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27 Ottobre 2020

Invasione! (2a parte)


Siamo consapevoli del fatto che l’integrazione degli immigrati che arrivano da noi è un processo che richiede del tempo e comporta dei costi”. Così nella sua relazione annuale il presidente Inps Tito Boeri. “È anche vero che ci sono delle differenze socio-culturali che devono essere affrontate e gestite e che l’immigrazione, quando mal gestita, può portare a competizione con persone a basso reddito nell’accesso a servizi sociali, piuttosto che nel mercato del lavoro – aggiunge – Ma una classe dirigente all’altezza deve avere il coraggio di dire la verità agli italiani: abbiamo bisogno di un numero crescente di immigrati per tenere in piedi il nostro sistema di protezione sociale”. Boeri ha inoltre evidenziato come “gli immigrati che arrivano da noi siano sempre più giovani: la quota degli under 25 che cominciano a contribuire all’Inps è passata dal 27,5% del 1996 al 35% del 2015”, corrispondenti a “150mila contribuenti in più ogni anno. Un dato, ha fatto rilevare, in grado di compensare il calo delle nascite nel nostro Paese, la minaccia più grave alla sostenibilità del nostro sistema pensionistico, che è attrezzato per reggere ad un aumento della longevità, ma che sarebbe messo in seria difficoltà da ulteriori riduzioni delle coorti in ingresso nei registri dei contribuenti rispetto agli scenari demografici di lungo periodo”.Siamo consapevoli del fatto che l’integrazione degli immigrati che arrivano da noi è un processo che richiede del tempo e comporta dei costi”. Così nella sua relazione annuale il presidente Inps Tito Boeri. “È anche vero che ci sono delle differenze socio-culturali che devono essere affrontate e gestite e che l’immigrazione, quando mal gestita, può portare a competizione con persone a basso reddito nell’accesso a servizi sociali, piuttosto che nel mercato del lavoro – aggiunge – Ma una classe dirigente all’altezza deve avere il coraggio di dire la verità agli italiani: abbiamo bisogno di un numero crescente di immigrati per tenere in piedi il nostro sistema di protezione sociale”. Boeri ha inoltre evidenziato come “gli immigrati che arrivano da noi siano sempre più giovani: la quota degli under 25 che cominciano a contribuire all’Inps è passata dal 27,5% del 1996 al 35% del 2015”, corrispondenti a “150mila contribuenti in più ogni anno. Un dato, ha fatto rilevare, in grado di’compensare il calo delle nascite nel nostro Paese, la minaccia più grave alla sostenibilità del nostro sistema pensionistico, che è attrezzato per reggere ad un aumento della longevità, ma che sarebbe messo in seria difficoltà da ulteriori riduzioni delle coorti in ingresso nei registri dei contribuenti rispetto agli scenari demografici di lungo periodo”. TRATTO DA TITO BOERI DAL GIORNALE
Non staremo qui a discutere se sia giusto o meno ospitare tutte queste etnie , che stanno distruggendo la ns cultura , identità e modo di fare di pari merito ai ns mediocri governanti; vogliamo solo chiarire o meglio cercare di vedere le cose dal punto di vista di un contribuente che si alza alle 5 per prendere un mezzo pubblico pagando onestamente l’abbonamento anche per coloro che non ce l’hanno ma che ci pagano però pensioni ed irpef e non lo scrivo per riempire le pagine ma perché lo vivo tutti i giorni ai varchi di circumvesuviana e autolinee. Cerchiamo di fare un po due conti :
C’è questa storia che sento periodicamente: gli immigrati sono una risorsa economica, pagano più di quello che ricevono, ci pagano le pensioni!
Diciamolo subito: è una balla.
Che poi lo dica la Boldrini ci può anche stare (cazzata più, cazzata meno…), ormai è una battaglia persa. Tutti gli altri invece potrebbero capirlo, una buona volta, che non è così.
