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16 Dicembre 2018

I Limbo Neutrale si raccontano su WM


Nelle scorse settimane abbiamo dato spazio al nuovo lavoro musicale dei “Limbo Neutrale”, band di Vigevano che sta portando avanti un bel progetto culturale.
Con la sponda di Felice Monda, addetto alle pubbliche relazioni del gruppo, pubblichiamo in esclusiva per WM l’intervista a Marco Germani (chitarra) e Sofia Bonardi (voce) dei Limbo Neutrale:

Salve ragazzi e benvenuti su WeeklyMagazine.

1) Cominciamo da voi. Vorremmo conoscere meglio le vostre persone e i vostri percorsi artistici.

Marco Germani: Ho iniziato a studiare chitarra e musica a 9 anni in modo classico, poi mi sono appassionato al repertorio chitarristico dell’800, verso i 15 anni ho scoperto lo strumento elettrico da autodidatta e di seguito mi sono diplomato presso il C.P.M. di Milano. Ho insegnato moltissimo e ho avuto tante band cover, un po’ di tutti i generi, questo mi ha aperto la mente perché ho imparato migliaia di canzoni e modi di suonare, ad oggi sono il presidente di un’associazione culturale (After Life Music Dimension) che si occupa di formare giovani leve e di produrre materiale inedito, inoltre suono in 5 band che mi danno grandi soddisfazioni, non sono ricco, ma riesco a fare di questa passione un mestiere quindi posso considerarmi una persona fortunata.

Sofia Bonardi. 21 anni. Polistrumentista (più o meno). Sono la front woman della band, voce femminile, tastierista, chitarrista ritmica e se serve faccio anche il caffè. Canto da quando ero piccola, suono da decisamente meno (per quello il più o meno). Prima cantavo da sola ma dopo aver provato a suonare con altre persone ci ho preso gusto. È più divertente insieme. Per il canto mi affido al metodo “Vocal Power” ideato da Elisabeth Howard. Per le tastiere sono autodidatta, per la chitarra ho un chitarrista quindi… Fine.

2) E il nome che avete dato alla band? Come mai “Limbo Neutrale”? Una sorta di condizione autoscopica a cui tendere?

Sofia: “Limbo Neutrale” è il titolo di un libro scritto da Marco Germani. In esso si parla di come l’ignavia dell’individuo può, purtroppo, evolversi, arrivando a pensare che forse il limbo neutrale è proprio il nostro mondo ma penso che Marco lo possa spiegare molto meglio di me.

Marco: il nome è preso da una serie di romanzi che ho scritto negli anni, sul sito è in free download il primo e a breve uscirà il secondo episodio, effettivamente il protagonista è un chitarrista rock che viene manipolato e ha delle esperienze alquanto strane, più che una band la definirei un team di “interpreti” e attori che sanno suonare e cantare.

3) Sappiamo però che “Limbo Neutrale” è un progetto più ampio della sola musica. Ci illustrate quali altri percorsi artistici state portando avanti? Come mai questa scelta (o esigenza)?

Marco: il progetto di musica live e in studio è aperto a tante possibilità: featuring, songwriting, visual performing, recitazione, etc. Diciamo che è un contenitore di idee che vuole narrare la natura complessa e fantasiosa delle mente umana attraverso storie fantastiche, sensazioni forti, canzoni, foto e video… Sono convinto che più si miscelano le arti, più il prodotto diventa interessante.

4)Abreaction (abreazione) é un termine della psicoanalisi. Dunque, se abbiamo ben capito, ci sono cose che vengono rimosse e che, invece, dovrebbero essere riportate allo stato cosciente per potersene liberare. Insomma, una sorta di reset. Spiegateci meglio.

Sofia: Più che un reset direi un riavvio del sistema per sbloccare l’hard disk. Però sì, come definizione non è errata. La prima cosa che ti dicono quando devi risolvere un problema è che innanzitutto bisogna essere consapevoli del problema ed accertarli. Se tu ti rifiuti e dimentichi non risolvi niente, anzi, peggiori solo la tua condizione mentale, perché ti limiti. Ora, non voglio dare una lezione di psicologia, anche perché non è nelle mie competenze (io studio nell’ambito dell’informatica), ma non penso che bisogna essere dei geni acculturati per capire quando qualcosa non va. Succede qualcosa attorno a noi, ogni cosa ci collega a dei ricordi e restiamo di conseguenza. È così che l’uomo funziona. Se non fosse così non impareremmo mai. Noi siamo intelligenti perché osserviamo e reagiamo a ciò che ci circonda e ne prendiamo consapevolezza. L’abreazione è questo… viene associato a temi più oscuri dell’uomo ma è questo, nulla di più, nulla di meno.

