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21 Ottobre 2020

Ma fu vera grandezza?


A Taormina si sono riuniti in qesti giorni i cosidetti grandi del mondo, ma questa parola, secondo la Treccani, sostantivato vuol dire: “personaggio illustre per opere gloriose o per nobiltà d’animo e di mente; seguire l’esempio dei grandi; riferire le parole di un grande; i grandi sdegnano le miserie umane; quel grande, che temprando lo scettro a’ regnatori, Gli allor ne sfronda (Foscolo, con riferimento al Machiavelli)”.
Alcuni, riflettendo a ciò e chi ci circonda, non ritiene siano veramente cosi grandi.
In giro non si vede altro che miseria spirituale e materiale, meticciato spacciato per risorsa, corruzione e deliquenza diffusa in ogni campo. Si perché per essere un delinquente non c’è bisogno di avere un coltello o una pistola al giorno d’oggi basta avere anche una cravatta. Ma di chi è la colpa di questo degrado morale, di questo impoverimento degli spiriti e dell’economia che ci attanaglia?
Proprio dei cosidetti grandi della Terra, persone che si sono vendute alle corporation, alla malavita, alle banche ed agli speculatori, alle cooperative, al vaticano e chi più ne ha più ne metta le categorie nn mancano.
Si è sempre sostenuto che per essere un grande bisogna essere coerente con le proprie idee pensare al benessere della propria gente, adesso invece basta essere schierato con i poteri forti, appartenere ad un qualche club esclusivo, avere un conto corrente da favola o una moglie più o meno mignotta. Se ci chiedessero chi sono i grandi della terra o chi è stato un grande della Terra, qualcuno risponderebbe i take that, qualcun altro Elvis Presley. Altri, semplicemente, chiederebbero semplicemente una domanda di riserva.
Negli ultimi 75 anni non ci sono state personalità in grado di lasciare un’impronta decisiva nella storia. I nostri telegiornali osannano i vari De Gasperi, De Nicola, Pertini, Scalfaro, Andreotti, Berlinguer , etc etc…. come padri della patria. Gente che dopo la guerra ha venduto il paese al peggior offerente. In campo internazionale non andiamo meglio tutte personalità di mezza tacca: Trump uno degli uomini più ricchi d’America che ha fondato il suo impero sui prestiti del padre e si è salvato dalla bancarotta grazie al suo nemico Obama, Angela Merkel che con il suo falso sorriso ha fatto del popolo di Goethe degli strozzini legalizzati, Macron allievo prediletto di Attali, consigliere economico degli ultimi presidenti francesi, che auspica di avere un mondo senza matrimoni senza confini e senza 65nni grazie all’eutanasia perché se non produci non sei niente se non un peso sulle casse dello stato globale, la May rappresentante dell’ultima monarchia democratica (?). Gentiloni non si sa se definirlo un bradipo o una marionetta. Non si sa, con quel suo sguardo confonde le idee manda in tilt chi lo segue in tv. Negli ultimi tempi abbiamo visto una riduzione dei salari, la delocalizzazione della grande industria, la sostituzione di popoli e conseguentemente l’impoverimento demografico di altre nazioni, banche che decidono chi deve fare impresa e chi no, giovani che si sentono persi senza valori ne ideali, padri di famiglia disperati perchè non possono assicurare un futuro alla propria prole (e tra un pò nemmeno un pasto decente). Se grande lo si vede in questo senso negativo allora lo sono veramente. Ma la colpa non è mai di una sola parte e, d’altro canto, loro giocano la propria partita fatta d’interessi personali. Dunque la colpa è anche del popolo che china sempre il capo e non è più in grado di ragionare con il proprio cervello di scindere qual è la cosa giusta o sbagliata. Nel nostro piccolo siamo anche noi come loro se, facendo le nostre scelte, pensiamo ad avere solo un vantaggio personale. Abbiamo perso il senso del bene comune. Si ribadisce che colpa di questa situazione è nostra: il disinteresse, la nostra ignoranza, il desiderio di lucrare dalle disgrazie altrui, il desiderio di arricchirsi col gioco, accumulare ricchezza, l’avidità, sono funzionali al sistema perché sono ragionamenti e comportamenti dettati da un ragionamento di tipo predatorio, proprio come quello del sistema globale. Nella società attuale manca il significato e la consapevolezza della Comunità e per uscire fuori dalla truffa più grande della storia, si dovrà necessariamente ragionare in termini collettivi e non individuali.Si può ancora parlare di un bene comune se non c’è più società, ma solo moltitudini di individui? Oggi pare che la domanda in ordine al bene non sia più così urgente, soprattutto nel suo aspetto collettivo. Nonostante tutto, il bene comune fatica a trovare risposta. Il motivo, probabilmente, sta nel fatto che oggi, non si osa più definire ciò che è il bene: in un contesto di relativismo, si pensa che esista di volta in volta un bene specifico da perseguire, misurato sulle esigenze del momento e del contesto particolari, e così si perde di vista l’orizzonte complessivo. In termini politici, quando si parla di “bene comune”, questa espressione pare scivolare verso un significato di tipo esclusivamente economico. Si parla sempre più di benessere: garantire il benessere, salvaguardare il benessere, facilitare il benessere. Non più il bene comune, dunque, ma il benessere si è imposto come centro dell’attenzione. E sempre più spesso, anziché su un benessere inteso come essere bene, fondato su valori capaci di indirizzare la vita secondo criteri che portino alla felicità vera, pare che l’attenzione si focalizzi su un più effimero stare bene, in grado di offrire soddisfazione ma non felicità, tranquillità ma non gioia di vivere. In ultimo si cita quello che secondo alcuni è stato un grande papa: Benedetto XVI. Egli ha rilanciato in più occasioni la riflessione circa il bene comune. In una enciclica scrisse “Le nostre esistenze sono in profonda comunione tra loro, mediante molteplici interazioni sono concatenate l’una all’altra. Nessuno vive da solo, nessuno pecca da solo. Nessuno viene salvato da solo. Continuamente entra nella mia vita quella degli altri: in ciò che penso, dico, faccio, opero”.