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29 Ottobre 2020

Riforma della Forestale: Il Tar rinvia alla Consulta


Il Corpo Forestale dello Stato, come noto, è stato assorbito dall’Arma dei Carabinieri a partire dal primo gennaio di quest’anno a seguito della riforma introdotta nel 2016 dalla c.d. Legge Madia.
Ragioni di costi, fu detto. Lo stesso Renzi ebbe a dire che in Italia vi erano troppi Corpi di Polizia.
Era il 1822 quando venne istituito il “Corpo Forestale per la custodia e la vigilanza delle aree rurali”. Nel 1926 venne trasformato in “Milizia Forestale” da Benito Mussolini per poi essere definitivamente smilitarizzato assumendo la moderna dizione di “Corpo Forestale dello Stato” nel 1948.
Ora, dopo settant’anni, gli appartenenti al Corpo sono stati nuovamente militarizzati in virtù di una Legge che vorrebbe razionale la spesa pubblica.
Tuttavia l’intera operazione visto che non ha diminuito gli organici, né era possibile pensarlo dato che tutte le Forze di Polizia sono già sotto organico, non si capisce proprio quali enormi risparmi possa avere assicurato alle casse dello Stato. Per non parlare invece dell’enorme spreco inerente il tenere i velivoli del Corpo inoperosi a causa delle difficoltà di riconversione poiché dal primo gennaio non risultano in linea coi requisiti di omologazione richiesti ai velivoli militari.
A ben vedere, infatti, tutta la riforma si riduce al solo cambio di casacca del personale al punto che le automobili di servizio sono rimaste dipinte di verde e sotto la attuale scritta “CARABINIERI” in molti casi si intravede ancora l’ombra della precedente dizione “CORPO FORESTALE dello STATO”.
Se sul piano finanziario ci sono dubbiezze sulla convenienza che tale iniziativa ha potuto generare, sul piano strettamente giuridico le perplessità sono ancora maggiori.
Il passaggio della quasi totalità del personale sotto le insegne della Benemerita, ha causato la militarizzazione di fatto dei dipendenti che, in precedenza, godevano invece di uno status giuridico civile. Da non dimenticare, inoltre, la circostanza che l’assunzione tra le fila del Corpo Forestale dello Stato, appunto un Corpo di Polizia civile, avveniva in virtù di un pubblico concorso per cui era bene precisato lo status che avrebbero avuto i vincitori dei concorsi.
Non meravigliano quindi i numerosi ricorsi, oltre duemila, che pendono nei Tribunali amministrativi da parte di chi, vincitore di concorso per una posizione lavorativa a status civile, improvvisamente si è visto cambiare le carte in tavola.
E non sorprende che il Tar Abruzzo, adito dal Vice sovrintendente Cesetti, ha valutato il transito forzoso del personale dallo status civile a quello militare come contrario alla libertà di autodeterminazione degli appartenenti alla Forestale.
L’avvocato Egidio Lizza, che assiste una parte considerevole dei ricorrenti, in ordine alla decisione del Tar, sottolinea che proprio i giudici amministrativi abruzzesi avrebbero dubitato circa le pretese esigenze di bilancio poste come motivazione da parte dello Stato. Un Corpo, tra l’altro, che non ha mai dato adito a dubbi in ordine alla efficacia dell’azione di polizia che invece ha sempre assicurato.
Al rinvio del Tar alla Consulta hanno esultato sia le organizzazioni sindacali ma anche quelle forze politiche che avevano già espresso perplessità in merito alla Legge Madia.
La decisione del Tar di rinviare la questione alla Corte Costituzionale, tuttavia, non significa avere accolto l’istanza di annullamento del provvedimento di assorbimento della Forestale nei Carabinieri ma solo che, secondo i giudici amministrativi, va fatto un ulteriore controllo in ordine alla legittimità costituzionale della legge Madia. Di conseguenza, in attesa della espressione della Consulta, le numerose cause pendenti dovranno essere sospese ma, in caso di incostituzionalità dell’assorbimento del Corpo nell’Arma dei Carabinieri la Legge Madia, che avrebbe voluto razionalizzare e quindi diminuire la spesa pubblica, si teme possa invece trasformarsi in un oneroso boomerang per le già esangui casse dello Stato.