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28 Ottobre 2020

Ceceni, discoteche, giovani ed altre storie


Sono passati pochi giorni dalla notizia della morte di un giovane italiano, Niccolò Ciatti, a Lloret de Mar all’uscita da una discoteca per mano di un giovane ceceno che lo ha colpito a calci e pugni con feroce freddezza.
La polizia ha rapidamente rintracciato i presunti colpevoli e ne ha trattenuto uno, indiziato di aver materialmente colpito il ragazzo italiano lasciando quasi subito in libertà gli altri due che sono immediatamente ritornati in Francia – dove risiedono – facendo perdere le loro tracce.
Negli stessi giorni a Jesolo, in provincia di Venezia, un altro ragazzo veniva colpito con due pugni degni di Cassius Clay da un altro giovane descritto come alto, biondo e con gli occhi azzurri.
Da questa descrizione si dovrebbe dedurre non trattarsi in questo caso di un ceceno, ma entrambi possono essere definiti con un unico aggettivo: assassini.
Il ragazzo veneziano fortunatamente si salverà, ma il suo aggressore al momento è ancora uccel di bosco, grazie anche (forse) a quell’omertà che tra alcuni gruppi di giovani serpeggia quasi come tra coloro i quali devono convivere con le mafie di ogni specie.
I fatti di cronaca, si sa, sono spesso crudi e tristi, e lasciano in bocca il sapore amaro della sconfitta di una società che proprio non riesce a far pace con se stessa e a vivere in armonia.
Analizzando tuttavia gli avvenimenti da una prospettiva più interiore, dietro alla facciata della notizia letta sui giornali o proclamata dai giornalai televisivi, possiamo vedere fatti che a una prima lettura sfuggono, proprio perché le notizie vengono spesso confezionate per lasciare trapelare solo ciò che chi muove i fili del quarto potere vuole che sia reso noto.
Ad esempio spuntano magicamente in rete – attraverso i canali più disparati e grazie a solerti giornalisti indipendenti – fotografie quanto meno imbarazzanti dei tre amici ceceni in tuta mimetica, armati fino ai denti con tanto di mitra e bazooka e palesemente impegnati in un campo paramilitare, con bandiere dell’ISIS ben esposte!
Naturalmente la polizia spagnola si è ben guardata da fornire queste informazioni alla stampa, preoccupatissima, come in tanti casi precedenti (incluso il pullman delle studentesse Erasmus), che questi fatti arrechino un grave danno all’espansione esponenziale della macchina del turismo spagnolo, passata da cinquanta milioni a oltre ottanta milioni di turisti in ingresso nel giro di un anno. Naturalmente il ‘business’ è miliardario, con un indotto che porta lavoro a circa tredici milioni di lavoratori in tutta la Spagna, e da questi numeri si possono anche intuire, almeno in parte, gli evidenti motivi che spingono il governo centrale a ostacolare la richiesta di indipendenza della Catalogna.
Gli stessi motivi spingono naturalmente la polizia locale a “sbrigare” velocemente le pratiche scomode che potrebbero influire negativamente sul mercato del turismo.
Ma queste informazioni sono comunque trapelate. Si sa: le bugie hanno le gambe corte, e in certi casi camminano addirittura coi glutei. Fatto sta che i nostri tre ceceni, oramai francesi d’adozione in quanto richiedenti asilo cui è stato concesso il passaporto gallico, non erano proprio degli stinchi di santo, tuttavia se ne andavano liberi per l’Europa a combinar guai.
Uno dei tre, quello trattenuto in Spagna, era anche un esperto di arti marziali, e i testimoni (che per carità, non sono certo intervenuti per fermare l’assassino, tanto che gli fregava a loro?) hanno detto che i copli che ha piazzato erano degni di Bruce Lee.
Il suo istruttore di arti marziali in Francia sostiene che era un bravo ragazzo, mite, gentile e che non avrebbe fatto male a una mosca.
Infatti le mosche non le ha nemmeno toccate: ma Niccolò invece, lo ha massacrato.
Sua madre ha detto molto chiaramente in televisione che non ha intenzione di perdonare nulla e nessuno.
La denuncia che due dei tre aggressori sono stati liberati è partita da lei, da una donna distrutta da un dolore che si porterà dietro tutta la vita: un ergatolo a piede libero. E se si è spinta ad affermare che vorrebbe uccidere i responsabili con le sue mani, come darle torto?
Discorso analogo, con opportuni distinguo, per il fatto di Jesolo. Si trattava di una festa privata, così hanno raccontato le televisioni e i giornali, e nessuno sa chi fosse l’aggressore.
Nessuno sa??? Un momento: non avete detto che era una festa privata? A me risulta che alle feste private ci si arrivi solo con un invito. E allora questo chi lo ha fatto entrare? Ammettiamo pure che fosse il solito imbucato, ma avrebbe dovuto pur conoscere qualcuno degli invitati per potersi infilare in quella discoteca. La quale, tra l’altro, come tutti i locali di quel tipo ha un buttafuori il cui compito è proprio quello di non far entrare chi non ne ha titolo. Che fosse ubriaco anche quello? Mistero.
Fortunatamente i due pugni sferrati al giovane veneziano non sono stati mortali, pertanto il ragazzo al risveglio dal coma farmacologico in cui era stato costretto, potrà forse dare una sua versione dei fatti aiutando gli inquirenti a dipanare la matassa.
