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Direttore: Vincenzo Di Guida

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21 Febbraio 2019

Andateci … Piano


Dal crollo del ponte Morandi a Genova è ormai passato un mese, durante il quale sono successe molte cose.
Dopo i primi momenti di confusione la macchina dei soccorsi ha svolto un’opera più che efficiente e meritoria per portare in salvo i feriti, ricomporre i resti delle povere vittime e mettere in provvisoria sicurezza la zona.
Immediatamente dopo, anzi, mentre i soccorsi erano ancora in azione, il governo ha aperto un’inchiesta (parallela a quella altrettanto dovuta della magistratura ligure) nel tentativo di dare un nome e un volto ai responsabili del disastro.
Ebbi modo di scrivere a botta calda che mi sembrava di rivivere la tragedia del Vajont, dove alla fine non pagò nessuno dei veri responsabili: il professor Dal Piaz e l’ingegner Semenza morirono entrambi per cause naturali prima del processo e in pratica l’unico che scontò un paio d’anni (per poi suicidarsi appena fuori di galera) fu quel povero ingegner Biadene, colpevole solo di aver eseguito gli ordini della SADE.
Anche allora ci fu un’inchiesta, ma durò talmente a lungo che la Giustizia non poté far altro che archiviare le posizioni più scomode.
Oggi pare che il cosiddetto ‘governo del cambiamento’ voglia imprimere una velocità del tutto nuova all’iter giudiziario, anche perché (diciamocelo) hanno una fretta maledetta di veder decretata la responsabilità del gestore e poter così stabilire chi pagherà i danni e soprattutto la ricostruzione, oltre a dover spingere al massimo sull’acceleratore della ricostruzione a causa dei gravissimi danni alla circolazione che ancora per molti mesi ingesseranno il capoluogo ligure.
E’ di ieri la notizia che il ministero delle infrastrutture è determinato a far pagare la nuova opera a chi ha causato il danno ma al contempo non concederà che sia lo stesso soggetto ad occuparsi della ricostruzione, tale è la diffidenza (meritata) che la società Autostrade per l’Italia si è meritata in seguito a ciò che è emerso e ancora sta emergendo dall’inchiesta.
Fino a qui tutto bene, se così si può dire in un caso così drammatico. Quello che invece risulta strano, soprattutto alla luce delle dichiarazioni e dei commenti della parte pentastellata del governo (Toninelli e Di Maio in primo luogo), è il fatto che da alcuni giorni siano apparsi su giornali e siti internet disegni, rendering e schizzi vari di un possibile nuovo ponte sul Polcevera a firma di Renzo Piano.
Addirittura al termine di una conferenza stampa cui ha partecipato anche il sindaco di Genova l’a.d. di Autostrade, in posa per le foto di rito davanti al modellino del nuovo ponte, ha maldestramente urtato il plastico, facendo cadere alcuni pezzi. Emblematico il commento del sindaco Marco Bucci: “Non cominciamo così per favore!”.
Ma, al di là delle facili battute, a me sembra che in questa storia ci sia almeno un tassello fuori posto. Da che mi risulta, e da quanto si legge anche nel Nuovo Codice degli Appalti, non è prevista alcuna procedura d’urgenza che permetta di prendere in carico una progettazione di questa portata economica senza che essa sia stata approvata a seguito di una gara internazionale e che abbia sopportato il giudizio tecnico di un’apposita commissione la quale deve innanzitutto validare i calcoli strutturali che stanno alla base del progetto stesso.
In altre parole: non è perché il progetto è firmato Renzo Piano che lo si possa prendere per buono a priori!
Ora si apprende che Toninelli & C stanno pensando a un possibile decreto che escluda Autostrade dalla gestione della rete autostradale e allo stesso tempo dia la possibilità al governo di assegnare a Fincantieri la ricostruzione mediante affidamento diretto.
Trovo il proposito più che lodevole; semmai ci si dovrebbe chiedere perché non ci si è pensato anche in passato. Tornano alla mente i lavori di ricostruzione dopo i terremoti dell’Aquila e di Amatrice, dove ancora oggi la gente vive nel terrore di passare un nuovo inverno al gelo. Ma non divaghiamo.
Come dicevo il proposito è più che meritorio: chissà mai che per una volta si riesca a costruire qualcosa con pochissimo (o nessuno) spreco e in tempi rapidi. Soprattutto i tempi sono importanti, dato il grave problema del traffico intorno alla Lanterna. Ma continuo a non capire cosa c’entri Renzo Piano in tutto ciò.
Va bene che è stato fatto senatore a vita da Re Giorgio in persona, va bene che è considerato il più grande architetto italiano vivente, va bene anche che sia genovese e che a Genova abbia già realizzato opere suggestive e imponenti (vedi le strutture del porto), ma insisto nel dire che un progetto che si rispetti – e che debba restare in piedi per mille anni, come sostenuto dallo stesso Piano – non può essere immaginato e buttato sulla carta senza un’adeguata verifica dei parametri ingegneristici che permettono o meno all’opera di rimanere in piedi.
Nulla avendo contro il senatore Piano arch. Renzo ed anzi ringraziandolo per il dono che ha inteso fare alla sua città, mi chiedo soltanto (e spero che se lo chiedano anche al ministero delle Infrastrutture) se questa idea progettuale sarà valutata come si conviene all’interno di procedure che, pur se veloci, non pregiudichino per l’ennesima volta la sicurezza dei cittadini.

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