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26 Ottobre 2020

La lezione dietro i fatti


Proviamo a mettere insieme alcuni fatti.
Primo fatto: un agente della Polstrada viene sospeso e gli viene dimezzato lo stipendio per aver filmato e messo in rete un immigrato di colore nero che viaggiava in bicicletta sull’autostrada da Torino al traforo del Fréjus.
Secondo fatto: la commissione comunale di garanzia (sì, avete letto bene) del PD di Ancona ha sancito la cancellazione dall’anagrafe del partito e dalle liste elettorali interne del consigliere comunale e provinciale Diego Urbisaglia, il che equivale all’espulsione dal partito stesso.
Terzo fatto: l’amministratore delegato di Telecom Italia Flavio Cattaneo, dimissionario, riceverà una buonuscita di circa 25 milioni di euro, come concordato alla stipula del contratto 16 mesi or sono.
Cosa hanno in comune questi tre episodi? Poco o nulla, direte voi. Sono semplicemente tre fatti di cronaca che sintetizzano situazioni più o meno scandalose, ma del tutto avulse una dall’altra.
Tuttavia, proviamo ad analizzare bene i fatti.
Nel primo caso abbiamo a che fare con un imbelle, su questo non ci piove, che non avrebbe dovuto permettersi un atto simile indossando la divisa (e sulla riconoscibilissima auto della Polizia Stradale!). Sarebbe andato tutto bene se il filmato fosse stato girato da un civile, non certo da una persona che, volere o no, rappresenta lo Stato. E questo, sia chiaro, non per ipocrisia ma semplicemente perché se servi lo Stato non puoi permetterti di criticarne una istituzione. Altrimenti dimettiti; e ciò vale per tutti, dal bidello al ministro.
Detto ciò, le cose che dice nel filmato possono essere condivisibili o meno ma non sono certo false. Nel prendere in giro “le risorse della Boldrini” l’agente stigmatizza un comportamento incivile che sotto varie forme sta purtroppo diventando abbastanza normale, laddove dovrebbe tutt’al più essere un’eccezione.
Ma di casi limite di questo tipo se ne registrano ormai ogni giorno, non ultimo quello del nero immortalato mentre dorme su di una panchina mentre un nugolo di mosche verdastre banchettano nel ‘cleavage’ tra le natiche che sporgono dai calzoncini luridi.
A forza di lasciar correre, a forza di non intervenire con atti repressivi per evitare di essere tacciato di fascismo dal buonista di turno, abbiamo finalmente toccato il fondo.
Ecco fatto: abbiamo compreso che d’ora in avanti non dovremo nemmeno provare a lamentarci e denunciare i protetti della Boldrini e di tutta la sinistra buonista, perché la reprimenda nei confronti dei sudditi (cioè noi) sarà sempre più aspra, sia che la denuncia provenga da un borghese sia che venga sporta da un pubblico ufficiale.
Secondo caso: il consigliere Diego Urbisaglia, che si era già autosospeso dal carrozzone del centrosinistra, aveva scritto sulla sua pagina Facebook che per Carlo Giuliani, ucciso durante i disordini del G8 di Genova nel 2012, serviva “prendere bene la mira”.
“Estate 2001. – aveva scritto – Ho portato le pizze tutta l’estate per aiutare i miei a pagarmi l’università e per una vacanza che avrei fatto a settembre. Guardavo quelle immagini e dentro di me tra Carlo Giuliani con un estintore in mano e un mio coetaneo in servizio di leva (il carabiniere Mario Placanica, N.d.R.) parteggiavo per quest’ultimo”.
E continua: “Oggi nel 2017 che sono padre, se ci fosse mio figlio dentro quella campagnola gli griderei di sparare e di prendere bene la mira. Sì, sono cattivo e senza cuore, ma lì c’era in ballo o la vita di uno o la vita dell’altro. Estintore contro pistola. Non mi mancherai Carlo Giuliani”.
Lascio giudicare a chi legge se queste frasi sono degne di una censura così totale come quella che l’ineffabile commissione comunale di garanzia del PD di Ancona ha comminato al povero Urbisaglia.
