Vai a…

WeeklyMagazine

settimanale di fatti, notizie, cultura

 
Direttore: Vincenzo Di Guida

RSS Feed

21 Febbraio 2019

Le solite bugie


Grandi proteste di massa sulle strade stanno verificandosi sia in Francia che in Venezuela. Due presidenti con basse valutazioni di approvazione in entrambi i paesi. Tuttavia soltanto per uno dei presidenti (Maduro) la legittimità viene negata dalle “democrazie” occidentali e dallo stesso presidente francese. Per l’altro presidente (Macron) nessun media pretende di delegittimarne l’autorità.
Proprio quando pensavi che l’ipocrisia globalista del doppio standard non potesse peggiorare oltre, lo ha fatto in questa occasione.Francia e Venezuela hanno entrambi sperimentato diffuse proteste anti-governative nelle ultime settimane. Queste proteste sono state alimentate da fattori economici e dall’aumento delle difficoltà finanziarie per la maggioranza della popolazione.
Tuttavia accade solo in Venezuela, dove al leader democraticamente eletto, Nicolas Maduro, è stato ordinato di dimettersi e il suo avversario, Juan Guaido, è stato consacrato presidente. Le “buone vecchie democrazie” degli Stati Uniti e dell’Unione europea si sono lasciate trascinare a “riconoscere” Guaido dietro la designazione del Dipartimento di Stato USA. La gente che protesta in strada contro Macron viene semplicemente considerata un insieme di estremisti o teppisti dai media occidentali, al contrario la protesta in Venezuela viene vista come legittima e democratica, di gente arrabbiata con Maduro.
In Francia, però, è una storia molto diversa. Qui sono stati i manifestanti della strada “les gélets jaunes “- che sono stati infangati dai media. Sono “populisti” ed estremisti, hanno dichiarato politici ed intellettuali dei media globalisti e ci sono state asserzioni secondo cui tutta la faccenda è stata suscitata dalla Russia .Secondo i Media “mainstream” i venezuelani hanno motivi legittimi per scendere in piazza per protestare contro il loro presidente in tempi di difficoltà, al contrario questo per i francesi non è consentito. Il presidente Macron è un “democratico” e globalista, contro di lui non è legittimo protestare.
Per aggiungere ulteriore insulto alle ferite prodotte da proiettili di gomma sparati dalla Police, Emmanuel Macron, l’uomo che ha scatenato le più grandi proteste in Francia da oltre mezzo secolo, ha il coraggio di essere in prima fila tra coloro che sostengono un leader non eletto in Venezuela, e tutto in nome della “democrazia”. I più risoluti difensori della ‘legge e dell’ordine’ in un paese (Francia) si dichiarano sostenitori dei gruppi più scatenati dell’anarchia che incendiano edifici governativi in ​​un altro paese (Venezuela) . Secondo le puttane quando si tratta delle loro stesse popolazioni, Macron e Maduro sembrano essere ugualmente impopolari se crediamo ai loro sondaggi. Il rating di Macron è sceso al 18% all’inizio di dicembre, ma da allora ha superato il 30%. Il 73% pensa di essere un autoritario. In Venezuela, a novembre, il 63% delle persone ha dichiarato di aver sostenuto un ‘accordo negoziato’ per rimuovere Maduro dall’incarico. Possiamo dire che è probabilmente vero che la maggior parte delle persone in Francia e in Venezuela vuole che i loro leader attuali vengano rimossi. Risulta inspiegabile la ragione per cui c’è una pressione internazionale dei mainstrem su Maduro ma non su Macron di dimettersi e questa non è a causa dell’entità delle difficoltà economiche, della portata delle “violazioni dei diritti umani” o dei numeri di gente per le strade, ma piuttosto perché nel secondo caso si favoriscono gli interessi di quella che, il filosofo ed economista politico greco Takis Fotopoulos, ha definito “l’Elite transnazionale”, mentre l’altro non ne fa parte. Questo potrebbe spiegare perché gran parte della copertura mediatica delle proteste venezuelane è stata di grande simpatia, anche se gli atti di violenza terrificanti sono stati condotti da manifestanti anti-governativi, come l’ incendio alla morte di un uomo nero a Caracas nel 2017 mentre la copertura fatta dai media delle proteste in Francia è stata ripugnante. Ma passiamo a casa nostra dove le puttane nazionali si dimostrano maestre nel dare piacere ai poteri transnazionali. Da giorni i media italiani, stampa e televisione, insistono sul fatto che l’Italia sarebbe in “recessione tecnica” perché l’indice di crescita del prodotto interno lordo dell’ultimo semestre sarebbe diminuito dello 0,2%. Premesso che questa modalità derivante dalla globalizzazione e dal primato dell’economia sui valori sociali e civili di valutare uno Stato e un popolo esclusivamente in base ad indici economici, è una distorsione della situazione reale di una Nazione che non è determinata solo dall’economia, è comunque opportuna una riflessione su queste