale di questa portata? Si tratta di un fenomeno così spontaneo? Il giornalista svedese Andreas Henriksson ha provato a dare una risposta, svelando che dietro Greta e il suo personaggio della “ragazzina coraggiosa con la coscienza ambientale” c’è in realtà un entourage di adulti (principalmente attivisti politici) che ci sta abbondantemente marciando sopra. “Ora posso dire che la persona che sta dietro al lancio del libro e lo sciopero scolastico, e la successiva campagna di pubbliche relazioni sul problema del clima, è il PR professionista Ingmar Rentzhog” scrive il giornalista sul suo profilo Facebook.
In un’inchiesta, riportata anche dal Giornale, viene rivelato che il format dello sciopero scolastico davanti al Parlamento non sarebbe altro che parte di una strategia pubblicitaria finalizzata al lancio del nuovo libro della madre di Greta, la celebre cantante Malena Ernman – che nel 2009 partecipò anche all’Eurovision Song Contest.
E l’oscuro regista di questa campagna sarebbe proprio quell’Ingmar Rentzhog, esperto di marketing e pubblicità, che avrebbe sfruttato a sua volta l’immagine di Greta per la promozione della sua start-up.
Ma che genere di persona senza scrupoli sfrutterebbe le inclinazioni ossessive di una bambina disturbata per promuovere i propri affari e per parlare alla pancia di milioni di ragazzini? Per capire meglio chi è Ingmar Rentzhog occorre fare un altro passo indietro. Nel maggio 2018, è stato assunto come presidente e direttore del think tank “Global Utmaning” , che promuove lo sviluppo sostenibile e si dichiara “politicamente indipendente”. Sarà anche vero, ma il suo fondatore è Kristina Persson, figlia del miliardario ed ex ministro socialdemocratico dello sviluppo strategico e della cooperazione tra il 2014 e il 2016. Attraverso l’analisi dei tweet del gruppo di lavoro traspare un forte impegno politico alla vigilia delle elezioni europee per promuovere un’alleanza trasversale che andrebbe dai socialdemocratici alla destra svedese. I nemici sono i “nazionalismi” che emergono ovunque in Europa e nel mondo, che – a quanto pare – fanno paura anche nella fredda e compassata Scandinavia.
Tornando invece alla start up di Rentzhog , questa è decollata pochi mesi fa proprio grazie a Greta. Il 24 novembre Rentzhog la nomina nel board. Solo tre giorni dopo, la start up lancia una campagna di crowdfunding per 30 milioni di corone svedesi (circa 2,8 milioni di euro). Greta è nominata ovunque. Lo stesso Ingmar Rentzhog si vanta di “aver scoperto” la ragazza ma nega, in seguito di averne sfruttato l’immagine per raccogliere denaro, pur sostenendo di “aver avuto un ruolo centrale nella crescita della sua popolarità”.
Ma il quotidiano svedese Svenska Dagbladet non ci sta e accusa la start up di aver sfruttato la ragazza e la sua battaglia per il clima per i propri tornaconti personali. Per parte loro, i genitori sostengono che la battaglia di Greta è assolutamente sincera e spassionata e che la ragazzina non è stata per nulla strumentalizzata, però non smentiscono i rapporti con Rentzhog e i suoi sodali. In sostanza, appare plausibile ritenere che la battaglia di Greta, per quanto ammirevole, non sia affatto nata per caso. Di sicuro la ragazzina con le treccine alla Pippi Calzelunghe non ha nulla di cui vergognarsi. Forse si dovrebbero vergognare coloro che la circondano.

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