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Direttore: Vincenzo Di Guida

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19 settembre 2018

Salviamo l’Africa dal neoimperialismo


La Francia di Macron sempre più impegnata a costruire un nuovo impero coloniale. Un movimento popolare panafricano tenta di opporsi denunciando i neocolonialisti.

 

Tra alcuni giorni si terrà a Roma una manifestazione politica del tutto diversa dal solito. Scenderanno in piazza infatti i giovani africani, emigrati da tempo in Italia e in altri paesi europei, che organizzaranno un sit-it di protesta davanti all’ambasciata francese in piazza Farnese per contestare la politica africana della Francia di Emmanuel Macron. A guidarli sarà Mohamed Konare, originario della Costa d’Avorio, che si definisce «attivista panafricano» ed ha fondato un movimento politico che, per usare un termine corrente, possiamo senz’altro definire sovranista. L’obiettivo, come lui stesso afferma in una lunga intervista sul sito web www.byoblu.com, è di aprire gli occhi agli europei spiegando i metodi di tipo imperialistico-coloniale con i quali la Francia continua a comandare e depredare in Africa ben 14 Stati, un tempo sue colonie, diventate indipendenti negli anni 60 soltanto sulla carta. Il giogo francese su questi Paesi, sostiene Konare, è soprattutto economico e monetario, ed è congegnato in modo tale da garantire a Parigi un ferreo controllo della loro moneta, oltre a un monopolio esclusivo sulle ricche materie di cui abbondano (oro, uranio, petrolio, gas, cacao, caffè), con un risultato duplice: arricchire la Francia e le sue élites imprenditoriali da un lato, con uno smisurato trasferimento di ricchezza (circa 500 miliardi di dollari l’anno, secondo alcune stime); dall’altro lato. impoverire fino alla miseria i popoli indigeni, che sono così costretti a fuggire per fame verso l’Italia e l’Europa, in cerca di fortuna. A questo sfruttamento sistematico della Francia, dice Konare, è giunto il momento di dire basta: «Manifesteremo davanti a tutte le ambasciate francesi in Europa e non solo, con l’obiettivo ambizioso, oggi quasi utopico, di giungere alla creazione degli Stati uniti d’Africa, dove i 14 Stati, che sono ancora sotto il giogo francese, diventino veramente sovrani, liberi di usare le loro risorse naturali per lo sviluppo delle economie locali, e non per arricchire sempre più la Francia parassitaria di Macron e i governi burattini da lei insediati in Africa». Il perno attorno al quale ruota l’intero sistema del controllo francese sui 14 Paesi africani è il Franco coloniale, detto franco Cfa, moneta che la Francia impose alle sue colonie nel 1945, subito dopo l’accordo di Bretton Woods, che regolò il sistema monetario dopo la Seconda guerra mondiale. In origine l’acronimo Cfa stava per «Colonie francesi d’Africa», ma negli anni Sessanta, a seguito del riconoscimento dell’indipendenza delle colonie francesi deciso da Charles De Gaulle, il suo significato è cambiato: «Comunità finanziaria africana». Un riconoscimento puramente formale della fine del regime coloniale, in quanto il Franco Cfa ha conservato tutti i vincoli ferrei e giugulatori che aveva fin dall’inizio sulle economie locali. Stiamo parlando di 14 Stati dell’area subsahariana e del Centro Africa, con una popolazione di circa 160 milioni di unità, per i quali la moneta ufficiale è il Franco Cfa, coniata e stampata in Francia, paese che ne ha stabilito tutte le caratteristiche e ne detiene il monopolio. Ecco il loro elenco: Camerun, Ciad, Gabon, Guinea Equatoriale, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo. Il primo vincolo del Franco Cfa consiste nell’obbligo per i 14 Paesi che ne fanno uso di depositare il 50% delle loro riserve monetarie presso il Tesoro francese. In pratica, quando uno dei 14 Paesi del franco Cfa esporta verso un paese diverso dalla Francia, e incassa dollari o euro, ha l’obbligo di trasferire il 50% di questo incasso presso la Banca di Francia. In origine la quota da trasferire in Francia era pari al 100% dell’incasso, poi è scesa al 65% (riforma del 1973, dopo la fine delle colonie), infine al 50% dal 2005. Così, per esempio, se il Camerun, previo un esplicito permesso francese, esporta vestiti confezionati verso gli Stati Uniti per un valore di 50mila dollari, deve trasferirne 25 mila alla Banca centrale francese. Un sistema al quale non sfugge neppure un soldo, in quanto gli accordi monetari sul franco Cfa prevedono che vi siano rappresentati dello Stato francese, con diritto di veto, sia nei consigli d’amministrazione che in quelli di sorveglianza delle istituzioni finanziarie delle 14 ex colonie. Grazie a questo trasferimento