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28 Ottobre 2020

Oggi referendum separatista in Catalogna


Non si placano in Europa spinte centrifughe che testimoniano la volontà dei popoli a salvaguardare le peculiarità locali a dispetto della volontà globalizzatrice di banchieri, industriali e di politici loro conniventi.
In Catalogna oggi (NDR: domenica 1 ottobre) si dovrebbe svolgere, il condizionale è d’obbligo, una importante consulta popolare per stabilire se distaccarsi dalla madrepatria spagnola oppure no.
La Spagna è nazione dove movimenti come il separatismo basco e quello della Catalogna hanno spesso fatto capolino. Ragioni culturali, ma soprattutto economiche, spingono i movimenti separatisti a soffiare sul fuoco del malcontento popolare.
Non sorprende, quindi, che i catalani provano oggi nuovamente a proclamarsi stato indipendente affrancandosi dalla Spagna.
I sondaggi stimano l’indipendentismo sotto al 50% ma a questa percentuale vanno aggiunti gli indecisi e i dubbiosi che, insieme, assommerebbero a un ulteriore 10%. Dato che altre stime indicano che si recheranno al voto circa l’80% dei catalani, si capisce bene che il fronte del SI, ossia i separatisti, potrebbe davvero conseguire la tanto attesa dichiarazione di separazione giacché non è previsto alcun quorum per la validità del referendum.
Dunque un risultato davvero aperto a ogni epilogo che fa realmente paura allo Stato spagnolo che ha già inviato forze di Polizia e militari in Catalogna dal momento che la Corte Costituzionale ha dichiarato la consultazione illegittima.
I poliziotti e i militari di Madrid hanno già effettivamente sequestrato alcune migliaia di schede elettorali, circa diecimila, e ora presidiano i possibili siti elettorali per respingere chi si dovesse presentare a votare.
I movimenti catalani che mirano all’indipendenza, tuttavia, sembra abbiano nascosto la gran parte delle schede elettorali e le urne su alcune navi che restano prudentemente in acque internazionali, pronte a consegnare il loro carico cartaceo come se fossero sigarette di contrabbando e gira la voce che le votazioni si faranno, se necessario, anche per le strade utilizzando come urne scatole di scarpe.
La popolazione catalana assomma oggi a circa 7,5 milioni di persone risultando quindi la regione più popolosa della Spagna dopo l’Andalusia. Dalla Catalogna proviene anche buona parte del PIL del paese e, nella attuale situazione di crisi economico finanziaria della Spagna non sorprende che i movimenti separatisti hanno buona presa sulla popolazione né che il governo centrale madrileno non acconsente di rischiare di perdere questo importante territorio da cui affluiscono lauti proventi per l’intera nazione.
La stabilità spagnola, infatti, potrebbe essere compromessa se alla vittoria del fronte dei SI seguisse una dichiarazione unilaterale di indipendenza. Il che, a ben leggere la proposta elettorale, potrebbe avvenire entro le 48 ore successive al voto.
Non sorprende quindi che questa notizia, così potenzialmente destabilizzante anche per l’opinione pubblica di altri paesi, non sia passata molto sui media nazionali europei e, in particolare, italiani.

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