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26 Ottobre 2020

Un’Apartheid per i bianchi


In questo XXI secolo, dai più definito il secolo della pace, della tecnologia (vista non come semplice atto materiale, come possedere un telefono o un computer, ma intesa come miglioramento della società) del multiculturalismo e globalizzazione stiamo assistendo ad una forma di razzismo all’inverso, perché per creare questa nuova SUPER razza unica qualcuno deve scomparire ed indovinate chi è? Nei giorni scorsi visto che tra i quasi 200 canali televisivi 198 programmavano Master chef, Master chef junior, Master chef Australia, Master chef junior in Australia giusto per applicare l’equazione 1 razza 1 programma, ho dedicato il mio tempo alla lettura ed ho trovato un articolo tratto dal Giornale del 2013 con il titolo “il nuovo razzismo in Sudafrica”. Tra me e me dicevo , sarà che ci incolpano di altre ingiustizie perpetrate ai danni del popolo zulu o di qualche altra tribù dal nome impronunciabile. Comincio a leggere e toh!!! scopro che 450.000 sudafricani di origine boera ed appartenente alla classe media, viveva in tende e roulotte. La faccenda aveva acceso in me la voglia di tuffarmi nel mondo della ricerca storica contemporanea, di fatti che pochi conoscono, premetto che durante le mie ricerche (dilettantistiche) non mi faccio influenzare dalle mie idee politiche, quando si intraprende un lavoro del genere la mente deve essere libera da ogni preconcetto se no si rischia di creare un mostro di falsità , ma quello che ho letto e scoperto , si il termine giusto è scoprire ha rafforzato le mie convinzioni e idee nazional corporativiste. Durante una delle mie serate dedite alla lettura o meglio a tutto ciò che può arricchire lo spirito e la mente, spesso mi sono imbattuto in fantateorie partorite dalla mente di folli, si trattava delle teorie Kalergi, protocolli di Sion, piani per sostituire popoli interi e via dicendo, scritti stilisticamente apprezzabili pensavo, ma troppo faziosi o supportati da prove scientifiche che non erano altro che semplici considerazioni basate sulle proprie esperienze di vita quotidiana, mescolate a quelle che vengono ritenute teorie fantascientifiche, ma mi sono ricreduto come san Tommaso, in quelle teorie in fondo qualcosa di vero c’è. Per capire meglio quello che intendo partirò dalla lontana Sudafrica forse paese che più di tutti rappresenta l’esempio di multiculturalismo del XX sec., negli anni 90 con la fine dell’ apartheid e l’elezione del premio nobel Mandela i discendenti dei boeri perdono il loro primato. Da ogni parte del mondo i radical progressisti sinistrosi esultavano, finalmente si poteva dare inizio a una nuova campagna ideologica (che servisse a riciclare l’idea marxista di un mondo senza barriere un’unica popolazione un unico stato) centrata intorno a questo termine multiculturalismo, che altro non era e non è che una guerra biologica dove il popolo europeo deve essere sostituito a tutti i costi ovunque esso sia presente solo cosi si potrà creare un mondo migliore, un mondo senza razzismo. In seguito all’interesse scaturito dall’articolo di John Simpson, ho scoperto che tra i bianchi sudafricani si sostiene sia in corso un genocidio ai loro danni, in particolare  della minoranza afrikaaner, i discendenti di quegli olandesi migranti (perché no, anche loro cercavano un futuro migliore e scappavano dalla guerra) che colonizzarono il paese nella seconda metà del Seicento. Genocidio è una parola forte e qualcuno potrebbe esagerare i toni a causa del pregiudizio nei confronti del nuovo corso politico in Sudafrica ma è bastato continuare la ricerca su decine di siti per far emergere materiale sufficiente, a quanto meno, giustificare le interrogazioni all’Onu e Strasburgo presentate da organizzazioni sindacali sudafricane per denunciare al mondo il clima di ostilità ed aggressione che subisce sempre più frequentemente la minoranza bianca. Persecuzione che, se non è un genocidio, ne è un’ottima imitazione. Uno dei fenomeni più allarmanti degli ultimi tempi, è quello degli attacchi sempre più frequenti alle fattorie ed ai loro abitanti da parte di bande di neri armati che non si limitano a compiere rapine ma veri e propri massacri, preceduti da torture e stupri ai danni degli agricoltori e delle loro famiglie. La sistematicità di queste aggressioni, il fatto che la stragrande maggioranza delle vittime sia bianca, che nelle confessioni dei pochi responsabili arrestati sia emerso il movente razzista e che l’aumento delle aggressioni si accompagni a dichiarazioni governative che auspicano la sempre maggiore “restituzione” di terra ai neri, fanno pensare ad un’azione preordinata. Il bollettino degli assalti alle fattorie, continuamente aggiornato sui siti, sulla stampa locale e sulle pagine facebook, non ha nulla da invidiare ad un bollettino di guerra. Un altro fenomeno in crescita è il rapido impoverimento della classe media bianca. Migliaia di persone che perdono tutto: casa e lavoro e finiscono in baraccopoli, in veri e propri campi profughi. Questo