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Direttore: Vincenzo Di Guida

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20 Maggio 2019

Calcio: Buona vita al Comandante Sarri


Il popolo napoletano, a malincuore, è stato costretto a salutare il suo Comandante con profonda tristezza e commozione. Tre anni splendidi, vissuti così intensamente ed in simbiosi, non si potranno mai dimenticare. È difficile soprassedere sul rapporto intessuto con la squadra, con i singoli, con la tifoseria e con la città, viscerale ed avvolgente, senza rendersi conto che sarà necessario un po’ di tempo per elaborare il distacco. Maurizio Sarri, è stato capace con grande umiltà di restaurare il Napoli del dopo Benitez, infondendogli la fiducia necessaria del post Higuain. Ha saputo inventare nuovi ruoli e migliorare quelli già presenti, ottimizzando il valore della rosa e raggiungendo per tre anni il record dei punti in serie A, sfiorando uno scudetto più che meritato, ed offrendo uno spettacolo che ha fatto parlare tutta Europa del Napoli e del suo modo di giocare.
I motivi che sono alla base della scissione con la dirigenza della società, non sono del tutto chiari, fatto sta che abbiamo assistito ad una scena già vista: un déjà-vu. Gli addii tra il Presidente De Laurentiis e gli allenatori che si sono susseguiti, non sono mai stati semplici e lineari. In questo caso esclusi i contrasti di ordine economico, le divergenze sono state sicuramene di altro tipo: tecniche, personali, forse di prospettiva. Il Mister, probabilmente, non ha condiviso il progetto innovativo della riorganizzazione della sua creatura, forgiata e plasmata in anni di duro lavoro, preferendo uscire di scena quando le cose sono ancora belle, non potendo immaginare un ulteriore margine di miglioramento.
Nell’impasse del momento è sempre De Laurentiis che con un autentico colpo di teatro sorprende la platea: è di mercoledì 23 maggio la notizia che Carlo Ancelotti sarà il nuovo tecnico che siederà sulla panchina del Napoli per i prossimi tre anni.
E’ chiaro che non c’è nulla di improvvisato, che un allenatore come Ancelotti non si prende in 48 ore, è evidente che al colpo si lavorasse da mesi. La scelta del pluridecorato Ancelotti, tecnico disponibile, privo di legami contrattuali da poter consumare subito, è la prima mossa del processo di cambiamento, dalla rivoluzione al pragmatismo, e di restaurazione del potere del Presidente che affida un nuovo ciclo a un nuovo tecnico capace di attrarre calciatori di levatura internazionale nella speranza che riesca nell’impresa che non è riuscita al predecessore. Ovviamente per competere occorreranno investimenti importanti e corposi sulla rosa che il nuovo allenatore avrà sicuramente preteso prima di accettare la sfida. Bisognerà aspettare le prossime mosse, l’evolversi degli eventi, per capire e convincersi che tutto ha un inizio ed una fine e che la mossa vincente è nella trasformazione.
Nel frattempo i ringraziamenti, gli onori, gli omaggi, i saluti, le lacrime per un uomo che sentiamo UNO DI NOI sono dovuti ma anche sentiti e spontanei, perché Sarri non è stato per il Napoli e per Napoli solo un semplice allenatore, Sarri ci ha reso protagonisti, ha fatto sua la causa, è sceso tra la folla, l’ha resa compatta e guidata con orgoglio e furore. Ha avvertito il peso delle offese ripetutamente inflitte a questo popolo, insorgendo e difendendolo con fierezza come il primo dei paladini. Spesso si è definito napoletano non solo perché nato a Bagnoli, ma per condivisione di intenti, sentimenti e colori, per la naturale bellezza della città che è stato in grado di cogliere e riflettere nel suo gioco che rimarrà unico e spettacolare nel pensiero filosofico dei seguaci del Sarrismo che, come una fede, predica al mondo gioia e rivoluzione lasciata, ahimè, purtroppo incompiuta.

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