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25 Ottobre 2020

Bagarre in parlamento per lo ius soli


Con la discussione in parlamento del 15 giugno scorso si è assistito al solito giochetto globalista mondialista dei comunisti. Li si deve definire cosi perché non si possono definire di sinistra. Hanno ancora la mentalità legata al pensiero di Marx: un unico stato mondiale a guida dell’elitè illuminata. A sorpresa si è cercato di votare la legge sullo ius soli. Ormai questo termine è entrato di diritto nel parlare quotidiano ma pochi sanno cosa e molti, addirittura, invocano il diritto romano senza nemmeno averlo studiato. Prendono ad esempio la multiculturalità di Roma, la tollerante Roma, l’aperta Roma. E’ vero Roma antica era tutto questo ma da qui a farla passare come precursore della società multirazziale ce ne vuole. Anche se dobbiamo ammetterlo: non fece mai dell’autoctonia un suo mito. Ma come si diventava cittadino romano? Sarebbe interessante domandarlo alla Fedeli, non laureata Ministro dell’Istruzione, vittima vera o presunta dei tafferugli parlamentari al punto da doversi recare in infermeria (NDR: del resto la Fedeli ci ha abituato a documenti di sè contenenti, se così si può dire, inesattezze), o a Del Rio o alla Kienge. La soluzione per i romani da grandi giuristi quali erano, o meglio, da grandi filosofi del diritto in quanto il senato si limitava ad ispirare il principio delle norme entro il quale potersi muovere, era chiaro: non esisteva la dicotomia ius soli o iure sanguinis. Come scriveva il giurista Gaio nel II sec. D.C. nel manuale di Istituzione del diritto, la cittadinanza si otteneva solo se si era figli di un cittadino o se si era figli di una cittadina. Infatti la regola esigeva che i figli nati da un matrimonio legittimo (principium urbis et quasi fundamentum rei publicae Cicerone) seguissero la condizione del padre e che quelli nati fuori dal matrimonio seguissero la condizione della madre. Il mito di Roma accogliente si basa soprattutto sulla costitutio antoniniana che estendeva la cittadinanza a tutto l’impero. Ma anche questa apertura è stata strumentalizzata perché si riferiva alle città e ai possedimenti che rientravano nei confini imperiali, soprattutto per motivi economici e fiscali. Di certo non apriva le porte alle tribù solo perché varcavano i confini dell’impero come invece facciamo noi oggi. Sarebbero state in seguito le aperture del tardo impero verso gli stranieri a far crollare quella impareggiabile cultura che noi conosciamo come impero romano.
Dunque il diritto romano non ha mai introdotto una sorta di ius soli.
Ma passiamo ad esaminare le altre argomentazioni a favore di questa scelleratezza tutta comunista.
La bassa natalità: poiché noi italiani facciamo pochi figli, abbiamo bisogno dei prolifici stranieri. Quindi qualcuno ha semplicisticamente ritenuto lo ius soli la soluzione perfetta senza domandarsi quali siano le effettive cause del saldo negativo dell’incremento demografico. Non si ci si è chiesto se, forse, è proprio uno Stato assassino di opportunità che disincentiva le giovani coppie a fare figli o se sono veicolati modelli culturali sbagliati. No, niente di tutto questo, nessuno se lo è chiesto.
Altro argomento, secondo un noto giornalista di Repubblica, è che gli stranieri non si integrano perché sui documenti non è riportata la cittadinanza italiana. Come se le differenze di lingua e cultura non fossero importanti per una reale integrazione.
Poi l’argomentazione dei papi, tanto cara agli ex DC: anche San Giuseppe e la Madonna avevano bussato ma non gli fu aperto. D’accordo, nessuno vuole perdersi la seconda venuta di Cristo. Però loro erano in tre e non milioni.
Altra considerazione a favore dello ius soli è (incredibilmente) sportiva: ci vogliono i neri per vincere le medaglie. Ma, a ben guardare, il vantaggio massimo che l’Italia sino ad ora ha ricevuto da atleti di colore è stato uno spot pubblicitario dove veniva reclamizzata una merendina.
L’idea di multiculturalismo è fallita e lo ius soli sarà solo un’arma in più per la dominazione islamica dell’europa. Così insegnano le esperienze di Gran Bretagna, Svezia, Francia, Germania, tutte nazione colpite dal terrorismo di seconda generazione. Sembra, fatte salve rarissime eccezioni, che i figli mantengono le stesse idee dei padri. Immaginate se un giorno un partito islamico composto da figli di seconda generazione proponesse la sharia. Ciò urterebbe contro i concetti di diritti umani che conosciamo. Basta poco per convincere chi è disperato che venire a partorire in italia significa avere la cittadinanza per sé ed il bambino: aumenterebbero i mercanti di vite umane. Anche Sartori si è scagliato contro lo ius soli attaccando la Kienge accusandola di volere una negritudine. Non solo aumenterebbero i disoccupati ma soprattutto i sottopagati. Il cerchio si chiude e si ritorna sempre su quello che sembra il progetto di fondo: il capitale ha deciso la nostra morte identitaria-culturale, religiosa, e quindi economica. Ci si augura che il popolo resti compatto a dire no ad una legge non voluta ma soprattutto non sentita. Ma più di tutto, da amanti del diritto romano quali tutti noi italiani dovremmo essere, lasciate in pace le leggi della Roma classica e non si attribuisca a quell’avanzatissimo compendio di leggi di duemila anni fa, demeriti che non ha.