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31 Maggio 2020

Microgravità e macroballe


La scuola dell’obbligo, anche quella secondaria superiore, è in declino. Questo si conosce da tempo e sono anche noti i responsabili: un generalizzato lassismo, camuffato da pretese ragioni di indulgente modernità, aggravato dal un livello culturale paurosamente in declino.
Ora, però, ci si mettono anche stimati editori come la Zanichelli a fuorviare i ragazzi con nozioni eminentemente sbagliate.
Su “Le scienze naturali”, un testo di fisica destinato alle superiori, al quesito del perché si fluttui sulla ISS, la Stazione Spaziale Internazionale, il testo adduce la eminentemente errata motivazione dell’azzeramento della attrazione gravitazionale dovuta, mente dell’autore del libro, alla distanza tra la navicella e la terra.
In effetti alla pagina 44 del testo incriminato si vede Samantha Cristoforetti mentre galleggia nella cupola (ossia l’osservatorio) della ISS facendo fotografie, avvalorando apparentemente che sulla ISS non vi sia alcuna forza di gravità.
La rete insorge di fronte a tanta ignoranza scientifica e (forse) visto che il soggetto della foto è AstroSamantha, è la stessa famosa astronauta italiana a scendere in campo spiegando il vero motivo dell’apparente galleggiamento senza gravità che si sperimenta nella stazione spaziale.
Nella buona sostanza la Cristoforetti spiega che a bordo della ISS la gravità è circa il 90% di quella presente sulla superfice terrestre ma che gli astronauti e gli altri oggetti sembrano galleggiare a mezz’aria solo perché al cadere dell’astronave (e di tutto ciò che contiene) verso la terra a causa della forza di gravità si somma lo spostamento compensativo che si esplica lungo l’orbita seguita intorno alla Terra per cui l’effetto complessivo è che la distanza tra la terra e la nave resta immutata. Insomma, si tratta di una caduta libera senza fine e si tratta dello stesso effetto di perdita di peso che si sperimenterebbe cadendo nel vuoto.
In realtà nella navicella esiste una microgravità dovuta alla debole attrazione che gli oggetti esercitano l’un l’altro e ad altri fattori ma si tratta di forze davvero deboli e brevemente, ma erroneamente, si è portati a concludere che a bordo non vi sia alcuna forza di gravità.
Il clamore dello svarione del testo della rinomata casa editrice è stato tale che il dott. Giuseppe Ferrari della Zanichelli si è scusato pubblicamente lanciando il seguente tweet: “Mi scuso per il grave errore. Sono due volte dispiaciuto: come direttore editoriale e come ex insegnante di fisica. Domattina su http://online.scuola.zanichelli.it/phelanpignocchino/ troverete la pagina corretta e le istruzioni per chi vuole cambiare il libro”.
Tuttavia, consultando la pagina corretta (NDR: il cui link si riporta nei riferimenti), si vede che nella didascalia della foto non viene spiegato perché a una caduta “senza fine” non consegue l’effettivo precipitare della stazione spaziale sulla superfice terrestre. Anzi, in calce all’immagine si fa l’esempio di una ascensore a cui sono stati tagliati i cavi.
Prescindendo dal fatto che una ascensore cui sono stati tagliati i cavi non precipita affatto in quanto entra in funzione il così detto dispositivo “paracadute”, agli studenti proprio non viene comunque spiegato perché a differenza del caso dell’ascensore evocato nell’esempio la ISS non si schianti a terra.
Insomma la correzione introdotta ripara solo parzialmente allo svarione iniziale ma la cura sembra quasi peggiore del male perché ai poveri studenti non rimane che apprendere fideisticamente una evidenza fisica a cui non viene data spiegazione completa (ancorché solo qualitativa) nonché, dalla evidente ignoranza tecnica del funzionamento degli impianti ascensore, scaturisce un esempio eminentemente errato dal punto di vista tecnologico.

Riferimenti:
http://online.scuola.zanichelli.it/phelanpignocchino-files/17208_PHELAN-Terra_pag%2044.pdf

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