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26 Gennaio 2021

Argento: non tutto oro ciò che luccica


L’argomento è scottante. Di quelli che o ti allinei o sei un maschilista, un orco, un mostro potenzialmente tendente alla violenza sessuale se non, addirittura, al femminicidio.
E’ vero, i reati sessuali ci sono e sono odiosi. I molestatori pure esistono: purtroppo in tutti gli ambienti di lavoro.
Ma nel caso della signora Argento forse, pur dandole credito, le ragioni che oggi la soingono a denunciare non solo solo di natura etica.
Asia Argento è figlia del noto regista e produttore Dario Argento, quello dei film horror. Nata nel 1975, l’Argento inizia a lavorare nello Star system già dall’età di 9 anni nel film per la televisione “Il ritorno di Guerriero”. Nel 1986 lavora con il padre in due film horror da lui scritti e prodotti (NDR: “Dèmoni 2 … l’incubo ritorna” e, nel 1989, “La chiesa”). Nel 1988 ottiene un ruolo da protagonista nel film “Zoo” diretto da Cristina Comencini, mentre nel 1989 Nanni Moretti la sceglie per la parte della figlia del suo alter ego Michele Apicella in “Palombella rossa”. Dopo altri film nel corso del successivi dieci anni, tra cui alcuni girati ancora col padre, arriviamo al 1998.  
L’attrice italiana in tale anno si trovava ad Hollywood per girare il film “B. Monkey” e la Argento sostiene, e fino a prova contraria le si deve dare fede, che il noto produttore hollywoodiano Harvey Weinstein l’ha molestata. Anzi, forse, di più: si parlerebbe di vera e proprio violenza sessuale. In realtà la stessa attrice avrebbe parlato di rapporti orali in un primo momento non graditi ma poi di successivi due anni di rapporti sessuali più o meno consenzienti.
Ciò nonostante, solo nel 2017, ossia a venti anni dai fatti, Asia Argento ha vuotato il sacco. E, immediatamente, le hanno fatto da coro alcune attrici, poche per la verità, e un imprecisato nugolo di attricette sul viale dell’oblio, queste ultime invece in buon numero, che hanno subdorato la possibilità di sfruttare il polverone mediatico.
Trasgressiva lo è sempre stata Asia Argento, basti ricordare il discusso bacio con la lingua che accettó di dare a un cane nel nel film del 2007 “Go Go Tales” ma bisogna dire che, di per sé, non è mai giusto o giustificabile che una donna (ma, talvolta, anche un uomo, si pensi solo al mondo delle passerelle) venga molestato o debba subire violenza anche se incarna o é un personaggio che si propone con una notevole larghezza di vedute. Ancora più odioso se tali molestie o violenze hanno connotazione sessuale sulla base di un rapporto gerarchico di subordinazione.
Tuttavia, e non per giustificare Weinstein o chiunque altro si propone nella veste dell’orco, alcune considerazione il caso le suscita.
Innanzi tutto nel caso di specie non si parla di una misconosciuta e sprovveduta ragazza di provincia che tenta di sfondare nel mondo del cinema ma di una attrice che, all’epoca dei fatti, già aveva girato almeno una decina di film.
Inoltre, la Argento non si può dimenticare che è figlia di uno dei più noti (anche negli USA) registi e produttori di film.
Infine, non era certo una indifesa adolescente nel 1998 ma, a 23 anni, una donna adulta e navigata.
Questi tre elementi possono ben consentire di immaginare che all’epoca dei fatti si fronteggiavano due persone in cui la parte oggi pretesa debole, in fondo non era poi così debole ma sapeva cosa stava facendo e lo accettava di buon grado: nella buona sostanza l’Argento oggi non può sostenere né la tesi della sprovvedutezza e neppure quella della subordinazione ossia che se non avesse accettato le avances del produttore le si sarebbero infranti i sogni di una carriera cinematografica. Lei già era in carriera (e da ben circa quattordici anni) e sicuramente, anche grazie al noto papà, avrebbe ancora lavorato.
Insomma, pur senza volere impelagarsi in denunzie penali, avrebbe potuto dire semplicemente un chiaro “no, grazie” ed andare via, del resto come hanno fatto, a sentire loro, numerose sue colleghe la cui carriera, tra le altre cose, non ne ha risentito.
In conclusione, fermo restando che non si può che essere convinti assertori che gli atti criminali vanno denunciati e che oggi, a differenza del passato, non si può più accettare che nel mondo dello spettacolo sia considerato “normale” concedersi a produttori e registi, spiace tuttavia che le esternazioni della Argento possano essere tinte dai toni un po’ speciosi di chi potrebbe apparire voler ricercare una rinnovata notorietà come attrice. Il suo ultimo lavoro cinematografico, a parte un breve videoclip, risale infatti al lontano 2014.
In definitiva un po’ racconta sicuramente ciò che ancora accadeva nella Hollywood della fine dello scorso secolo ma un po’ oggi specula su quegli usi, ammantandosi di vittimismo, contando su un sentire odierno molto differente da quello di venti anni fa e quindi sul clamore che ai giorni nostri suscita una modalità di rapporti invece supinamente accettata a suo tempo.
Un vicenda, per coerenza alla libera scelta fatta venti anni prima e per stile, che doveva essere gettata alle spalle in un dignitoso oblio o essere riportata solo nelle sedi giudiziarie ma che invece, complici alcuni media speculatori che hanno dato ampio spazio alla Argento con apparente benevolente solidarietà, ma non a caso incedendo nel racconto dei particolari più piccanti, ha suscitato il tipico interesse morboso del popolino amante dei gossip lascivo e trash. Gli elementi, in fondo, ci sono tutti: i soldi, il sesso, un potere esercitato in modo prevaricatore, una ragazza apparentemente debole e indifesa.

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