affermazioni. Innanzitutto, cosa vuol dire “recessione tecnica”? E’ solo un modo di comunicare tra economisti: se un calo prosegue per due trimestri, allora si chiama “tecnica”… E’ quindi solo un modo di dire. Potremmo a questo punto osservare che nessuno delle cui sopra parlava di recessione, tecnica o meno che fosse, quando nell’anno 2012 (governo “europeista” di Monti) il calo era del 2,8% e nel 2013 (governo anch’esso di un”europeista”, Letta) dell’1,7%: no, allora si parlava solo di “austerità” per non spaventare il popolo adesso si spaventa il popolo. Vediamo adesso prima i numeri e poi le possibili cause visto che nessun giornale di destra, di sinistra, di centro, di centro destra , centrosinistra , destra-sinistra etc… le correnti in Italia sono tante, vi diranno le cose come stanno. Precisiamo intanto che un calo dello 0,2% in un trimestre non significa automaticamente che tale diminuzione permanga nel periodo successivo, tant’è che il 2 febbraio scorso il quotidiano “Il Messaggero”, riepilogando le previsioni dei vari organismi, indicava nello 0,6% la crescita dell’Italia nel 2019 come valutata dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca d’Italia. Quindi, crescita e non diminuzione; quindi, non più recessione. Ma poi andiamo a vedere i numeri. Il prodotto interno lordo italiano nel 2018 è stato valutato a 2.190 miliardi di euro: quindi, un calo dello 0,2% corrisponderebbe a 4,38 miliardi di euro prodotti in meno, ossia 73 euro all’anno a persona. E’ una cifra del tutto inavvertita, e se si chiama “recessione” questa, non sappiamo come si potrebbe allora definire una vera crisi economica, come quelle vissute dopo il 1929 e dopo la guerra. Per quanto riguarda le cause, esse sono tante e si sommano. Vi è innanzitutto la disoccupazione, causata dall’innovazione tecnologica, dalla scarsa preparazione professionale, dal deserto produttivo in alcune regioni; vi è la delocalizzazione di imprese fuori d’Italia, che esse sì tolgono incrementi produttivi visibili; vi è la libertà assoluta di commercio che fa importare a bassissimo costo prodotti da Paesi come la Cina che mette in crisi le aziende nazionali; vi sono i blocchi burocratici e inquisitori come la legge sugli appalti e i controlli dell’Autorità anticorruzione che impediscono lo svolgimento di opere pubbliche grandi e piccole; vi è anche il lavoro non registrato, “in nero”, che non viene rilevato statisticamente. E potremmo continuare a lungo con altre esemplificazioni. ll governo in carica, nonostante rimanga un governo europeista e questo lo diro’ nel mio prossimo pezzo, ritiene che la tendenza si possa invertire con le sue politiche di bilancio e in particolare con i pensionamenti, che creano il ricambio generazionale nei posti di lavoro, e il reddito di cittadinanza, teoricamente mirato per avviare al lavoro. Certo, servono anche investimenti produttivi soprattutto nei settori trainanti per il futuro. Non sappiamo se ciò avverrà: però certamente non si può alimentare un terrorismo psicologico basato sulla parola “recessione”, tanto più che essa è comune ai maggiori Paesi membri dell’Unione Europea. Quindi, se una critica alla politica economica dovesse farsi, essa deve rivolgersi in primis alla Commissione Europea responsabile delle sue “direttive” a cominciare da quelle penalizzanti per il sistema bancario e dal rigido controllo sulla circolazione monetaria. Tutto questo nessuno lo dirà mai i nostri giornali sono troppo impegnati a difendere il culo della finanza e di chi tradisce il suo popolo ogni giorno. Oggi i nostri giornali o meglio tutto il mondo dei media rema contro la propria nazione, ogni giorno una campagna per screditare chi dimostra che una società staccata dall’economia si può avere , di chi dice basta ad una invasione di popoli che non hanno niente in comune con la ns trimillenaria storia , chi vuole esprimere una opinione diversa dal coro di castrati, diciamo basta a questo imbavagliamento del corpo e dello spirito cominciamo a parlare di politica nei bar , agli angoli delle strade sui treni la politica deve cominciare ad uscire dalle stanze di potere e tornare a circolare libera tra le ns menti ma ciò può avvenire solo tramite la ns volontà di volerci veramente riappropriare del nostro futuro ma ciò comporta avere delle idee che si basino sulla conoscenza di ciò che tutti i giorni i nostri rappresentanti e non governanti come dicono le prostitute votano in parlamento cominciare quindi quell’operazione di controllo di massa sulle azioni governative solo la conoscenza potrà liberarci veramente, facendo ciò si potrà dar vita ad una rivoluzione permanente che coinvolga tutto un popolo , un ricambio continuo dei rappresentanti una innovazione continua della politica attiva ma tutto ciò deve essere fatto per la grandezza della propria Patria.

Tags: , ,