dell’impoverimento è un fenomeno che colpisce tutte le classi medie del mondo industrializzato, effetto dell’applicazione ormai globale della shock economy che persegue la proletarizzazione di massa a fronte della tutela di un’infima minoranza privilegiata. Le storie delle persone che sono finite nei campi attorno a Pretoria o Johannesburg, sono simili ai racconti che ci provengono ogni giorno dall’Europa schiacciata dal tallone di ferro dell’austerità, imposta come cura letale per ottimizzare a vantaggio delle élite dell’1%  le opportunità offerte dalla crisi globale. Crisi indotte che attraverso l’estremizzazione dei conflitti razziali derivanti dal meticciato imposto e della coabitazione forzata di gruppi etnici esterni che finiscono per prevalere sugli autoctoni, raggiungono  il loro scopo eliminatorio di un’umanità percepita ormai come inutile. Attraverso il meccanismo dell’azione positiva, che impone quote di occupazione numericamente rappresentative dei vari gruppi etnici, leggi come il BEE, finiscono per favorire solo i neri, che sono la maggioranza della popolazione, e per espellere di fatto i bianchi dal mondo del lavoro, risultando, ne più né meno, alla stregua di vere e proprie leggi razziali. In Sudafrica qualunque azienda che intenda lavorare con il governo deve rispettare il principio delle quote e ogni anno passare dei test di qualità che controllano che i neri, le donne nere e i disabili neri, abbiano avuto la priorità nell’assegnamento dei posti di lavoro. Idem per l’assegnazione degli alloggi. In questi vent’anni in cui il Sudafrica ha goduto dell’oblio condiscendente dei media occidentali, il numero delle persone che vive con meno di un dollaro al giorno è raddoppiato, da 2 a 4 milioni nel 2006. Delle terre coltivate “restituite” per legge ai neri, solo il 10%, dopo il passaggio ai nuovi proprietari continua a produrre come prima ed il fenomeno delle aggressioni e massacri ai danni degli agricoltori bianchi sta provocando il declino del settore agroalimentare perché nessuno investe nelle proprie aziende, oltretutto minacciate sempre più frequentemente da voci di esproprio. Ciò rischia di provocare una catastrofe alimentare che colpirebbe l’intera popolazione sudafricana. La stessa sorte sta colpendo lo Zimbabwe. Per il resto la violenza nel paese è endemica, una donna su tre è vittima di stupro e nelle carceri lo stupro maschile di gruppo ai danni dei prigionieri più deboli, il che può voler dire appartenere a minoranze etniche non gradite al gruppo dominante, è pratica quotidiana e tollerata dalle guardie come metodo punitivo. La diffusione dell’AIDS ha fatto riemergere usanze tribali disumane come lo stupro di vergini, perfino di bambini e neonati a scopo “curativo” praticato dagli Zulu. Questo dramma viene silenziato dai media come in Europa viene regolarmente silenziata la tragedia della popolazione greca e delle altre classi medie nazionali e negli Stati Uniti la proletarizzazione della classe media. Qui in Sudafrica la rimozione è dovuta ad un passato che tutti vogliono dimenticare e, se qualcosa emerge, la leadership politica attuale del paese tende a dipingerla come una giusta punizione per il passato razzismo dei colonizzatori bianchi. La solita maledizione dei padri che ricade sui figli, la pretesa che i bianchi debbano comunque sempre qualcosa alle altre razze che non sanno andare oltre il “chiagni e fotti”, per altro che il loro benessere non sia frutto di merito ma sia stato rubato e quindi sia giusto rubarglielo. Una visione che è squisitamente razzista ed opportunista ma che dimostra quanto sia stato abile cedere il potere formale ai neri e utilizzare ancora una volta l’inesauribile potenziale di tradimento della propria base e della propria classe delle forze progressiste al fine, opportunisticamente, di perpetuare il privilegio di una sempre più ristretta élite di sfruttatori. La realtà, dunque, è molto più complessa di quanto la propaganda non racconti. E non sono solo questioni politiche, ma soprattutto economiche. Il mercato sudafricano era, ed è, troppo appetibile e ben lo si vede oggi: milioni di neri facili prede del più feroce consumismo. Pronti a dilapidare in poche ore i guadagni dell’intera settimana, il venerdì pomeriggio assaltano gli scaffali dei supermercati, comprando quantità industriali di merce di bassa qualità. Si stima che oggi, soprattutto nei centri rurali, I neri poveri spendono il 60% del loro salario in cibo. Nel 1994, poco prima delle elezioni, ragazzini neri senza scarpe ma con cellulari ultima moda regalati dalle multinazionali della telefonia, camminavano orgogliosi nei centri commerciali. La Coca Cola sponsorizzava quelli che sarebbero divenuti una delle lobby più potenti e pericolose nel “nuovo” Sudafrica: i taxisti neri. Alla televisione iniziarono a trasmettere gli stessi reality show che si vedono, tutti uguali, in giro per il mondo: il modello sociale da inseguire era lo stesso dei giovani americani, delle famiglie inglesi, dei lavoratori tedeschi. Ma questa è Africa e gli stipendi sono africani, la maggior