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Direttore: Vincenzo Di Guida

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23 Settembre 2019

Calcio – Metti un giorno in cattedra Ancelotti


Martedì 15 gennaio ore 10,00, nella Sala Conferenze del Rettorato di Napoli dell’Università degli Studi della Campania “L. Vanvitelli” prende la parola Mr. Carlo Ancelotti, titolare di cattedra presso la panchina del Napoli Calcio a.a. 2018/2019. Nell’ambito della consueta manifestazione di Ateneo “Oltre le due Culture”, il tecnico professore tiene all’uditorio una lectio magistralis su: “La gestione del gruppo e delle risorse umane in un top club dagli anni Novanta ad oggi”.
Per un giorno il Prof. Ancelotti, dal sopracciglio carismatico, si è soffermato sull’evoluzione delle tecniche di allenamento. Oggi nel calcio il gruppo di lavoro è totalmente cambiato, lo staff risulta notevolmente aumentato, gli elementi sono più che raddoppiati. Oltre ai giocatori, l’equipe tecnica si è avvalsa di tante altre figure come il video-analista, il preparatore dei portieri, i dottori, i fisioterapisti ecc., per un totale di 50 persone circa. Questo comporta una responsabilità totalmente diversa rispetto al passato. Prima l’allenatore aveva il controllo totale di tutto e c’era un rapporto più diretto. Oggi conta tanto la fiducia di chi, per te, parlerà anche con gli altri. Affrontando il tema della discussione il tecnico ha rimarcato che nel calcio la cosa più complicata è la gestione del gruppo dove è importante superare gli egoismi, coltivare e promuovere l’altruismo. Per questo nelle relazioni tra le persone occorre porsi allo stesso livello e sopra ogni cosa occorre saper ascoltare. Un allenatore deve essere in grado di trasmettere le proprie idee ai calciatori che dovranno poi mettere in pratica le istruzioni ricevute. Non c’è un sistema di gioco che vince ma un gruppo di giocatori che, sfruttando le proprie qualità, scendono in campo per vincere insieme. La cosa fondamentale, quindi, è la convinzione che un giocatore ha nel fare le cose.
A chi gli chiede di usare la frusta quando i tempi lo richiedono, il leader calmo risponde che non è credibile in tale veste. Essere autoritario non gli si addice, non è nelle sue corde, forse perché nessuno l’ha mai usata con lui e soprattutto perché non vorrebbe ridurre i suoi giocatori a meri esecutori di ordini. Tutto ciò potrebbe portare ad una pericolosa confusione di ruoli: gli esecutori di ordini sono soldati, e i soldatini non giocano a calcio ma fanno la guerra.
Ci sono ovviamente delle regole di comportamento nel gruppo, ad esempio se qualcuno arriva in ritardo agli allenamenti, in quel caso paga una multa. Ma non si arriva a controllare la vita privata di un giocatore e comunque è meglio un giorno di vacanza che un giorno di allenamento fatto male.
Nella gestione ovviamente bisogna focalizzarsi su quelli che non giocano, in questo caso c’è il rischio che questi perdano motivazione e quindi, compito delicato dell’allenatore è quello di essere bravo a mantenere l’equilibrio e l’affiatamento nel gruppo. Dentro lo spogliatoio, luogo sacro, non esistono prime donne, tutti sono uguali. Fuori invece, per la stampa e per i media, è diverso. L’evoluzione del calcio ha trasformato i calciatori in industrie con uno staff al loro seguito che lavora con maggiore professionalità rispetto al passato, come anche la prevenzione sanitaria oggi è diventata elemento indispensabile. Nell’attuale palinsesto ci sono tre partite alla settimana pertanto il lavoro fisico deve essere ridotto ma più concentrato.
Poi dalla platea costituita da docenti, personale tecnico-amministrativo, studenti e giornalisti, cominciano a fioccare le domande a cui con grande disponibilità il neo professore risponde con il consueto garbo.
Il Napoli è un gruppo giovane, sano e vincente. La squadra è forte e si percepisce che per vincere non si debba aspettare tanto. Ci sono stati investimenti importanti e c’è l’intenzione di investire ancora. E noi ci aggrappiamo a questa sensazione del mister che è più di una speranza.
Poi Ancelotti si sofferma sul problema dei cori razzisti agli stadi, quando a volte succede che insultano Napoli anche quando non c’entra, per chiarire ancora una volta la sua posizione: “È semplice – dichiara – non abbiamo mai chiesto una sospensione della partita. Abbiamo solo chiesto che quando c’è un insulto territoriale o razziale, contro chiunque, la partita venga interrotta temporaneamente, per far calmare gli animi, e poi si riprende a giocare. Non ci vuole Einstein. Si fa come quando piove”.
All’estero, dove è stato per nove anni, queste cose non accadono, gli altri paesi ci sono riusciti, in Italia si deve necessariamente migliorare.
Al termine dell’intervento all’Ateneo napoletano il tecnico emiliano, il cui palmares da record (5 coppe Champions League, 2 da giocatore e 3 da allenatore), è riuscito a riunire un folto pubblico di fede non solo spiccatamente azzurra, ha concluso manifestando ancora la sua passione senza pressione per ciò che fa, dichiarando che il giorno in cui non si divertirà più, smetterà. Ma per il momento si alza ancora al mattino con la voglia di andare all’allenamento e aggiunge: “Poi qui ti svegli la mattina e c’è pure il sole!” Sorride, mentre tutto il pubblico applaude.

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