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29 Ottobre 2020

Italia porto sicuro


Tanti. Troppi. Scomodi. Sono 98.185 gli immigrati approdati sulle coste del Mediterraneo dal gennaio scorso. Di questi, secondo i dati riportati da Unhcr e disponibili sul suo sito web (*), 84.885 sono sbarcati in Italia, 9.461 in Grecia e 6.411 in Spagna. Nella traversata hanno perso la vita o sono andate disperse 2.306 persone. Quanto alla nazionalità dei migranti, i paesi di provenienza più rappresentati da gennaio 2017 sono Guinea (11,6%), Nigeria (10,2%), Costa d’avorio (10,1%), Bangladesh ( 9%) e Siria (8,1%), seguiti da Gambia, Marocco, Senegal e Mali. Va fatta poi una distinzione tra rifugiati e migranti economici. I rifugiati o richiedenti asilo sono coloro che, in base all’art.1 della convenzione di Ginevra, lasciano il loro paese perché perseguitati per motivi religiosi, razziali o politici e possono chiedere protezione in un altro stato. Ebbene, se si osservano i dati riportati da Unhcr, la maggior parte degli immigrati chiede asilo in un paese extraeuropeo. Inoltre, nonostante gli sbarchi si concentrino per lo più in Italia, il nostro paese è solo al 16° posto in Europa. con 147.370 rifugiati contro i 230.164 della Svezia, 669.482 della Germania e i 304.546 della Francia. E allora, che senso ha chiudere i porti alle Ong straniere, che salvano solo il 30% dei migranti? Tanto più se si considera che in tutto sono solamente 9 le Ong che operano in mare, delle quali due battono bandiera italiana. L’Italia è poi il posto più vicino, l’unico paese capace di dare i primi soccorsi a persone malate, disidratate, malnutrite, stremate dalla guerra, ma anche ai tanti minori, molti dei quali non accompagnati. Impedire ad una Ong straniera di continuare ad operare, magari perché costretta a trasferire i migranti su coste francesi, non consentirebbe di salvare altre vite. Sarebbe più sensato se il nostro Governo chiedesse all’Europa, che già ospita un numero considerevole di migranti, molto più elevato rispetto a quello dei rifugiati accolti dall’Italia, di fare la sua parte nella fase del soccorso in mare, stanziando risorse economiche e strutturali necessarie per sopperire all’emergenza. E’ certo come la situazione dei migranti e dei rifugiati nel Mediterraneo centrale sia peggiorata negli ultimi anni, complice la destabilizzazione politica e la guerra, che ha finito con l’aggravare situazioni già precarie. Ma chiudere le porte alle Ong e a tutti i volontari che ogni giorno partono per salvare chi già fugge dalla morte, sembra piuttosto l’ atteggiamento di chi vuole guardare altrove. E’ già molto lontano il ricordo del piccolo Aylal, partito alla ricerca di un futuro migliore.

(*) http://data2.unhcr.org/en/situations/mediterranean