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21 Ottobre 2020

E’ tornata la malaria!


Al momento è un rebus e nessuno si sente di azzardare ipotesi conclusive sulla morte della piccola Sofia salvo, oramai, che si è certi si tratti di malaria.
La bimba trentina, sofferente di diabete, era stata ricoverata nell’ospedale di Trento. Questo aveva fatto avanzare l’ipotesi, residuale ma non scartabile a priori, di un possibile scambio ematico con alcuni immigrati provenienti dal Burkina Faso che erano ricoverati nello stesso nosocomio proprio per le cure al morbo che avevano contratto nei paesi di provenienza.
La malattia è causata da piccoli parassiti unicellulari chiamati plasmodi che si riproducono all’interno delle cellule del fegato e poi nei globuli rossi.
Ma le vere responsabili della trasmissione del contagio sono le zanzare anche se, fortunatamente, non tutte le specie di zanzare sono tipicamente vettori per questi microorganismi.
Infatti la malattia viene trasmessa da un uomo malato ad un uomo sano attraverso la puntura di zanzare preferenzialmente appartenenti al genere Anopheles, che si pensavano oramai praticamente debellate in Italia.
Esistono 4 diverse specie di plasmodi che causano la malaria nell’uomo: Plasmodium falciparum, P. vivax, P. ovale e P. malariae. La forma più grave di malaria, conosciuta come terzana maligna, è causata da P. falciparum che, se non curata tempestivamente, può portare rapidamente alla morte a causa dei gravi danni apportati al cervello. Proprio quest’ultima specie di plasmodio, quello maggiormente letale, ha infettato la piccola Sofia.
La malaria è una delle malattie mortali maggiormente diffuse nel mondo. Anche in Italia il morbo era endemico in rilevante parte del territorio nazionale (specie nelle zone paludose) al punto che la metà della popolazione ne era esposta e si avevano circa 15.000 morti l’anno.
Poi, con il piano di bonifiche delle aree paludose voluto da Mussolini nel 1928, i casi di malaria scesero repentinamente a poche centinaia per essere azzerati definitivamente negli anni ’70.
Secondo il Lancet Infectious Diseases, uno studio realizzato dal 2005 a oggi da ricercatori della prestigiosa Università di Southampton, in Italia ogni anno si riscontrano circa 600 casi di malaria. Ma si tratta di pazienti che la malaria la importano dall’estero, ossia che si infettano nelle zone ad alto rischio dell’Africa e degli altri continenti e poi entrano in Italia spesso durante il periodo di incubazione e quindi ancora inconsapevoli di essere serbatoi del plasmodio. C’è poi la possibilità, tutt’altro che remota, che le zanzare del genere Anopheles, possano viaggiare nei bagagli delle persone provenienti dalle zone infestate e può capitare la combinazione che giunte in Italia, pungano persone sane trasmettendo la malattia.
Globalizzazione e immigrazione, e qualche volta turismo poco accorto, sono quindi le probabili cause del ritorno di questa malattia nel nostro Paese, a suo tempo faticosamente liberato da questo mortale flagello.

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