Leggendo e rileggendo le sue dichiarazioni ci sentiamo sempre più al suo fianco e ci viene spontaneo un pensiero: ecco finalmente un uomo di sinistra che ragiona con la sua testa (in effetti ne esistono: pochi, ma ne abbiamo conosciuti anche noi).
Ma il pensiero dominante nella sinistra italiana non ammette atti o idee controcorrente, pertanto chi cavalca al di fuori della via tracciata dev’essere disarcionato, finire nella polvere e, perché no, calpestato dagli zoccoli della mandria pascolante.
Al contrario, chi agisce in modo sconsiderato ma coperto dallo scudo dell’ideologia viene osannato e innalzato alla gloria degli altari: nella fattispecie Carlo Giuliani è stato eletto a martire della sinistra, con tanto di sala del Parlamento a lui dedicata, e sua madre è stata eletta a Strasburgo, a ingrossare le fila dei trinariciuti.
La lezione che se ne trae è che se sei attaccato al carro giusto non devi far altro che seguire la strada sulla quale ti guida il carrettiere, anche se ti porta al più vicino burrone. Se poi ci cadi dentro, pazienza: l’importante è che la tua morte sia servita da esempio e da stimolo al popolo, onde fare sempre più potenti gli altri carrettieri.
Personalmente, poi, ritengo che se proprio debba esistere nel PD una commissione di garanzia questa dovrebbe bandire dal novero degli iscritti innanzitutto se stessa, per aver permesso che in questi anni innumerevoli idioti andassero a rinfoltire le schiere del partito.
Venendo all’ultimo caso esaminato, tutto ciò che possiamo dire è che si tratta di un’anomalia non solo italiana, certamente, ma che sempre di anomalia si tratta. Perché uno Stato attento a non sprecare le proprie risorse, trovandosi in una situazione come quella italiana, dovrebbe porre un tetto ai compensi degli amministratori non solo pubblici, ma anche privati, come esempio per tutti.
Da noi invece si mandano a spasso coloro i quali – su incarico esplicito del governo stesso – indicano la via da seguire per un risanamento effettivo ed efficace (vedasi il caso di Carlo Cottarelli, giubilato da Renzi senza troppi complimenti e da poco sostituito da quel Yoram Gutgeld – nomen omen – che si presta senza molta vergogna ad addomesticare i conti pubblici e a mettere in piazza una politica di tagli che in realtà taglia assai poco).
Tornando ai compensi spropositati, non è nostra intenzione discutere nello specifico le cifre: in fondo il buon signor Ferilli aveva pattuito un compenso sotto forma di percentuale sull’incremento degli utili che avrebbe assicurato all’azienda durante una gestione lunga quattro anni.
In realtà i suoi obiettivi sono stati raggiunti in poco più di un anno, quindi è stato corretto da parte sua passare la mano, come da accordi, e altrettanto corretta è stata l’azienda a riconoscergli un compenso il cui ammontare non è stato facile definire in pochi giorni dato che doveva essere calcolato in base agli utili presenti ma anche futuri.
Ciò che invece è contestabile e che 25 milioni di euro potrebbero essere utilizzati per scopi molto più ‘sociali’ in uno Stato che gronda miseria per ogni dove. Ma questa è una polemica più sterile di un cimitero: il governo Gentiloni in questi ultimi mesi ha accumulato altri 20 miliardi di debito pubblico, ma nessuno si scandalizza, come non ci scandalizzammo per le buonuscita milionarie dei fallimentari top manager di Alitalia e Ferrovie dello Stato, da Cimoli a Montezemolo, così ancora come non ci scandalizziamo della cessione per oltre 200 milioni di un tipo in mutande che tira calco a un pallone. Perché allora dovremmo scandalizzarci per una cifra assai inferiore al manager di un’azienda privata?
La risposta è semplice: perché l’abitudine a queste situazioni, alle anomalie che diventano la norma, contribuisce sempre più ad annebbiare il cervello di un popolo che a breve non avrà più né la forza né la volontà di ribellarsi a un regime pressoché defunto, il quale – a guisa di avvoltoio – vive ormai solo dei resti di una democrazia che ha fallito in tutto l’Occidente.