Gli immigrati non ci pagano la pensione. Pagano la loro di pensione. I soldini che ogni mese versano all’INPS non sono soldi che ci regalano. Sono soldi che pagano oggi e che riceveranno indietro tra X anni quando andranno in pensione. Gli immigrati, come d’altra parte qualsiasi altra categoria di lavoratori, non regalano niente: prestano i soldi. Li prestano sì, ma poi li vogliono indietro.
Quando l’INPS incassa i soldi degli immigrati, da una parte prende ma contemporaneamente si assume un debito che un giorno dovrà restituire.
Che vantaggio ne ha? Se vuoi dimostrarmi che gli immigrati sono una risorsa economica non puoi guardare solo il momento in cui dànno i soldi all’INPS ma anche il momento, nel futuro, in cui incasseranno. Poi fai i tuoi calcoli e mi dici qual è stato il tasso di interesse.
Calcoli quanto hanno versato gli immigrati nella loro vita lavorativa in italia, calcoli quanto gli restituisci sotto forma di pensione e salta fuori che gli abbiamo restituito gli stessi soldi con un interesse del 2%, del 5%, del 20% … che ne so, magari del -5%.Ecco, se mi dimostri che restituiamo agli immigrati i soldi versati con un interesse negativo allora sì che ne abbiamo un vantaggio. Altrimenti…
Altrimenti se le pensioni che pagheremo saranno superiori ai contributi versati allora significa che i soldi presi in prestito dagli immigrati sotto forma di contributi saranno restituiti con un tasso di interesse positivo.
A quel punto per capire se abbiamo un vantaggio dovremmo semplicemente comparare questo tasso di interesse con i tassi di interesse che potremmo ottenere altrove.
Perché uno potrebbe dirmi: sì, tutto torna, ma sta di fatto che se non ci fossero gli immigrati non sapremmo come pagare le pensioni.
Mica vero. Basta farsi prestare i soldi da qualcun altro.
Ed è una cosa che lo Stato già fa. L’INPS nel 2017 ha pagato (dati INPS) 410,3 miliardi in pensioni , mentre ha incassato 296,7 miliardi di contributi. La differenza? 113,6 miliardi di euro che arrivano dritti dritti dallo Stato.Anche contando i contributi degli immigrati l’INPS non sta in piedi, ma ha bisogno che lo Stato ci metta una pezza. Una bella pezza di 113,6 miliardi di euro.
Se davvero gli immigrati ci pagassero la pensione significherebbe che darebbero contributi per coprire la differenza tra 296,7 e 410,3 miliardi. Col piffero, quei 113,6 miliardi ce li mette lo Stato, non gli immigrati.
E lo Stato dove va a prenderli quei soldi? Dalla fiscalità generale, innanzitutto. Poi siccome le uscite (compresi i trasferimenti INPS) sono superiori alle entrare lo Stato se li fa prestare.
Poniamo ora che tutti gli immigrati spariscano dall’Italia. Qualcuno ha calcolato che i contributi previdenziali degli immigrati ammontano a 10 miliardi. Prendiamo questo valore per buono. Il buco dell’INPS passerebbe da 113 a 123 miliardi che lo Stato dovrebbe versare all’INPS.
Lo Stato dunque dovrebbe ricorrere al mercato per farsi prestare 10 miliardi aggiuntivi in titoli di Stato. Una cifra che lo Stato non avrebbe alcun problema a piazzare. A seconda degli anni (e delle relative scadenze dei debiti passati da rimborsare) infatti lo Stato ricorre al mercato per centinaia di miliardi di euro (nel 2015 circa 303 miliardi, nel 2016  256 miliardi e nel 2017  280 miliardi ). Dieci miliardi in più è persino minore della fluttuazione di anno in anno. Non hai gli immigrati che versano 10 miliardi di contributi? Te li fai prestare dal mercato. Perché sempre un prestito è. I 10 miliardi che mi dànno oggi gli immigrati sono un prestito che io restituisco loro quando sono vecchi. Così come 10 miliardi che piazzerei in BTP trentennali sono ugualmente un prestito che restituirò a chi me li ha comprati tra 30 anni. Lo Stato si è fatto prestare 280 miliardi con un tasso medio dell’1,35%. E si è fatto prestare 10 miliardi dagli immigrati a un tasso dello …?Boh. Dire che gli immigrati sono una risorsa perché danno 10 miliardi in contributi senza pensare che un giorno dovremo ridare quei soldi in pensioni è come dire che una banca fa beneficienza perché presta i soldi ai cittadini che vogliono comprare la casa o aprire un’impresa.