parte della gente vive nelle township in baracche di venti metri quadrati, con il bagno accessibile se superi la barriera di chi (nero come te) specula anche sui servizi igienici chiedendoti la tangente per usarli. Neri contro neri. Neri contro colored. Colored contro neri. I bianchi che appartengono, o meglio, appartenevano, alla classe media, sono sempre più poveri a causa di una legge – chiamata Affermative Action – che impone alle aziende pubbliche e private di assumere quote maggioritarie di neri. La catena di grandi magazzini più solerte nell’applicarla? I magazzini inglesi Woolworths. Assumono solo neri. In Italia gli ex-comunisti lo chiamano “razzismo positivo”, capito? Una contraddizione in termini. Il loro razzismo, quello legato al colore della pelle (bianca) o del cuore (nero) è positivo. Chi invece, chiede riconoscimento e rispetto per le diversità, è tacciato di razzismo, punto e basta. Noi, che mettiamo l’accento sulle diversità di cultura, storia, educazione e morale siamo razzisti. In senso negativo, ça va sans dire. E’ proprio per colpa di questo buonismo borghese che i poveri rimangono poveri; o meglio, che i poveri diventano sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi. In fin dei conti l’aveva detto anche il loro amato Mandela, del quale ricordano solo quello che fa comodo: Laddove globalizzazione significa, come è nella maggior parte dei casi, che i ricchi e i potenti hanno adesso più strumenti per diventare ancor di più ricchi e potenti a danno dei poveri e dei deboli, noi abbiamo la responsabilità di protestare in nome della libertà universale. Le banche sono soprattutto interessate ad attirare i neri: con la storiellina dei micro crediti, tanto chic quanto politically correct in Europa, chiedono interessi da usura che possono arrivare anche al 50% annuo. Tanto nessuno di loro, ammesso lo sappiano fare, legge il contratto; l’importante è tornare in una baracca 5×4 con il televisore al plasma e la parabola. Di più, il sistema bancario è basato sulla spesa e non sul risparmio: più spendi e più sei “reliable”, credibile. Più debiti puoi vantare nella tua “storia personale di correntista” e più credito puoi ottenere. Bancomat e carta non si negano a nessuno e vengono usati anche per i piccoli, piccolissimi acquisti. Una spirale consumista dalla quale è difficile uscire. Ovunque arrivi, la “democrazia delle banche” crea caos, anarchia, incertezza, violenza, stati e governi fantoccio. Con l’apartheid il Sudafrica aveva piani energetici, difesa dell’ambiente, moneta forte, economia in crescita continua, sicurezza e Stato sociale (welfare). Oggi è tutto il contrario. Il paese è in mano a speculatori corrotti che trattano uomini come merce di scambio. Del razzismo nei confronti dei bianchi poveri, non interessa a nessuno perché non sono un mercato da raggiungere. Per loro non si combattono battaglie planetarie per la democrazia e la giustizia sociale, loro sono vittime spendibili. Ma la realtà dice che il Sudafrica delI’Apartheid aveva fatto grande un paese che ancora nel 1990 produceva il 60% dell’energia elettrica di tutto il continente africano; ai primi posti nel mondo per le tecnologie innovative, nell’ecologia, nelle ricerca scientifica, nell’industria (anche bellica), nella protezione della natura, nell’agricoltura, nell’estrazione di diamanti, oro, platino, uranio. Con uno degli eserciti (di leva) più efficienti al mondo. Nel 1974 per comprare un dollaro ci volevano 87 centesimi di Rand. Oggi ce ne vogliono 13 di Rand. Mandela, non fu un combattente per la libertà. Mandela fu, forse suo malgrado o forse no, una pedina della finanza internazionale che non poteva permettersi di dover trattare con uno Stato forte nel continente che da sempre era terreno di conquista delle multinazionali. Quello che sta avvenendo nello stato del Sudafrica è qualcosa di veramente orrendo ,i bianchi essendo una minoranza stanno subendo ogni tipo di ingiustizie, le torture e gli omicidi sono all’ordine del giorno ma i media occidentali censurano la verità e prima ancora ne favorirono l’operazione condannando a morte sicura altri uomini innocenti.
Il loro fantoccio Nelson Mandela viene presentato al mondo intero, come simbolo di libertà e di pace, quando in realtà è uno degli ispiratori del massacro dei bianchi che sta avvenendo,
questa brutalità va fermata subito. Vi invito a cercare su youtube il video di David Duke, si parla di questo genocidio, si vede chiaramente Mandela cantare inni contro i bianchi e istigare altri neri a commettere omicidio contro i bianchi(boeri); vi invito ad informarvi personalmente della questione ,in modo che voi stessi vi facciate una idea dei fatti. Con ciò non affermo che l’Apartheid sia cosa buona è giusta, ma la situazione sudafricana non è altro che il futuro dell’Europa tra 50 anni quando le minoranze saranno maggioranza.

“Nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo” – W.Goethe

Video: Genocidio Bianco in Sudafrica di David Duke (sottotitoli in italiano) – youtube

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