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26 Ottobre 2020

Le due facce del calcio


Da quando é terminato il campionato lo scorso 28 maggio, ha preso il via la giostra della campagna acquisti dei calciatori. Conferme, rinnovi, cessioni, scadenze, prestiti, nuovi e vecchi contratti, tutte operazioni da eseguire a suon di milioni di euro. Si tratta di cifre blu, da capogiro, che noi mortali facciamo fatica persino a leggere e a decifrare. Neanche in 3 o 4 vite riusciremo a mettere insieme, a meno che in una di queste non avessimo la fortuna di nascere calciatori di talento.
In questa bagarre si susseguono, in modo incessante e vorticoso, i nomi dei più illustri e brillanti atleti, dagli astri nascenti ai campioni conclamati, obiettivo ora degli uni ora degli altri club in competizione fra loro. Sembra di essere al recinto delle grida di una pazza compravendita in borsa, dove il più scaltro, il più capace, il più “scafato” riesce ad accaparrarsi l’oggetto del desiderio, non importa a quale costo. Le future gesta del beniamino sapranno ripagare ogni sacrificio.
L’aspetto più sorprendente è che ciò che viene dato per sicuro la sera prima, finisce con l’essere smentito il mattino seguente. È un mercato labile e delicato dove é sufficiente una foto, una dichiarazione male interpretata, un sospetto a rompere gli equilibri e gli accordi tanto a fatica ottenuti.
Che delusione e quanto hanno sofferto i tifosi del Napoli per il distacco da Higuain, definito nei modi e nei tempi un vero e proprio tradimento, alla stregua di quello che si sta consumando tra i tifosi rosso-neri ed il loro portiere Gigio Donnarumma, un ragazzone appena diciottenne che, seppur cresciuto al Milan, ritiene di aver maggiori chances altrove.
Questi piccoli uomini d’oro finiscono con il lasciarsi acquistare dal miglior offerente, colui che é disposto a pagare la clausola rescissoria, a scapito dei sogni di infanzia, di stupidi sentimentalismi, affascinati dalla logica del “tutto e subito” incuranti delle prospettive magari a lungo termine. Tutto questo perché: pecunia non olet.
I colori della squadra del cuore, l’attaccamento alla maglia, la gioia di essere considerato l’idolo di una tifoseria e di una città sono, purtroppo, valori che di fronte al denaro finiscono per soccombere. Peccato perché lo sport dovrebbe essere proprio questo, gioco di squadra, collaborazione, impegno individuale e collettivo, mutuo soccorso e rispetto reciproco, l’unione di forze coese per raggiungere il risultato comune, unico e solidale: la vittoria. Solo alcuni hanno sposato questo credo e per questo meritano ogni ammirazione. Gli altri, magari perché sollecitati dai propri agenti, finiscono per spostare la barra verso l’aspetto esclusivamente remunerativo dell’attività.
Da contraltare a questa realtà patinata, altre storie, quelle delle piccole squadre di provincia o addirittura di quartiere, che militano in gironi sconosciuti ai più, costrette a giocare su campi polverosi e pericolosi, che hanno nella grinta e nell’entusiasmo le uniche risorse spendibili. Meritorie sono le faticose imprese realizzate dai quei presidenti che insieme allo staff tecnico organizzano allenamenti e partite, litigando a volte con più di una amministrazione comunale affinché ogni compagine possa avere un degno campo di gioco a disposizione. Chi ha avuto modo di conoscere, frequentando nel 2014 il corso per Dirigente Sportivo tenuto presso l’Università di Napoli Federico II, alcune di queste splendide e valorose persone, avrà incontrato fra tutte Michele Pellino, uomo di straordinaria sensibilità, impegnato in attività umanitarie e sociali, con una propensione particolare verso i ragazzi del suo paese Frattaminore. E proprio l’amore rivolto a questa cittadina ed ai suoi giovani lo ha spinto ad occuparsi fattivamente di un progetto ambizioso: la rinascita della storica Frattaminorese. A questo progetto, nato 3 anni fa con la preziosa collaborazione del presidente Antonio Parolisi, hanno aderito giovani ragazzi under 25 e qualche fuori quota di esperienza, provenienti da background differenti ma tutti animati esclusivamente da una passione che con volontá e sacrificio, partendo dalla terza categoria si sono assestati, nei due anni successivi, nel campionato di seconda categoria maturando esperienza e distinguendosi per ospitalità e correttezza.
Vale la pena sottolineare, in questo contesto, che non percependo alcun compenso, la condivisione di un progetto ed il raggiungimento di un obiettivo costituiscono l’unica spinta a fare sempre il massimo e a dare comunque il meglio. Tutto questo per tenere fede ad un ideale, ad un sogno, ad una terra martoriata dai veleni a cui però ci si sente legati indissolubilmente.
A questa visione romantica del calcio giocato ci piace pensare, e a chi dal prossimo anno, smessi i panni da vice-presidente, siederá sulla panchina della Frattaminorese, sentiamo di augurare il meglio: per aspera ad astra Mister Pellino!