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27 Ottobre 2020

Uomini: il Comandante Alfa


Il Comandante Alfa, famoso quanto misterioso leader dei GIS ossia i Gruppi di Intervento Speciale dei Carabinieri, vere e proprie “teste di cuoio” dedite al contrasto del terrorismo, ha acconsentito a rilasciarmi una lunga intervista.
I Gruppi di Intervento Speciale furono istituiti nella seconda metà degli anni ’70 e divennero popolari quanto, verso la fine del 1980, si calarono sul carcere di Parma e vennero a capo di una sommossa fomentata da alcuni terroristi detenuti.
Ecco la versione integrale dell’intervista condotta dallo scrivente in collaborazione con noto quotidiano del settore congedatifolgore (che qui ringrazio):

Buon giorno Comandante. Innanzi tutto la ringrazio per il tempo che concederà a questa intervista.
Ringrazio anche Stefano Carpinella, la EPTS Academy di Livorno che ha creato questo evento, la BSI Investigazioni e il Dynamic Shooting Club di Napoli che lo hanno supportato e per la cortese ospitalità concessa.

1) DOMANDA: Comandante, come ha maturato l’intenzione di diventare militare, carabiniere, GIS? E’ figlio d’arte?

COMANDANTE ALFA: No, non sono figlio d’arte. Secondo me ha influito molto il mio luogo di infanzia visto che in quegli anni imperversava la mafia. Ho quindi deciso, anche grazie alla educazione dei miei genitori, di aiutare chi ne avesse bisogno arruolandomi come Carabiniere. Ho fatto un sacco di sacrifici e molti errori ma non ho mai mollato. La mia vita è stata sempre costellata dal senso di dovere e dal senso di Stato e mi sono sentito anche protetto dallo Stato che che ne dica la gente.

2) DOMANDA: Quali le qualità morali e caratteriali considerate desiderabili per fare parte dei GIS? Quali quelle assolutamente sconvenienti?

COMANDANTE ALFA: Di sconveniente è se si sente di essere arrivato e di essere un fenomeno. Forse nei film ci sono i fenomeni ma nella vita reale non esistono né i Rambo né i fenomeni. Quello è sconvenientissimo e vuol dire che non ha capito niente. La dote principale è la caparbietà, il carattere, la voglia di sacrificarsi e la voglia di donare anche la tua vita pur di salvaguardare la vita di un ostaggio o di un tuo collega. Le caratteristiche dei GIS sono l’amicizia, il rispetto e la voglia di fare qualcosa per la collettività. E’ una missione la nostra che poi ti entra nel sangue e ti scorre nelle vene e non ne puoi fare a meno. Io penso che la missione più difficile per un GIS è il distacco dal Reparto o per motivi familiari o per motivi fisici o perché hai finito la carriera.

3) DOMANDA: Quali sono gli addestramenti fisici che un aspirante GIS deve sobbarcarsi per superare i test di ammissione?

COMANDANTE ALFA: Il nostro addestramento è basato tutto sotto stress. Noi pensiamo che quando ti affatichi fisicamente, mentalmente devi essere in grado invece di tirar fuori quel quid in più che ti permette di essere sempre concentrato e di non essere pericoloso per te e per altri. Noi lavoriamo in gruppo. La nostra è una squadra e deve funzionare. Siamo come un ingranaggio di un orologio. Vede, la differenza è che se va un granello di sabbia in un ingranaggio di un orologio lo stesso non funziona e lo cambiamo se invece nel gruppo o nella squadra qualcuno di noi non funziona, si rischia la vita.

4) DOMANDA: Come si svolge la giornata tipo per diventare GIS? Quali brevetti si conseguono?

COMANDANTE ALFA: Per un giovane che vuole una vita movimentata, entusiasmante e non noiosa e che anche poi diventa una sfida con sé stessi io penso che il GIS sia il Reparto ideale. Fai lo sciatore, il rocciatore, il subacqueo, il paracadutista di alta quota e non, il tiratore scelto, diventi esperto di arti marziali, di esplosivi. Io penso che noi siamo dei privilegiati e subentra l’orgoglio personale. La mattina ti guardi allo specchio e ti senti anche un po’ presuntuoso verso te stesso perché ti dici: “caspita, ho fatto tutto questo…”. Ti senti non superiore agli altri ma di aver avuto un privilegio.