Un dubbio però sorge, e ci fa tornare a quanto detto poc’anzi circa l’omertà di alcune categorie di giovani. Trascurando il fatto che – solitamente – alle feste private partecipano persone che difficilmente possono essere considerate incapienti, non mi sentirei di escludere che il colpevole del tentato omicidio (perché è di questo che stiamo parlando) sia figlio di qualche potente parassita locale e che per questo si sia instaurata una specie di paura a voler svelare la verità, nel timore di incorrere nelle ire del suddetto parassita.
Sia ben chiaro: è solo un’ipotesi e non vuole in alcun modo essere un’accusa nei confronti di nessuno, ma gli inquirenti non dovrebbero escludere di indagare anche in questo senso, perché troppe volte è capitato di ricercare la verità troppo lontano, mentre si celava nel giardino di casa nostra.
L’omertà e la paura nei giovani sono aspetti inquietanti di un modo di vivere e di relazionarsi con il mondo che sempre più prende corpo in questa società ormai troppo dipendente dalla tecnologia. L’auto senza pilota sarà realtà tra pochi anni, il mondo virtuale non fa altro che anticipare ciò che l’industria tecnologica globale produrrà un domani. Pian piano ci stanno abituando che il lavoro, la fatica, lo stesso pensiero non sono più adatti all’essere umano, che dovrà solo starsene in panciolle tutto il giorno mentre macchine lavoreranno per lui e gli forniranno tutto ciò di cui avrà bisogno o voglia.
Senza meriti e senza discussioni.
Ma se tutti avessero voglia della stessa casa? O della stessa barca? O se tutti gli uomini desiderassero diventare Governatore del Mondo? Come si può arrivare a concepire un pianeta di abbrutiti che pensano con il cervello di altri e non hanno più la capacità raziocinante di distinguere il bene dal male, l’onesto dal disonesto, il falso dal vero?
Pochi giorni or sono una ragazza di Chiavari è morta nel capoluogo ligure a causa di una pasticca di extasy che aveva assunto dietro invito del fidanzato ventunenne. Quando è stramazzata al suolo, lui e altri due amici hanno cercato di rianimarla senza riuscirci. Un netturbino intervenuto sulla scena si è offerto di chiamare l’ambulanza, ma quelli lo hanno pregato di non farlo!
Capite? La paura di affrontare una realtà che d’improvviso bussa alla tua porta è più forte del senso del dovere (frase vuota per molti giovani).
Anche questa è omertà. Un misto di paura e d’impotenza di fronte a un mondo che non pensi che esista, del quale nessuno ti ha avvertito dell’esistenza.
Grazie a Dio il netturbino ha avvertito lo stesso il 112, anche se purtroppo per la giovane era troppo tardi.
Ora quei poveri idioti dovranno rispondere anche di omissione di soccorso. Siamo tutti desolati per la povera ragazza, ma vogliamo almeno sperare che ciò che è accaduto serva da lezione, non solo ai protagonisti ma a più ragazzi possibile.
Lungi da me colpevolizzare un’intera generazione (e anche quella dei loro genitori): ci sono fior di ragazzi con la testa sulle spalle che affrontano la vita non modo giusto. Purtroppo però capita sempre più di frequente di constatare che molti genitori si disinteressano dell’educazione dei figli, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
La causa? In primo luogo occorre mettere l’ignoranza. Un’ignoranza sistemica, funzionale, che abbraccia una serie di cause tra cui cattiva educazione scolastica, mancanza di valori, facile accesso a benefici che un tempo erano funzione del merito mentre ora la meritocrazia pare quasi una parolaccia.
Non sta a me tracciare il profilo sociologico di una società di cui mi tocca descrivere il declino e che sempre più spesso mi sento di paragonare alla caduta dell’Impero Romano d’Oriente. Il nostro Romolo Augustolo parla in fiorentino e dice un sacco di fregnacce, ma la gente gli crede, perché ormai ha il cervello all’ammasso e non si rende conto di ciò che le accade. Vedrete che nemmeno quando si decideranno a lasciarci votare cambierà nulla. Perché? Ma perché abbiamo ancora la pancia troppo piena. Continuano a blandirci dandoci panem et circenses mentre trasformano il mondo incuranti dell’ambiente, della salute pubblica e del futuro delle generazioni di consumatori. Proprio quei consumatori che dovrebbero invece essere la loro prima preoccupazione in quanto sono la loro prima fonte di reddito! E invece ci stanno lentamente ma inesorabilmente conducendo verso un mondo che sarà superaffollato, supertassato, supermultirazziale contro la volontà di tutti, fino all’asfissia finale.
E noi che si fa? Nulla, figuriamoci! Si sta a vedere dando sempre la colpa agli altri, senza pensare che gli altri siamo anche noi. Urliamo, sbraitiamo contro il governo, diamo del ladro a tutti i politici ma non siamo capaci di sbarazzarcene una volta per tutte! Un mio conoscente ha scritto recentemente un post su facebook:
“E’ inutile che gridiate spacco qui e spacco là. Avete un’unica arma: la matita. Vedete di usarla bene nella cabina elettorale!”.
Forse un giorno sapremo anche noi erigere barricate e sventolare il tricolore sui resti di una nostrana Bastiglia, mentre gli artefici del disastro si accorgeranno troppo tardi di quanto avranno causato.
Un po’ come adesso sta facendo la sinistra che ad ogni nuovo sbarco sventola la nuova bandiera dell’ “aiutiamoliacasaloro”. Un po’ tardi, non credete?
Claude ostium post equus ianua firma.