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Direttore: Vincenzo Di Guida

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19 Settembre 2019

Candy: un colpo di mano cinese la strappa all’Italia


Lo abbiamo scritto molte volte su queste pagine: la Cina ha adottato da tempo una politica estera aggressiva fondata su basi finanziarie. E’ noto infatti, come stiano di fatto acquistando quote importanti del debito pubblico di alcune nazioni e incuneandosi nel tessuto economico e industriale di altri paese mediante una aggressiva politica di acquisizioni industriali. Ma nulla, e neppure i sindacati a quanto pare ne erano al corrente, faceva presagire la vendita ai cinesi della Candy, storico marchio italiano di elettrodomestici in più che solide condizioni.
La Candy nacque a Monza nel 1945 con il nome di Officine Meccaniche Eden Fumagalli ad opera dell’imprenditore Niso Fumagalli e dei suoi figli, Enzo, Eden e Peppino. La produzione iniziò con la costruzione della prima lavatrice che venne presentata al pubblico alla Fiera di Milano del 1946. Nello stesso anno l’azienda cambiò denominazione in Candy.
Nel 1966 iniziò la produzione della prima lavastoviglie e nel 1970-1971, con l’acquisizione della Kelvinator, vennero prodotte le prime cucine e i primi frigoriferi con l’estetica dei nuovi prodotti firmata da designer di fama nazionale ed internazionale quali Joe Colombo, Marco Zanuso, Mario Bellini, Rodolfo Bonetto e Giorgetto Giugiaro.
Nel 1970 la società venne premiata con il Premio Compasso d’oro, ad attestare la floridità di un’azienda tesa all’innovazione. Candy, infatti, è stata la prima azienda ad utilizzare la tecnologia No Frost per i suoi frigoriferi.
Questi sforzi portarono la ditta ad acquisire altri marchi italiani come Zerowatt e Gasfire nonché ad iniziare la produzione di elettrodomestici per l’epoca innovativi come i forni a microonde.
Nel 1995 la società acquisì la Hoover European Appliances Group cambiando denominazione in Candy Hoover Group e, nel 2002, arrivò ad esportare in 111 paesi.
A metà del 2006 fu acquisito in Cina, insieme agli stabilimenti industriali e alla rete di vendita, il marchio Jinling, terzo produttore del paese di lavatrici su piattaforme di tipo asiatico (asse verticale). All’inizio del 2007 la Candy rilevò in Turchia la società Doruk con il marchio Süsler (cucine, piani cottura, forni da incasso e da appoggio). Nel settembre 2007 fu raggiunto un accordo con la società finlandese Helkama Forste per l’acquisizione dei diritti esclusivi sui propri marchi Helkama e Grepa, commercializzati nella regione nordica, fino alla fine del 2015.
A metà del 2009 venne prodotto il 100 milionesimo apparecchio dal 1945, quando la prima lavatrice Candy fu fabbricata nell’officina Fumagalli: si trattò della lavatrice Candy Grand 9 kg e, nello stesso anno, fu aperta a Dubai è aperta una nuova filiale per gestire lo sviluppo del mercato nell’area del Golfo.
L’espansione della ditta italiana si protratta, accertatamente, almeno sino al 2013 quando la Candy Group acquisì il marchio Baumatic nel Regno Unito, specializzato in prodotti da incasso, elettrodomestici da cucina indipendenti e refrigeratori per vino, riuscendo a possedere sino a 47 filiali sparse in tutto il mondo.
Insomma un’azienda dall’apparenza florida (NDR: nel 2015 la Candy aveva toccato i 952 milioni di euro di ricavi mentre nel 2016 aveva addirittura superato il miliardo di euro con una crescita del 10%), addirittura in espansione, che non lasciava presagire difficoltà gestionali e la necessità di passaggi in altre mani.
E invece, nel 2017, la società è stata adescata dal gruppo cinese Meiling, quotato alla Borsa di Shenzen, con la ventilata prospettiva di diventare fornitore esclusivo di tutte le lavatrici a carica frontale all’interno della neo costituita società Meiling Candy Corp. (60% cinese, 40% italiano). Ma, evidentemente, erano solo specchietti per le allodole e, complice il nuovo assetto societario che dal giugno del 2017 ha portato i fratelli Aldo e Beppe (entrambi figli di Peppino Fumagalli, scomparso nel 2015) a detenere il 90% delle azioni societarie rilevando le quote dei cugini Maurizio e Silvano e di altri eredi Fumagalli (pari complessivamente al 40% del capitale), in appena un anno la Candy è stata ceduta interamente al gruppo cinese Haier con la motivazione che l’azienda fosse troppo piccola per tenere alta la concorrenza in un mercato fatto di grandi volumi, di economie di scala e di bruta forza finanziaria.
Può essere che le cose stiano come dicono i fratelli Beppe ed Aldo Fumagalli ma mentre nelle loro tasche saranno versati 475 milioni di euro, alle maestranze italiane resta solo la preoccupazione per il futuro occupazionale e a noi tutti la constatazione di vedere potenze straniere prendere sempre più il controllo del tessuto produttivo nazionale.

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