5) DOMANDA: Quale è la percentuale di successi e quale quella di fallimenti (per dimissioni d’autorità o rinuncia volontaria) durante le selezioni e i corsi per diventare GIS? Quanti sono, per ordine di grandezza, i militari aspiranti e quanti, alla fine del percorso, riescono davvero a diventare GIS?

COMANDANTE ALFA: Noi abbiamo la fortuna che la nostra casa madre è il Reggimento Carabinieri paracadutisti “Tuscania” ove già i requisiti tecnici i ragazzi li posseggono perché sono forti fisicamente, di carattere, sono caparbi, c’è spirito di Corpo. Noi insegniamo solamente ad essere una persona equilibrata, a non esaltarsi, a non abbattersi, a sapersi inserire nel gruppo e fargli capire che la vita nostra è fatta di rinunce. Se lui è disposto a fare questo e crede fortemente in sé stesso la percentuale diventa altissima.

6) DOMANDA: I GIS piangono qualche caduto? Se si, cosa è andato storto?

COMANDANTE ALFA: No, perdite in azione non li abbiamo mai avuti. Abbiamo avuto qualche ferito non grave. Abbiamo però avuto una perdita a Nassiriya dove un socio fondatore, purtroppo, non ha avuto la possibilità di combattere il nemico perché è stato colpito vigliaccamente è ci ha lasciato.

7) DOMANDA: Ricorda qualche allievo che durante il corso, o anche qualche operatore già GIS, ha dovuto abbandonare? Può riferire cosa umanamente l’ha colpito in tale abbandono al punto da ricordarlo?

COMANDANTE ALFA: Un ragazzo che ricordo particolarmente perché era forte fisicamente e mentalmente che purtroppo in addestramento ha perso un occhio e quindi ha dovuto lasciare il Reparto. Lo ricordo sempre con affetto anche perché era un ragazzo sempre volenteroso, sveglio, caparbio e credeva in quello che stava facendo. Poi qualcuno lo abbiamo perso per motivi familiari, per gravi motivi familiari perché il GIS non si abbandona per motivi futili. Ma raramente accade questo.

8) DOMANDA: Una persona come lei ha curato per anni la condizione fisica, il GIS è un Tuscania e prima ancora un paracadutista e come tale è un atleta con zaino e fucile. Come attualmente continua a curare la sua condizione fisica ora che potrebbe prendersela con più calma?

COMANDANTE ALFA: Alla fine diventa una droga, uno stato di necessità. Hai bisogno. Perché se stai troppo fermo stai male. Tutti i giorni io mi faccio la mia corsetta, ma su una distanza non troppo lunga perché si devono graduare le forze per arrivare in fondo alla giornata, curo molto l’alimentazione, non bevo. Purtroppo fumo. Ho comprato degli attrezzi coi quali mi alleno in casa, specie in inverno se piove. Fare attività fisica diventa un bisogno, come quello della sigaretta o di bere l’acqua e quando per due o tre giorni non faccio nulla mi sento appesantito come se da anni fossi fermo e mi dico: “domani devo andare a correre perché mi sa che è troppo tempo che non faccio nulla”.

9) DOMANDA: Continua a fare anche qualche lancio col paracadute?

COMANDANTE ALFA: No, lanci col paracadute no perché non ho tempo e costano molto.

10) DOMANDA: Nel corso del servizio avrà avuto innumerevoli successi di cui andare fiero. Ha però anche qualche rimpianto o qualche recriminazione?

COMANDANTE ALFA: A livello professionale ho il rimpianto di non essere riuscito ad arrestare Matteo Messina Denaro (NDR: capo indiscusso della mafia trapanese, tuttora latitante, è considerato tra i latitanti più ricercati al mondo). Però nella vita non si sa mai. Magari se vado in ferie lo riconosco e lo arresto.

11) DOMANDA: Si è sempre sentito supportato dalla sua linea di comando e dalle istituzioni?