di ricchezza monetaria, la Francia gestisce a suo piacimento il 50% delle valute estere delle 14 ex colonie, investendoli massicciamente in titoli di Stato emessi dal proprio Tesoro, grazie ai quali ha potuto finanziare per decenni una spesa pubblica generosa, sovente ignara dei vincoli di Maastricht. E Konare nell’intervista sul web ricorda che ogni volta che Angela Merkel ha chiesto ai vari governi francesi di depositare il 50% delle riserve delle 14 ex colonie presso la Bce, invece che presso la Banca centrale francese, la risposta è sempre stata un secco no. Tra i numerosi vincoli imposti dagli accordi sul franco Cfa, vi è anche il «primo diritto» per la Francia di comprare qualsiasi risorsa naturale scoperta nelle sue ex colonie. Da qui il controllo di Parigi su materie prime di enorme valore strategico: caffè, cacao, uranio, oro, gas, petrolio. Soltanto dopo un esplicito ‘non interesse francese’, scatta il permesso di cercare un altro compratore. Ma attenzione: i maggiori asset economici di tutte le 14 ex colonie sono in mano a francesi che si sono insediati da tempo in Africa, diventando miliardari a palate (su tutti, Vincent Bolloré e Martin Bouygues). Tanto che Konare trova giusto dire che «gli africani vivono in Paesi di proprietà dei francesi. Mentre agli africani, la Francia del pedofilizzato presidente francese (come lo definisce Konare – N.d.R.) lascia solo le briciole. E spesso neppure quelle: soltanto miseria». Continua l’ivoriano: «Il nostro sogno è un’Europa libera per gli europei e un’Africa libera e prospera per gli africani, contro l’ipocrisia di chi pensa di risolvere i problemi svuotando l’Africa. Sono trent’anni che osservo la scena politica italiana», dice Konare. «Sono sempre le stesse persone, di padre in figlio, come nelle dittature africane. Che cosa non hanno raccontato alle popolazioni italiane, cosa non ho sentito! Facili promesse per ‘distrarre la galleria’, per creare poi  questa guerra fra i poveri, hanno inventato questo esodo biblico. E’ per distrarre, … e quando vedo  il pedofilizzato presidente francese parlare di avamposti per i richiedenti asilo… noi non vogliamo, non dobbiamo più chiedere asilo! L’Africa deve essere libera! Noi africani dobbiamo essere liberi di vivere secondo il nostro paradigma africano! Non possiamo essere costretti a parlare con voi per forza! L’Africa è libera di parlare, di cambiare, di commerciare con chi vuole! Non potete imporre la vostra violenza al mondo secondo questo vostro falso paradigma di “diritti umani”! Diritti umani a geometria variabile: massacrate un popolo, parlo sempre delle oligarchie occidentali, ovviamente col silenzio delle popolazioni occidentali create tutto questo casino». Da questa povertà diffusa, sostiene l’esponente panafricanista, hanno origine le ondate migratorie verso l’Europa: «Un viaggio che sono il primo a sconsigliare. L’Italia non ha lavoro a sufficienza per i suoi giovani, non è pensabile che lo trovi per quelli africani. Per questo ha fatto bene Matteo Salvini a chiudere i porti. I giovani africani devono impegnarsi di più nei loro Paesi per chiedere la fine del colonialismo e delle ruberie francesi, e costruire gli Stati Uniti d’Africa, una federazione di Stati indipendenti e sovrani. Un’utopia che può diventare realtà». In effetti non si capisce, alla luce dell’evoluzione politica degli ultimi cinquant’anni, come sia possibile concedere ad uno Stato membro della Comunità Europea, un privilegio di tale genere. Sarebbe come se la Spagna pretendesse una tangente per ogni operazione di esportazione effettuata in Centro e Sudamerica (Brasile escluso). O come se l’Inghilterra imponesse un tributo alle sue ex colonie come ad esempio India e Canada! Ma stiamo scherzando? Perché l’Europa accetta (e avalla!) un tale comportamento di protervia ed arroganza da un paese che non sa neanche pulirsi le terga in modo adeguato? Cos’hanno in più degli altri popoli per avanzare pretese di questo genere? In fondo sono una massa di contadini e di margari (“E’ difficile governare uno Stato che ha più di 700 tipi di formaggio” diceva De Gaulle) uniti a un pugno di parvenu inurbati che nemmeno Napoleone è riuscito pienamente ad educare. In fondo, parafrasando un nobile romano: “Quando voi stavate ancora a dipingere nelle grotte, noi a Roma eravamo già froci”.

Fonti:

https://joannesmariadeluca.wordpress.com/2018/08/21/la-francia-controlla-e-impoverisce-14-stati-africani-parla-mohamed-konare-leader-del-movimento-panafricanista.html

https://notiziarioromacapitale.blogspot.com/2018/08/mohamed-konare-e-il-sogno-panafricanista.html

facebook: Mohamed Konare Dit Shata

 

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