Solo un asino patentato penserebbe una cosa del genere. Al di la del fatto che,  visto l’andazzo dell’ultimo periodo, potrebbe anche essere che di pensioni nessuno ne veda nemmeno l’ombra, a sfatare questo luogo comune, alzato come bandiera dalla sinistra radical chic ci pensa la fondazione Leone Moressa che nell’ultimo report annuale sull’economia dell’immigrazione sfata completamente questa diceria, anzi, ne rovescia totalmente i principali concetti arrivando alla conclusione che i migranti per l’Italia sono solo un costo economico. La Fondazione MORESSA nell’interpretare i dati della ricerca immagina gli immigrati come una enorme azienda: gli stranieri producono, in maniera aggregata, un Pil complessivo di 127 miliardi di euro all’anno (8,8% del Pil nazionale). “Come la Fiat”, fanno sapere dalla Fondazione. O quasi, visto che la casa automobilistica ha un fatturato di 136 miliardi. I dati inoltre dimostrano che i lavoratori stranieri nel 2017 hanno pagato 11 miliardi di contributi pensionistici e 6,8 miliardi di Irpef (l’8,7% del totale dei contribuenti). In sostanza hanno “pagato” la pensione a 640mila italiani. Un bel numero, certo: ma bisogna guardare anche a quanto costano gli immigrati allo Stato. Innanzitutto , ogni anno l’Italia versa le pensioni mensili a 100mila immigrati (75mila extracomunitari e 25mila comunitari dell’Est), quindi le pensioni “pagate dagli stranieri” scendono a 540mila. Inoltre vanno aggiunti i costi per welfare e sanità pubblica a cui ricorrono gli stranieri. Il conto finale è in rosso: i 5 milioni di migranti presenti in Italia pesano sulla spesa pubblica nazionale per il 2% del totale. E poiché il Belpaese ha speso 830miliardi di euro, questo significa che gli immigrati sono costati agli italiani 16,6 miliardi. A conti fatti, insomma, comunitari ed extracomunitari ci costano più di quanto diano per le pensioni e quasi lo stesso se si considera pure l’irpef. Non proprio un bel guadagno. Ma c’è dell’altro. Durante un’audizione davanti alle Commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia della Camera del procuratore nazionale antimafia ed antiterrorismo, Franco Roberti, è infatti emerso un altro dato: dai money transfer, i negozietti che spediscono i soldi all’estero (messi sotto setaccio per il rischio terrorismo), è emerso che nel 2016 ben 5,21 miliardi di euro hanno preso il volo dall’Italia, la maggior parte dei quali verso Romania, Cina e Bangladesh. Ora, sarebbe interessante che l’intelligence del fisco, così attenta (tanto da gettare addosso al contribuente l’onere della prova che egli non ha evaso) nei confronti degli italiani, attenzionasse questi flussi di denaro enormi. Che poi parte di essi possa andare, così come emerso alcune settimane fa, agli jihadisti che terrorizzano l’Europa è solo la sanguinosa beffa che si aggiunge al danno arrecato all’economia nazionale. L’Italia e l’Europa aiutano già con moneta sonante i popoli degli altri continenti, l’Unione Europea ha staccato assegni per circa 5 miliardi di euro da destinare a 29 Paesi del Continente Nero, spesso con finalità e modalità più che discutibili, andando a finanziare governi corrotti, economie irrecuperabili, progetti insensati. Insomma, li aiutiamo facendo passare i soldi dalla porta e poi li aiutiamo una seconda volta infilando denari anche nelle finestra. Un po’ troppi aiuti, per un’Europa che ai suoi cittadini predica austerity. che c’importa: ci “pagano le pensioni”…