COMANDANTE ALFA: Si. Si. Anzi, devo dire che attraverso questo libro (NDR: “Comandante Alfa. Io vivo nell’ombra” ed. Longanesi) ho scoperto anche il Comandante Generale Del Sette. Io gli devo tutto. Mi ha sostenuto sin dal primo momento in cui sono andato ad illustrare che avevo intenzione di scrivere questo libro per far conoscere il Reparto a tutti gli italiani. Far conoscere questi ragazzi che per me sono degli eroi senza volto e senza nome e che non vengano dimenticati per quello che hanno fatto, stanno facendo e faranno. Perché io penso che un ragazzo all’età di venti o trentanni pensa più a divertirsi mentre invece essere un operatore dei GIS significa tantissime rinunce. Non esiste discoteca, non esistono compleanni, non esistono feste perché devi essere pronto a partire ventiquattro ore su ventiquattro entro trenta minuti. A livello personale, il rammarico forse è che non mi sono goduto l’infanzia dei miei figli. Me li sono trovati grandi e per un padre il primo passo di un figlio, il primo dentino, il primo compleanno, la prima pagella, queste cose mi sono mancate. Forse è quello l’unico rammarico. Però attraverso questi libri i miei figli hanno capito che non andavo a giocare e mi hanno perdonato anche questo.

12) DOMANDA: Alla luce della situazione geopolitica attuale trova che siano destinate risorse (umane, economiche, tecniche, logistiche) sufficienti ai Servizi Segreti e alle Forze di Polizia speciali come i GIS per contrastare efficacemente il terrorismo?

COMANDANTE ALFA: Posso affermare che il rischio zero non esiste. Però posso dire che l’Italia forse è l’unica nazione a livello mondiale che non ha mai trascurato il problema terrorismo. Principalmente il problema lupo solitario. In ordine ai Reparti speciali, abbiamo finalmente fatto gruppo. Ci sono le Istituzioni, l’intelligence, i Reparti speciali, la Polizia, i Carabinieri, la Guardia di Finanza e l’Esercito. Siamo riusciti a creare un gruppo e quando si crea un gruppo e il gruppo funziona, si vince. Io penso che a questo gruppo manca solamente la popolazione. Perché l’Italia è di tutti. Non bisogna essere carabinieri, poliziotti, addetti alla sicurezza, per fare un controllo del territorio. L’Italia è nostra. Noi abbiamo il diritto e il dovere, di aiutare le Forze dell’Ordine a fare il controllo del territorio.

13) DOMANDA: Dunque lei ritiene sia questa la ragione per cui, fortunatamente, non abbiamo ad oggi avuto in Italia alcun avvenimento eclatante di terrorismo? O ci sono altre ragioni secondo lei?

COMANDANTE ALFA: Questo non lo posso affermare. Io non lo so se è stato fortuna o l’efficienza delle Forze di Polizia. L’importante è che non c’è successo niente. Non cerchiamo il pelo nell’uovo. So che questo gruppo sta lavorando e l’Arma dei Carabinieri e la Polizia hanno creato quelli che io chiamo “gruppi intermedi” che sono addestrati in modo particolare e vigilano su obiettivi sensibili in modo tale che permettano di congelare un eventuale attacco affinché arrivi il GIS o altri Reparti speciali entro quarantacinque minuti o un’oretta per risolvere la situazione. Quindi penso che siamo organizzati veramente bene, l’intelligence sta lavorando veramente bene perché se intervengono i Reparti speciali vuol dire che si è sbagliato qualcosa perché i Reparti speciali non prevengono ma reprimono. Quindi bisogna fare un plauso a chi sta lavorando per prevenire ed evitare che intervengano le Forze speciali.

14) DOMANDA: I rilevantissimi flussi migratori, possono celare minacce nascoste? Nella buona sostanza, stiamo importando terroristi?

COMANDANTE ALFA: Che si importino terroristi, no. Può essere che si possa infiltrare qualche reduce di guerra, esperto di armi o esperto di esplosivi, e che possa radicalizzare questi ragazzi un po’ deboli di carattere o che si ritengono falliti, e possano far accadere quello che è successo in Germania, in Francia, in Inghilterra.

15) DOMANDA: Lei ha parlato della popolazione e ha detto che anche essa deve essere vigile e quindi in qualche modo formata. Qui (NDR: presso il Dynamic Shooting Club di Napoli) sta facendo un corso di formazione avanzato di tiro operativo a privati. Ritiene che la diffusione delle armi (legalmente detenute) tra i privati autorizzati possono favorire eventuali atti terroristici o possono scoraggiarli?

COMANDANTE ALFA: Io mi trovo qui che addestro persone che sono addette alla sicurezza. Sto mettendo a disposizione la mia esperienza per questi ragazzi che lottano per la sicurezza di tutti quanti. In poche parole, è come se fosse un poliziotto o un carabiniere ausiliario. Quindi è giusto che vengano addestrati. Possedere un’arma è una responsabilità e quindi è giusto che io addestri questi ragazzi che sono addetti alla sicurezza.