Marco: Il prossimo album parlerà di ipnosi regressiva, ho chiesto a Sofia di scrivere un testo che potesse parlare di come far riaffiorare ricordi sopiti, lei ha trovato questa terminologia e ha sviluppato l’argomento in modo personale, potete leggere il testo nelle info del video.

5) N.D.E. (Near Death Experience) è una dizione che significa esperienza ai confini della morte. Bisogna proprio andarci così vicino (alla morte) per “resettarsi” ritrovandosi … in un “Limbo Neutrale”?

Sofia: Al contrario. Con il riavvio del sistema esci dal Limbo neutrale. La sindrome di morte apparente può essere vista come un tipo di limbo neutrale in cui cerchi te stesso, ma anche come il metodo per riavviare il sistema. Non c’è una definizione esatta di cosa sia il Limbo. Nel libro di Marco viene fuori un’idea. In N.D.E. ne viene fuori un’altra. L’uomo è soggettivo e contraddittorio, è inevitabile.

Marco: si può leggere l’intero discorso come una metafora dell’attuale società perché stiamo vivendo le “vite di altri”, nel senso che i social ci portano a modificare la realtà per renderci più interessanti secondo degli schemi tipo che i media si ostinano a propinarci come ideali, questo equivale alla morte perché uccidiamo la nostra individualità e, come i personaggi di un videogioco, ci troviamo sospesi tra la vita (quella vera e fisica) e un limbo fatto di futilità. Questo meccanismo pericoloso è un vortice senza fine che ci stressa e ci allontana dalle nostre funzioni, penso che il limbo neutrale oramai sia un dato di fatto.

6) Il metal è sicuramente un genere dal forte impatto. Ma ci pare che voi siate a cavallo di più generi (almeno due o tre…) al punto, forse, di crearne uno vostro tutto nuovo…

Marco: Non credo sia più possibile creare un genere “nuovo”, la tendenza degli ultimi 20 anni è proprio quella di mescolare più generi per attirare il maggior target possibile. Con N.D.E. ho tentato di creare un concept album sperimentale dai toni metal ed elettronici di un’ora, una specie di viaggio inquietante, ma ho notato che le persone faticano a concentrarsi per così tanto tempo e in molti non hanno mai concluso l’ascolto dell’intera opera, quindi ho cambiato direzione e ho deciso di pubblicare un solo brano per volta, accompagnato da un videoclip in modo da essere più fruibile nell’immediato. Le canzoni però saranno molto differenti tra di loro e non forzatamente “mainstream” come abbiamo fatto con “Abreaction” perché ci serviva qualcosa di molto “facile” e radiofonico per farci conoscere. Voglio fare in modo che i nostri fan apprezzino composizioni più elaborate e si impegnino a fondo nell’ascolto e analisi di un brano. Oggi è tutto scontato e veloce, mi piacerebbe molto invertire la tendenza e tornare ad un rapporto più serio con la musica in generale, forse è una deformazione dovuta al fatto che da bambino mi hanno insegnato, durante gli studi di musica classica, ad ascoltare bene ogni sfumatura, a percepire l’insieme e il dettaglio. Quando si produce si passano intere giornate a rifare parti, mixare, cercare suoni, poi si passano ore a provare lo spettacolo e il tutto si riduce ad un ascolto frettoloso con uno smartphone senza cuffie e a un pollice in su, non è accettabile per un artista una qualità così scarsa e una indifferenza così palese da parte di amici e parenti, noi valiamo di più di un paio di scarpe su Ebay, la gente deve capirlo, è ora di cambiare direzione…

Sofia: Parlare di un nuovo genere in un’epoca come la nostra è estremamente inadeguato. Un sacco di artisti emergenti propongono brani pretendendo di non seguire un genere ma di crearne uno nuovo. Ogni genere attuale è semplicemente una ricetta sperimentale dove gli ingredienti sono i generi stessi. Oppure si ha la tendenza a creare un nuovo genere prendendone uno già esistente e basandolo tutto su un’unica “gag”, ma quando dei comici si basano su un’unica battuta il loro spettacolo diventa monotono, pertanto noioso. Lavorare con più generi non è sbagliato. A mio parere dimostra una certa apertura, ma penso anche che attualmente abbia più senso parlare di stile più che di genere. Il genere è un canone, un insieme di regole. Lo stile è una firma, che non è un update al canone, ma è l’impronta con cui farci riconoscere…
Oppure sono semplicemente pazza…

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