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27 Ottobre 2020

Uomini o bestie


Turiste, studentesse, dottoresse. Minorenni, cinquantenni, ottantenni. Italiane o straniere. Tutte accomunate da un denominatore comune, quello della violenza. Molte di loro se lo sarebbero cercato, almeno secondo la metà degli “uomini” di questo Paese. Molte altre, di cui conosciamo i volti solo quando le innumerevoli vessazioni fisiche e psicologiche si sono ormai concluse nel peggiore dei modi, andranno ad aggiungersi ai frequenti insuccessi della società civile. A Noemi, Gloria, Tiziana, seguiranno inevitabilmente altri nomi, tutti emblematici della barbarie più efferata. Perché spesso a causarla è anche chi dovrebbe proteggerci.
Per cercare di gestire l’emergenza di questi ultimi mesi, in Campania è stata finalmente attivata una rete anti-violenza. I centri attivi sul territorio regionale sono 49, due dei quali si occupano esclusivamente di uomini maltrattanti. Indirizzi, recapiti telefonici ed orari di apertura sono reperibili sul sito amicheperlarete.it, il portale presentato dalla Regione Campania il 20 settembre e frutto del protocollo di intesa stipulato nel 2015 tra Regione, Ufficio scolastico Regionale, Anci e Ordine degli Psicologi. Come si evince dal sito dell’organizzazione, lo sportello nasce per contrastare soprattutto il fenomeno della violenza online, del cyberbullismo e sexting a carico delle donne. Amicheperlarete.it metterà infatti a disposizione – anche in ambiente digitale – “la rete di protezione per le vittime (centri anti-violenza, forze dell’ordine, psicologi, avvocati, ecc.). Cosa non sempre messa in atto nel nostro Paese. Se così fosse non saremmo costretti a leggere ogni giorno sui media notizie su vite spezzate di donne.
Fornire supporto psicologico e legale in questa fase è fondamentale, ma servirà? Secondo l’ultimo rapporto Istat sulla sicurezza sulle donne, pubblicato nel 2015, un terzo delle donne italiane avrebbe subito violenza fisica o verbale nel quinquennio precedente: 6 milioni e 788mila, pari ad una donna su tre. Di queste, il 31, 5% , con età compresa tra i 16 ed i 70 anni, sarebbe stata vittima, almeno una volta nella vita, di violenza fisica o sessuale. La cosa che più colpisce è che, considerando l’estrazione sociale e gli studi conseguiti, si tratta almeno per 40% dei casi di donne laureate con profili professionali medio-alti. Donne, che nonostante godano di indipendenza economica, subiscono senza denunciare. Per paura o perché pagano le conseguenze di una società maschilista e di un retaggio culturale ancestrale, che persevera a non considerare ed a non credere alle donne, continuando a dimezzare il loro valore, quello del loro ruolo di madri, mogli ed educatrici, come se tutto fosse dovuto, anche un gesto d’amore. Con il silenzio, sono le stesse donne ad alimentare questa piaga sociale. Considerazione questa, che sembra confermare quanto asserito da Shirin Ebadi, nobel per la pace 2003: il maschilismo è come l’emofilia, colpisce l’uomo, ma è trasmesso dalle donne. Ed è questa la più triste realtà.

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