16) DOMANDA: Posto che i terroristi stanno ultimamente adoperando mezzi e non armi, quali sono i canali di approvvigionamento delle armi per il terrorismo?

COMANDANTE ALFA: Guardi, io sostengo che internet è un aggeggio infernale. Per molte cose è positivo ma per molte cose è negativo. Quando si permette a una persona a pubblicizzare come si costruisce una trappola esplosiva, secondo me è deleterio. Bisognerebbe a monte cercare di eliminare tutte queste cose su internet. Poi mettiamo anche l’emulazione dei giovani guardando in televisione fiction tipo Gomorra o tipo Mafia e il Capo dei capi si rischia di avere l’emulazione. Il terrorismo nasce per destabilizzare, per fare confusione, per cercare di fare paura alla gente, per toglierci le abitudini. Io posso assicurare però che gli italiani fino ad adesso queste abitudini non le hanno tralasciate. Adesso è una guerra psicologica. Loro ci vogliono incutere paura e vogliono che noi tralasciamo le nostre abitudini. Se noi non facciamo questo, sicuramente non perderemo.

17) DOMANDA: Le Forze Armate italiane negli ultimi decenni si sono molto trasformate. Lei ha vissuto in pieno la transizione della sospensione della leva e l’ingresso delle donne. In alcune Forze Armate straniere si parla ultimamente anche di gay e di coming out. Come giudica queste trasformazioni? Considerato anche il ruolo di educazione civica e morale che il servizio militare aveva in Italia, stiamo andando nella direzione giusta ad aver sospeso la leva e a proporre un servizio civile?

COMANDANTE ALFA: Penso che la professionalità non ha sesso, non è mio ruolo giudicare ma siamo tutti uguali e non bisogna fare distinzioni. Io al momento sto facendo qualcosa per i portatori di handicap perché non voglio che si sentano inferiori agli altri che hanno avuto la fortuna di essere nati per bene. No, non è un problema le donne e i gay. Il mio è stato un ruolo di salvaguardare tutti gli italiani, poi al GIS di gay non ce ne sono quindi a posto.

18) DOMANDA: Ci sono donne nei GIS? Se si che ne pensa? Se no perché?

COMANDANTE ALFA: No, ancora no. Il GIS è aperto a tutti. Basta superare i parametri nostri che sono uguali per donne e uomini. Beh, hanno voluto l’eguaglianza, la parità, quindi sono uguali.

19) DOMANDA: Nelle ultime occasioni in cui le Forze Armate sono state messe in vetrina, in particolare la Festa della Repubblica, c’è stata una grossa polemica sul fatto che il Presidente della Camera On. Boldrini abbia applaudito le formazioni civili piuttosto che alcune formazioni militari come la Folgore, lei ritiene che queste polemiche sono strumentali o c’è veramente una volontà di mettere in secondo piano il ruolo delle Forze Armate per una volontà politica, diciamo così, diversa?

COMANDANTE ALFA: Spero di no. Penso sia stato un caso che non abbia applaudito alla Folgore e abbia applaudito ad altri. Spero che non sia stato con dolo che abbia fatto questo. Ma io non penso. Mi spiace solamente che la Festa della Repubblica viene una volta all’anno e dobbiamo educare i giovani al senso di Patria. Mi sarebbe piaciuto e mi piacerebbe che in futuro sia fatta alla grande senza pensare che qui si spende e qui si spande. Sperperi mi sembra ve ne siano molti no? Quindi risparmiare su una festa così importante e così educativa per i giovani mi sembra eccessivo. La festa del due giugno deve la festa di tutti gli italiani e deve essere fatta come Cristo comanda e non vedere quella pena lì di quattro soldati. Una volta la Festa della Repubblica durava ora, i ragazzi erano con le bandierine in mano e vedevano novità. Io almeno sono stato educato in questo modo. Penso anche voi no? Secondo me andrebbe fatta come Cristo comanda, senza badare a spese.

20) DOMANDA: Nel suo recente libro edito da Longanesi “Io vivo nell’ombra”, rievoca i momenti salienti di tante esperienze vissute nel corso della sua lunga permanenza ai GIS. Quale è il messaggio principale che vuole trasmettere ai lettori?

COMANDANTE ALFA: Guardi, io ho scritto due libri, entrambi dedicati ai giovani. Noi crediamo che non esistano obiettivi irraggiungibili. Se si crede in sé stessi fortemente tutti gli obiettivi sono raggiungibili. L’importante è che ai primi ostacoli (i giovani) non si piangano addosso perché secondo noi stanno sprecando energie inutilmente. Che queste energie le impiegassero per ripartire più forti, più decisi e più tenaci di prima. Attraverso “io vivo nell’ombra” e poi attraverso anche la mia permanenza al Reparto voglio far capire ai giovani che io non ho mai mollato. Ci sono episodi che io pur di arrivare al mio obiettivo, al mio sogno, che era quello di fare qualcosa di importante, mi sono finto anche pazzo. Alla fine io non ho mai mollato, ho fatto tanti sacrifici, e ci sono riuscito. E se ci sono riuscito io perché non ci devono riuscire i giovani di oggi? Questo è l’esempio. I giovani hanno bisogno di insegnamento ma non solo di insegnamento. I giovani hanno bisogno anche di esempi pratici. Il mio obiettivo è che i giovani domani possano dire: “sarò come il Comandante Alfa” e i vecchi, gli anziani, possano dire: “peccato che non sono stato come il Comandante Alfa”. Quello sarebbe il mio obiettivo. Poi nella vita attraverso le presentazioni del libro e gli inviti che ho nelle scuole, basta che ne convinca uno e io ho vinto.

21) DOMANDA: Quanto costa davvero “vivere nell’ombra”?

COMANDANTE ALFA: Guardi, non mi costa niente. Perché nessuno mi conosce, sono libero di andare in giro, non mi devo nascondere per paura che qualcuno mi possa fare male. Anzi adesso mi sto nascondendo e porto il mefisto perché ho paura per la mia famiglia e che qualcuno possa allacciare qualche relazione e avvicinare la mia famiglia. Non me la perdonerei né io ma non la perdonerei anche ad altri. Lì diventerei un po’ cattivo se toccassero la mia famiglia. Perché la mia famiglia non merita perché ha fatto sacrifici forse più grandi di me. Lei deve capire che un figlio, una moglie, una mamma, una fidanzata, che non sa quando uno torna, se torna. L’attesa logora. Quindi io penso che la parte peggiore la hanno i familiari e quindi non permetterei se qualcuno volesse fare loro male. Vivere nell’ombra è stato bellissimo, e continua ad essere ancora bellissimo perché mi permette di dedicarmi e mi ha permesso di dedicarmi al mio lavoro senza distrazioni, senza aver paura di niente e di nessuno.

22) DOMANDA: Davvero nessun suo familiare sapeva che apparteneva ai GIS? Cosa raccontava a casa?

COMANDANTE ALFA: All’inizio non ho mai detto niente. Gia facevo una vita abbastanza movimentata. Appartenendo al gruppo sportivo del Tuscania, andavamo a pubblicizzarlo facendo lanci e chiedendo che i giovani venissero da noi perché la figura di Carabiniere paracadutista era pochissimo conosciuto. Non è facile. Ho cominciato a dire a mia moglie quello che stavo facendo, sono stato costretto, al battesimo del fuoco. Erano già tre anni che il Reparto era nato e vivevamo veramente nell’ombra. Era la fine degli anni ‘70 e l’’inizio degli anni ‘80. Nel 1980, dopo circa tre anni e mezzo, mia moglie ha saputo che io ero un operatore del GIS perché ci fu tutta questa pubblicità e si scrisse che eravamo paracadutisti e quindi a quel punto lì mi sembrava una mancanza di rispetto non dire alla moglie: “guarda, io faccio parte di questo gruppo e la mia vita sarà quella”. Lei è stata mia complice e mi ha permesso di stare tranquillo. Mi ha sempre lasciato libero di fare il mio lavoro dicendomi sempre di non preoccuparmi, nascondendomi anche dei problemi a casa. Di questo le sono grato e la mia professionale la devo molto a lei. La devo molto all’Arma dei Carabinieri ma la devo molto anche a mia moglie.

23) DOMANDA: Cosa ricorda di più delle missioni all’estero?

COMANDANTE ALFA: Il fatto di tentare di voler aiutare a dare cibo ai bambini ma, temendo i cecchini, non poter fare altro che lanciare qualche barretta dalle auto in corsa.

24) DOMANDA: Comandante, cosa farà da grande?

COMANDANTE ALFA: Vorrei continuare ad aiutare i bambini e i portatori di handicap. I libri che ho scritto servono anche a questo. Inoltre sto costruendo un parco vicino Roma dove i portatori di handicap non debbano sentirsi diversi dai normodotati.

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